La mountain bike non sta attraversando una crisi nel senso classico del termine, ma sta vivendo una fase che somiglia più a un cambio di ciclo che a una semplice frenata congiunturale. Dopo gli anni del boom, alimentati prima dalla crescita costante dell’off-road e poi dall’effetto acceleratore della pandemia, il mercato si è progressivamente raffreddato. Non si tratta di un crollo improvviso, quanto piuttosto di un ritorno a condizioni più normali, ma con equilibri molto diversi rispetto a pochi anni fa.
I dati ANCMA aiutano a inquadrare questa transizione. Dopo il picco post-Covid, il mercato italiano della bicicletta ha registrato nel 2023 una contrazione marcata, con un calo a doppia cifra sia nelle biciclette tradizionali sia nelle e-bike. Nel 2024 il quadro si è stabilizzato solo in parte, con volumi complessivi sostanzialmente fermi e una dinamica che alterna lievi segni positivi e altrettante frenate. In questo scenario la mountain bike non appare come un segmento in crisi isolata, ma come parte di un sistema che ha semplicemente perso la spinta espansiva precedente.
Dalla spinta post-Covid alla normalizzazione del mercato
Dentro questo contesto, uno dei cambiamenti più interessanti non riguarda solo la MTB in sé, ma ciò che è successo attorno alla MTB. Negli ultimi anni una parte significativa di utenti che avevano acquistato una mountain bike, soprattutto nella fase del boom, ha progressivamente ridimensionato l’utilizzo reale del mezzo. In molti casi si è trattato di acquisti spinti dall’entusiasmo del momento o dalla disponibilità di tempo durante la pandemia, ma non sempre accompagnati da un uso continuativo o da una reale frequentazione del fuoristrada tecnico.
Quando la MTB è stata comprata più di quanto fosse poi usata
Qui si inserisce uno dei fenomeni più evidenti della fase attuale: la crescita della gravel come “destinazione d’uso alternativa” per una parte di questi ciclisti. Non si tratta di una sostituzione diretta, ma di uno spostamento progressivo. La gravel ha intercettato molti utenti che avevano una mountain bike ma che, di fatto, non la sfruttavano nella sua natura più tecnica. Sentieri impegnativi, guida attiva, necessità di tecnica e manutenzione più specifica sono diventati per una parte del pubblico elementi più impegnativi del previsto.
La gravel, al contrario, ha offerto un compromesso diverso: un’esperienza comunque fuoristrada, ma più accessibile, più scorrevole e più facilmente integrabile con l’uso quotidiano o con l’uscita senza preparazione particolare. In questo senso non ha “sostituito” la MTB, ma ha raccolto una domanda latente di utilizzo più semplice e meno impegnativo, che in molti casi era già presente ma non del tutto soddisfatta.
La gravel come punto di riequilibrio della domanda
Questa dinamica aiuta a leggere il rallentamento della mountain bike non solo come un tema di mercato, ma anche come un tema di utilizzo reale. Una parte della crescita precedente era stata sostenuta da utenti occasionali o poco continuativi, che oggi hanno trovato nella gravel una forma più coerente con il proprio modo di andare in bici. La MTB, di conseguenza, si è progressivamente riallineata a un pubblico più consapevole e più tecnico.
Le gare: percorsi più duri e specializzazione crescente
Un altro segnale importante del cambiamento della MTB arriva dal mondo delle gare. Negli ultimi anni tutte le discipline principali hanno visto un’evoluzione verso tracciati più impegnativi e una crescente specializzazione degli atleti. Nel cross country moderno i percorsi di Coppa del Mondo sono diventati più tecnici rispetto al passato, con sezioni artificiali, salite molto ripide e passaggi che richiedono una guida sempre più precisa, rendendo la disciplina meno legata alla sola resistenza e più completa dal punto di vista tecnico.
Anche l’enduro ha seguito una traiettoria simile, diventando progressivamente più specialistico e meno “generalista” rispetto alle origini. Il risultato complessivo è un aumento della difficoltà media delle competizioni e una distanza crescente tra il livello agonistico e l’uso amatoriale.

Il caso delle ruote da 32 pollici
Dentro questa evoluzione tecnica si inserisce anche il dibattito sulle ruote da 32 pollici, che rappresentano uno dei segnali più evidenti della continua ricerca di efficienza e scorrevolezza nel cross country moderno. Dopo l’affermazione del 29 pollici come standard, l’ipotesi di un ulteriore aumento del diametro è tornata ciclicamente nel dibattito tecnico, soprattutto in relazione ai tracciati sempre più veloci e fisici della Coppa del Mondo.
L’idea di fondo è semplice: una ruota più grande aumenta la capacità di superare ostacoli e migliorare la scorrevolezza su terreni irregolari. Tuttavia, allo stesso tempo introduce compromessi importanti in termini di peso, rigidità e maneggevolezza, soprattutto nei tratti più tecnici e nei cambi di direzione rapidi. Per questo motivo, al momento, il 29 pollici resta il riferimento consolidato, mentre il 32 rimane più una possibilità tecnica esplorata a livello progettuale che una reale evoluzione già in atto, anche se c’è chi scommette sull’evoluzione inevitabile e ormai alle porte.

Una MTB sempre più diversificata al suo interno
Parallelamente, la MTB ha continuato la sua evoluzione tecnica. Le categorie si sono avvicinate tra loro: il cross country è diventato più stabile e capace in discesa, il trail è diventato il punto di equilibrio del mercato, l’enduro è rimasto forte ma più specialistico, mentre l’e-MTB ha attraversato trasversalmente tutte le discipline, ampliando l’accesso al fuoristrada.
Questa evoluzione ha allargato il pubblico potenziale, ma ha anche reso meno netta l’identità della mountain bike come disciplina unica. Oggi la MTB è meno un prodotto definito e più una piattaforma di utilizzo che va dalla prestazione alla semplice esperienza outdoor.
Un mercato che si è stabilizzato dopo la fase espansiva
In sintesi, il quadro che emerge tra i dati ANCMA e l’evoluzione del mercato è coerente. Il settore non sta vivendo una crisi strutturale, ma una fase di assestamento dopo un’espansione eccezionale. La mountain bike non è scomparsa dal centro dell’off-road, ma non ne è più il principale motore di crescita. E nel frattempo, una parte della domanda che aveva contribuito al boom si è redistribuita, con la gravel che ha intercettato soprattutto chi cercava un’esperienza più semplice, più immediata e meno tecnica.
Il risultato è un mercato meno esplosivo, più maturo e soprattutto più frammentato, dove la questione non è più quanto cresce la MTB, ma come si ridefinisce il suo ruolo dentro un ecosistema che è cambiato più velocemente della sua capacità di raccontarsi.






































