Ci sono situazioni tattiche che un corridore impara presto. Altre richiedono anni. E ce n’è una che qualcuno, forse, non impara mai davvero: capire quando è arrivato il momento di non fare niente. Il Mondiale Juniores di Montréal ci ha regalato un esempio quasi perfetto.
È stata una corsa durissima, ma non soltanto per il percorso. Sono stati gli stessi corridori a renderla tale, con attacchi fin dai primi chilometri. Dopo appena un’ora di gara c’erano già ragazzi costretti al ritiro.
In mezzo a questo caos l’Italia, a un certo punto, si è trovata in una situazione tatticamente preziosissima: Brandon Fedrizzi davanti e Patrik Pezzo Rosola alle sue spalle.

L’importanza dell’uomo in fuga
Ed è proprio qui che c’è qualcosa da capire. Quando un tuo compagno entra nella fuga buona, in quel momento diventa lui il capitano. Ciò che pochi capiscono, però, è che chi rimane dietro non significa che la corsa alla vittoria sia finita. Anzi. Significa avere improvvisamente un privilegio enorme: non essere più obbligato a lavorare. Sono gli altri che devono inseguire. Tu devi solo aspettare.
E se la fuga viene ripresa, ti ritrovi nella situazione ideale: hai nuovamente il tuo compagno al tuo fianco, mentre tu hai risparmiato energie. Sembra semplice, raccontato a gara finita. In corsa non lo è affatto. Perché bisogna avere sangue freddo.
Pezzo Rosola ieri aveva davanti Fedrizzi, ma ha continuato a spendere energie nell’inseguimento. E tra i corridori con cui si è trovato a collaborare c’era anche Benjamín Noval. Proprio l’uomo al quale non bisognava concedere nemmeno un cambio. Perché sapevamo tutti da mesi che Noval, salvo clamorosi colpi di scena, avrebbe vinto.
Il punto non è tanto che, tirando, Pezzo Rosola abbia danneggiato Fedrizzi. Quella fuga sarebbe stata probabilmente ripresa comunque. Il punto è che, quando la fuga viene ripresa, devi avere ancora le gambe. E invece, nell’esatto momento in cui Noval è partito, Pezzo Rosola non ne aveva più. Fedrizzi, invece, ha reagito tardi, lasciando quattro o cinque metri di vantaggio allo spagnolo. Troppi. Quattro o cinque metri non si possono concedere a un campione del mondo a cronometro. Uno così, quando parte, devi contare i centimetri che ti separano dalla sua ruota per capire se riuscirai a restargli attaccato oppure no.

Col più forte non tira nessuno
Anche Noval, pur nella sua straordinaria superiorità, ha mostrato qualcosa su cui dovrà maturare. In diversi momenti è apparso nervoso quando gli altri corridori non collaboravano con lui. Ma se vinci tutto, nessuno tira con te. Dovrebbe già saperlo bene. E mettersi a urlare contro gli avversari non cambia la situazione.
Miguel Indurain, a Duitama, non se la prese con gli altri quando nessuno voleva collaborare con lui mentre Olano andava a vincere il Mondiale con una gomma bucata. Era il favorito, era probabilmente l’uomo più forte del mondo e sapeva perfettamente che gli altri avrebbero corso anche contro di lui.
Noval è giovane? Certamente. Ma, in termini di stile, mi aspettavo qualcosa di più da un ragazzo che domina la scena giovanile ormai da tre anni e che, oltretutto, è figlio di un professionista con i fiocchi.
Tornando a Fedrizzi e Pezzo Rosola, entrambi hanno comunque dimostrato di poter rappresentare una luce per il futuro di un ciclismo italiano che, negli ultimi anni, sta attraversando un periodo sempre più difficile. Meritavano entrambi di entrare nei primi cinque.






























Se Rosola ha tirato anche solamente 1 metro
È un ragazzo con poca intelligenza,
Colpito da invidia verso il suo collega,
Non perdonabile dal punto di vista tattico,
Forse non è ancora maturo, per correre a certi livelli..
Spiace per Fedrizzi,. Non ho visto la corsa,
Mi baso su cosa ho letto .
Se ti basi su quello che scrive uno come colui che ha scritto questo articolo la tua opinione è sicuramente sbagliata quindi non puoi giudicare, se hai corso, visto la gara e conosci i corridori stai sicuro che la tua opinione é l’esatto contrario di quanto scritto in questo articolo.
Salve Giorgio, l’autore di questo articolo ha corso da pro’ e segue da vicino i giovani.