Caro Direttore,
da appassionato e praticante, sono anch’ io vittima dell’ algoritmo dei banner che a rotazione mi propongono articoli dalla svariate fonti nonché quella da lei diretta. Questa volta, attirato dai calcoli intravisti nella mail del Sig. Roberto Da Re, mi soffermo, e lo leggo con empatico interesse. Per poi scorrere le righe la sua risposta che sulle quali sorvolo.
Trasalisco, invece per la sua chiosa:
Posto che non è chiaro se con “veicoli coì ingombranti” lei voglia riferirsi ai SUV o a quelli larghi 1,9 m ma che nella trattazione del caro Da Re coincidono, mi limito alle misure: sa quanto è larga una Toyota Aygo? 1,615 m. Sa quanto è largo un ducato (si, c’ è gente che va in giro per lavorare)? 1,810 al netto degli specchietti, CON supera i due metri.
Rispettivamente 28,5 e 9 cm in meno del SUV dell’ amico, che nel calcolo da lui proposto, dove la somma delle larghezze arriva a 5,40 m, impattano per il 5,2% e per l’1.6%
Mentre se i ciclisti circolassero in fila indiana (con evidenti vantaggi di scia, oltretutto), si guadagnerebbe 1,1 metri o 110 cm (sempre secondo l’ ipotesi del buon l Da Re)
Riesce a comprendere da sé l’ assurdità almeno NUMERICA della sua affermazione, edulcorata sotto forma di dubbio secondo la miglior scuola piddo-grillina?
Cari saluti
P.S.: 1,683 una fiat 500, 1,760 la Grande Panda e 1,714 la panda normale entrambe a specchietti CHIUSI, 1,847 una Audi A4…che faccio, lascio?
Guido Baggioli
Gentile Direttore, ma si rende conto di cosa ha scritto al lettore, per consentire a due biciclette di marciare affiancate, occupando almeno 2 m., lei impedirebbe al lettore di circolare con il suo SUV. È questa la Sua idea di democrazia togliere ad uno per dare agli altri ?
Piero D’Aprile
Il punto non sono i centimetri, né il modello dell’auto. Il tema è come si usa lo spazio pubblico.
Le misure contano, ma conta anche l’atteggiamento. Ci sono veicoli che, per dimensioni e per modalità di guida, rendono più complessa la convivenza con utenti più vulnerabili.
Non è una guerra tra SUV e biciclette, né tra categorie. È una questione di equilibrio e responsabilità reciproca.
La strada è uno spazio condiviso: il diritto di uno finisce dove inizia quello dell’altro. Questo è il senso del mio intervento. Ridurre tutto a uno scontro politico non aiuta la discussione.





































