Nella prima parte abbiamo visto che scegliere il motore di una e-bike non significa semplicemente cercare quello con più watt o più Newton metro.
Ma se i numeri non bastano, che cosa determina il comportamento del motore?
La risposta è nel modo in cui il sistema legge la pedalata e decide come assisterla.
È qui che entrano in gioco sensori, cadenza, coppia, velocità, software e modalità di assistenza. Ed è anche il motivo per cui due motori apparentemente molto simili sulla scheda tecnica possono restituire al ciclista sensazioni completamente diverse.
Il motore non deve soltanto spingere
Su una e-bike moderna il motore non lavora semplicemente come un interruttore.
Non dovrebbe essere: pedalo, il motore si accende; smetto di pedalare, il motore si spegne.
Il sistema deve capire quanto stiamo spingendo sui pedali, con quale frequenza li stiamo muovendo e in quale situazione ci troviamo.
Da queste informazioni determina quanta assistenza fornire.
È questo che rende la pedalata più o meno naturale. Un motore che interviene bruscamente può dare una sensazione di grande potenza, ma non necessariamente di qualità. Al contrario, un sistema che aumenta progressivamente l’assistenza in funzione dello sforzo del ciclista può risultare molto più naturale anche se sulla carta dispone di una coppia inferiore.
Il sensore di coppia
Uno degli elementi più importanti è il sensore di coppia, chiamato anche torque sensor. Il suo compito è rilevare la forza che il ciclista applica ai pedali.
Se spingiamo poco, il sistema può fornire poca assistenza. Se aumentiamo lo sforzo, il motore può aumentare il proprio intervento.
Questo permette alla bicicletta di seguire meglio quello che sta facendo il ciclista. È particolarmente importante quando il percorso cambia rapidamente: una salita, una ripartenza, un cambio di pendenza o una variazione della cadenza richiedono una risposta diversa dal motore.
Il sensore di coppia, però, non lavora da solo.

Coppia e cadenza: due informazioni diverse
La cadenza indica la velocità con cui ruotano i pedali, normalmente espressa in pedalate al minuto. Sapere quanta forza stiamo applicando e a quale cadenza stiamo pedalando permette al sistema di interpretare meglio la nostra azione.
Facciamo un esempio semplice.
Immaginiamo di affrontare una salita e di spingere forte sui pedali, ma con una cadenza che progressivamente diminuisce.
Il motore deve capire che la situazione sta diventando più impegnativa e modificare la propria risposta.
È una delle ragioni per cui il comportamento a bassa cadenza è un parametro molto interessante quando si prova una e-bike.
Non basta sapere quanti Nm può raggiungere il motore: bisogna capire come arriva a quei Nm e in quali condizioni li mette a disposizione.

La curva di erogazione conta
La coppia massima è soltanto un valore di picco. Quello che il ciclista percepisce durante la pedalata è invece il risultato dell’intera curva di erogazione. Un motore può avere una coppia massima elevata ma fornire un’assistenza molto progressiva.Un altro può raggiungere lo stesso valore e intervenire in maniera più decisa.
Sulla scheda tecnica possono sembrare equivalenti. In salita, invece, possono avere comportamenti molto diversi. Per questo, quando si confrontano due motori, sarebbe utile conoscere non soltanto il valore massimo di coppia, ma anche come questa viene erogata in funzione della cadenza e della potenza richiesta dal ciclista.
Sono informazioni che spesso non vengono riportate nelle schede commerciali.

La potenza di picco non basta
Lo stesso ragionamento vale per la potenza. Un sistema può dichiarare una determinata potenza massima, ma il valore da solo non permette di capire come si comporterà durante l’utilizzo.
La potenza effettivamente richiesta dipende dalla situazione e dall’interazione fra ciclista e sistema.
In salita, per esempio, un ciclista forte che pedala con decisione può richiedere un intervento molto diverso rispetto a chi affronta lo stesso tratto utilizzando un livello di assistenza elevato e applicando poca forza sui pedali.
Per questo potenza, coppia e modalità di assistenza devono essere considerate insieme.
Le modalità di assistenza
Quasi tutti i sistemi moderni permettono di scegliere diversi livelli di assistenza. I nomi cambiano da un produttore all’altro, ma il principio è simile: il ciclista può decidere quanto aiuto chiedere al sistema. In modalità più economiche, il motore interviene meno e il consumo energetico può essere ridotto.
Aumentando l’assistenza cresce invece la capacità del sistema di sostenere il ciclista, soprattutto nelle situazioni impegnative. Ma non bisogna pensare soltanto all’autonomia.
Cambiare modalità modifica anche il carattere della bicicletta. Un livello di assistenza basso può lasciare più spazio al lavoro del ciclista. Un livello elevato può rendere più facile mantenere velocità e cadenza anche in salita. La possibilità di personalizzare questi parametri attraverso display e applicazioni dedicate è diventata quindi parte integrante dell’esperienza d’uso.
Naturalezza: la parola più difficile da misurare
Quando si parla di motori e-bike ricorre spesso il termine naturalezza. È difficile trasformarlo in un numero, ma è una delle caratteristiche che maggiormente distinguono un sistema dall’altro.
Una pedalata naturale significa, in sostanza, che il motore non sembra prendere il controllo della bicicletta. L’assistenza arriva quando serve, cresce quando aumenta lo sforzo e diminuisce quando il ciclista riduce la propria azione. Anche la rapidità con cui il motore si attiva e si disattiva è importante.
Un sistema troppo aggressivo può risultare piacevole nei primi metri, perché dà immediatamente una forte sensazione di spinta, ma può diventare meno controllabile nelle situazioni in cui è necessaria precisione.
Questo è particolarmente evidente nella guida in fuoristrada.
In MTB la risposta del motore diventa parte della guida
Su una e-MTB il motore non deve soltanto aiutare a superare una salita.
Deve farlo mantenendo il controllo della bicicletta. Su una salita tecnica, per esempio, una risposta troppo brusca può provocare una perdita di aderenza della ruota posteriore. Una risposta progressiva può invece permettere al ciclista di mantenere la trazione.
Anche in questo caso, quindi, più potenza non significa necessariamente più efficacia.
La qualità della gestione della coppia può essere importante quanto il suo valore massimo.
E quando si superano i 25 km/h?
C’è un’altra caratteristica che spesso viene sottovalutata: il comportamento della bici quando l’assistenza viene meno.
Una e-bike a pedalata assistita conforme alla normativa europea interrompe l’assistenza del motore al raggiungimento della velocità prevista dalla normativa, normalmente 25 km/h.
Da quel momento la bicicletta deve essere pedalata come una bici. Ed è qui che peso, attriti interni e sistema di trasmissione possono diventare molto importanti.
Su una e-road leggera, per esempio, la possibilità di pedalare agevolmente oltre la soglia di assistenza può essere una caratteristica determinante.
Su una e-MTB pesante, invece, il comportamento oltre tale velocità può avere un’importanza molto minore rispetto alla capacità di affrontare una salita tecnica.
Ancora una volta, non esiste una caratteristica migliore in assoluto.
Il motore è soltanto una parte del sistema
Quando si sceglie una e-bike bisogna quindi evitare di concentrarsi esclusivamente sul motore.
Il sistema comprende anche:
- batteria;
- sensori;
- centralina;
- trasmissione;
- comando al manubrio;
- display;
- software;
- applicazione;
- firmware.
Tutti questi elementi concorrono al comportamento finale della bicicletta in un vero e proprio ecosistema che spesso si collega a ciclocomputer e altri accessori esterni che possono contribuire alla gestione e fare da interfaccia con l’utente.
È per questo che confrontare soltanto Bosch, Shimano, Brose, TQ, Mahle o gli altri produttori sulla base dei Nm dichiarati può essere riduttivo.
Il motore è importante, ma è il sistema nel suo insieme a determinare il modo in cui pedaliamo.
Quindi, come si sceglie davvero?
A questo punto possiamo costruire una sorta di ordine delle priorità.
Prima: stabilire come utilizzeremo la bicicletta.
Poi: decidere quanto peso siamo disposti ad accettare.
Quindi: valutare la quantità di assistenza di cui abbiamo realmente bisogno.
Dopo: confrontare coppia, potenza e capacità della batteria.
Infine: verificare come il sistema gestisce l’assistenza.
È soprattutto quest’ultimo passaggio che richiede una prova pratica.
La prova su strada vale più della scheda tecnica
Prima di acquistare una e-bike, quando possibile, conviene provarla.
Non limitandosi a fare qualche centinaio di metri in pianura.
Bisognerebbe cercare una salita, provare più livelli di assistenza e prestare attenzione a come il motore reagisce alla nostra pedalata.
Da verificare soprattutto:
- quanto rapidamente entra l’assistenza;
- quanto è progressiva;
- cosa succede quando aumentiamo la forza sui pedali;
- come risponde quando diminuiamo la cadenza;
- quanto è facile controllare la bici in salita;
- quanto è rumoroso il motore;
- come si comporta quando l’assistenza si interrompe;
- quanto è naturale pedalare con il motore spento.
Sono sensazioni che una scheda tecnica non può raccontare.
Il motore giusto è quello che non ti fa pensare al motore
Alla fine, la domanda “quale motore scegliere?” non ha una risposta basata su un singolo numero.
Un motore da 50 Nm può essere più adatto di uno da 85 Nm. Una batteria più piccola può essere preferibile a una enorme. Un sistema leggero può avere più senso di uno molto potente.
Dipende dalla bicicletta e, soprattutto, da chi la utilizza.
Per questo la scelta dovrebbe partire da una domanda diversa:
“Come voglio pedalare?”
Solo dopo possiamo chiederci quale motore sia in grado di accompagnarci nel modo migliore. Perché una buona e-bike non è quella con il motore più potente.
È quella in cui motore, batteria, bicicletta e ciclista lavorano nello stesso modo.



































