Il nuovo regolamento UCI che dovrebbe entrare in vigore dal prossimo anno non cessa di scatenare polemiche. Al di là dell’efficacia o meno delle scelte che si stanno prendendo (qui il nostro articolo che spiega le novità in arrivo) le aziende sono in subbuglio: si tratta di decisioni che mandano in pensione anzitempo soluzioni tecnologiche moderne e con cui stanno correndo anche i ciclisti al Tour de France.
Soprattutto manda in pensione soluzioni per cui sono stati dedicati anni di studi, prototipi e investimenti che non vedranno alcun ritorno, se non minimo visto che il grande pubblico tende a seguire la scelte dei professionisti, a prescindere che si partecipi o meno ad eventi sotto l’egida dell’UCI. D’altra parte, oggi, chi usa più le prolunghe “tipo Spinaci” visto che i pro’ non le hanno più?
Ma torniamo ai giorni nostri. Dei manubri abbiamo già detto in questo articolo, ora Swiss Side pone l’accento sulle ruote: siamo sicuri che limitare il profilo dei cerchi sia fondamentale per la sicurezza? L’azienda rosso crociata ha lanciato di recente la ruota Hadron Ultimate 680 (foto d’apertura) che, disdetta, ha un profilo del cerchio di 68 millimetri: tre di troppo rispetto al nuovo regolamento. Per l’azienda svizzera significa trovarsi con tanto materiale già prodotto che resterà invenduto, una produzione avviata, stampi costosi e tutti gli investimenti per quanto riguarda test e prototipazione che verranno buttati nel cestino.

Ma non potevano avvisare per tempo e lavorare insieme alle aziende invece che calare la mannaia su un mercato che già non è che se la passi poi così alla grande?
In più, sottolineano da Swiss Side “Secondo i test, non emerge alcun miglioramento concreto in termini di stabilità o sicurezza per il ciclista.” E si parla di test fatti dall’azienda svizzera in galleria del vento con tutte le variabili che vengono considerate nelle prove.
Insomma, Swiss Side ha inviato una lettera aperta all’UCI in cui l’azienda sottolinea come l’introduzione di limiti rigidi, non supportati da evidenze tecniche, possa rivelarsi addirittura controproducente.
Una scelta che rischia di vanificare anni di ricerca e sviluppo, con ricadute negative su fornitori, produttori e utenti finali. Per questo, nella lettera si chiede una revisione urgente della normativa e una maggiore apertura da parte dell’UCI verso il confronto con l’industria e con esperti qualificati.
Swiss Side ribadisce il proprio impegno per una maggiore sicurezza nel ciclismo, tanto nelle competizioni quanto nell’uso quotidiano, ma insiste sulla necessità di adottare un approccio scientifico e condiviso. Solo così si possono ottenere risultati concreti e duraturi, sia per la sicurezza degli atleti sia per la sostenibilità del settore.
L’intento di Swiss Side è nel cercare di coinvolgere e stimolare anche altre aziende per sottolineare le incongruenze tecniche ma anche le tempistiche che non tengono conto di un mercato che rischia di soffrirne molto.

































