Negli ultimi anni il ciclismo ha vissuto più di un’adozione di massa di nuovi standard, spesso su impulso dall’industria più che di necessità reali. L’hookless è l’esempio più recente: i produttori lo hanno introdotto con promesse chiare – sicurezza, prestazioni, standardizzazione – le stesse aziende lo hanno poi riletto, corretto e, in alcuni casi, ridimensionato dagli stessi produttori che lo avevano promosso. Una soluzione tecnica può essere valida e coerente per un certo tipo di applicazione, come il fuoristrada, ma non è detto che lo sia automaticamente anche su strada. Un tema, questo, che abbiamo già ampiamente affrontato qui.
Con i movimenti centrali sta succedendo qualcosa di molto simile. Dalla sua introduzione, il sistema press-fit è stato adottato rapidamente, quasi ovunque, come soluzione moderna e prestazionale. Oggi, però, sempre più marchi – anche nella fascia alta, sulle bici utilizzate dai professionisti – stanno tornando sulla scatola movimento filettata. Tale scelta è da leggersi non come un passo indietro sul piano tecnologico, ma piuttosto come una presa di coscienza: l’esperienza reale di utilizzo conta quanto, se non più, della teoria.

Perché il press-fit è nato e perché ha convinto tutti inizialmente
Il press-fit nasce con obiettivi chiari:
- aumentare la rigidità della zona movimento
- ridurre il peso
- liberare spazio per sezioni maggiorate dei telai
- supportare anche perni maggiorati
Dal punto di vista progettuale, il concetto è corretto. Eliminare la filettatura permette una scatola movimento più ampia e, sulla carta, più efficiente. Non a caso i press-fit sono stati adottati rapidamente, soprattutto su telai in carbonio.
Quando la tolleranza diventa il vero standard
Il problema non è stato lo standard in sé, ma la sua applicazione su larga scala. A differenza di un filetto, che “perdona” molto, il press-fit vive di tolleranze minime. Bastano pochi centesimi fuori specifica per generare:
- rumorosità
- micro-movimenti
- usura precoce dei cuscinetti
Su telai prodotti in grandi numeri, con processi industriali diversi e controlli variabili, mantenere una precisione assoluta è decisamente complesso. Ed è qui che l’esperienza del ciclista – e del meccanico – ha iniziato a pesare più delle promesse iniziali. Esattamente come nel dibattito hookless: funziona, ma solo se tutto è perfetto.
Il ritorno del filetto ma non al passato
Il ritorno di standard filettati non è un ritorno nostalgico al BSA “di una volta”. È piuttosto un’evoluzione del concetto. Il T47 ne è l’esempio più chiaro:
- filetto, quindi silenzio e affidabilità
- diametro maggiorato
- compatibilità con perni da 30 mm
- maggiore facilità di installazione e manutenzione
Non è la soluzione più leggera in assoluto, ma è forse una delle più equilibrate. Ed è significativo che venga adottata anche per bici di altissima fascia da che puntano su qualità costruttiva e durata.
Esperienza d’uso: il vero banco di prova
È evidente, quindi, che oggi il movimento centrale viene valutato meno per il nome dello standard e più per ciò che offre nel tempo in termini di esperienza di utilizzo reale:
- assenza di rumori
- stabilità dopo migliaia di chilometri
- semplicità di intervento
- compatibilità futura
Un buon movimento centrale non si nota. Non scricchiola, non richiede attenzioni continue, non crea problemi al cambio o alla trasmissione. In questo senso, l’industria sembra aver recepito una “lezione” già vista con altre tecnologie recenti.

Conclusione
Press-fit e hookless raccontano la stessa storia: l’innovazione non è sbagliata, ma va contestualizzata.
Quando la tecnologia diventa dogma e viene applicata senza compromessi, è il mercato – e l’esperienza reale – a riportare il giusto equilibrio. Come è giusto che sia, non deve essere lo standard più nuovo a prevalere a prescindere, ma quello meglio progettato, meglio realizzato e più coerente con l’uso reale del ciclista.
È forse questo un segnale di “maturità” da parte del settore?







































Io vedo il tutto:hookless e pressfit, più come un modo per massimizzare il guadagno a discapito della durata nel tempo e della assoluta affidabilità e parlando dell’ hookless della sicurezza delle persone.
Ok l’innovazione ma quando si hanno le mani sporche e lo si sa è inutile nasconderle dietro la schiena, sempre sporche sono e rimangono.
Caro Simone,
credo che possiamo concordare sul fatto che non ogni innovazione si traduca automaticamente in un reale miglioramento.
Va però riconosciuto che i produttori stanno iniziando ad ascoltare con maggiore attenzione i segnali del mercato, soprattutto in termini di accettazione o rifiuto delle soluzioni tecniche proposte.
In definitiva, il destino di un prodotto non lo decide un reparto marketing, ma chi pedala davvero: siamo noi praticanti, con le nostre scelte, a decretarne il successo o il fallimento.
Proprio per questo motivo, su Cyclinside diamo voce ai praticanti, a chi la bicicletta la usa davvero, la vive, la mette alla prova ogni giorno. È da lì che nasce il confronto più onesto e utile.
Un saluto,
Alberto
Concordo con la sua risposta a Simone, ma mi resta un dubbio, la (da me presunta) frettolosità progettuale del cerchio hookless, in quanto una profonda conoscenza delle leggi della fisica avrebbe dovuto farne prevedere la criticita (stallonamento) al di fuori di stretti range di pressione. Se già a priori prevedi criticità dovresti fare molti test mirati alle sollecitazioni su strada, insistendo fino a scoprire le condizioni in cui si perde la sicurezza.
Ne sono caduti di ciclisti con l’hookless, anche con gravi conseguenze, ed alla fine sono gli incidenti che, mia sensazione, hanno determinato il ripensamento.
Sul pressfit ho avuto problemi di scricchiolii che un bravo meccanico ha risolto, ma almeno è un potenziale fastidio che non ti fa cadere a sorpresa.
Un caro saluto
Ennio Bertona
Caro Ennio,
l’hookless non va demonizzato a priori. Esistono contesti, come il fuoristrada, in cui questa soluzione offre numerosi vantaggi. In generale, ogni standard prevede dei requisiti precisi che, se non rispettati pienamente, possono comportare criticità significative. Questo è sicuramente il caso dell’utilizzo di cerchi hookless su strada.
Un caro saluto,
Alberto