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Home Posta dei Lettori

Odio sui social e sicurezza stradale: il dialogo, così, diventa impossibile

Guido P. Rubino di Guido P. Rubino
26 Agosto 2026
in Posta dei Lettori
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Odio sui social e sicurezza stradale: il dialogo, così, diventa impossibile

Egregia Redazione, si parla sempre di rispetto e tolleranza si parla di condannare l’odio e la violenza in qualsiasi forma, sono nate associazioni e movimenti con il nobile scopo di punire, di querelare chi sparge odio ed intolleranza, emulazione e comportamenti scorretti, aggressivi, violenti verso i ciclisti da parte di automobilisti rancorosi, nervosi, stressati o semplicemente invidiosi della mobilità dolce.  Ed è giusto così. Chi insulta, offende pubblicamente deve essere messo in condizioni di rispondere delle proprie azioni, magari applicandogli anche sazioni accessorie come la sospensione della patente, o il fermo amministrativo del veicolo, così impara cosa significa “andare in bicicletta”.

Ma cosa succede quando siamo circondati da digital creator che creano contenuti provocatori ad hoc, che puntano il dito sull’auto con la ruota sulla ciclabile mentre gli imprecano contro, non facendo passare il pedone sulle strisce?  Cosa succede quando leggiamo post contro i maghiaropitecus, i maghinari, gli inquinatori seriali?

Cosa dovremmo fare, nello specifico, noi automobilisti, se nello scrivere un commento civile, asettico ed educato, di fronte ad una platea di uomini adulti, istruiti educati e civili nelle pagine di associazioni e fondazioni che condannano l’odio e la violenza sui ciclisti veniamo mandati (senza mezzi termini) a espletare i nostri bisogni fisiologici? Quando veniamo definiti come teste di organi riproduttori maschili, o semplicemente ci viene augurato di avere un qualche tipo di incidente da renderci infermi per qualche mese?
Cosa dobbiamo fare quando leggiamo sotto ad un video di un’auto ribaltatasi da sola  commenti come “lasciatelo morire nella sua scatoletta”?
Cosa dobbiamo pensare quando ci sono persone con la foto profilo in sella ad una bicicletta gioire di un motociclista ferito con la frase “il karma prima o poi gira anche per loro” ?

Cosa dobbiamo fare, noi taxisti per far salire una persona con ridotta capacità motoria se non accostare il più vicino possibile al marciapiede?
Eppure in una bella pagina di un movimmento che tratta la salvaguardia dei ciclisti qualcuno pretende che l’auto si fermi in mezzo alla corsia bloccando il traffico “tanto che vuoi che sia far perdere 10secondi ad un maghiaro”, ma non può assolutamente bloccare il passaggio di una ciclabile senza nessun ciclista nei paraggi, perchè il ciclista non può perdere 10 secondi.

E c’è pure chi manifesta la volontà, un certo sig. Joseph, di brevettare “un supporto per mazze da baseball -utile per lunotti e retrovisori-“, oppure come il sig. Enrico propone l’antica arte della “ceramica” (candela d’auto per rompere i cristalli), ed ancora il sig. Eldeweiss, titolare di un’attività, proporre “il volo dello specchietto” che è “giusto a filo”.

E a chi fa notare “la fila di ciclisti dietro” è “un hater” un “odiatore seriale”, giustamente.
La cigliegina sulla torta? Offendere la moglie del tassista, grazie Sig. Pietro, la Signora ringrazia.

Ora mi chiedo, se gli stessi epiteti fossero rivolti ad un ciclista, si solleverebbero nugoli di utenti (magari gli stessi) invocando querele e denunce, invocando fondazioni che hanno fatto dell’odio verso i ciclisti il loro cavallo di battaglia.

Trovo particolarmente significativo, per non dire divertente nel suo essere grottesco che, nonostante i toni civili e moderati di molti utenti dei social, ciò sia avvenuto proprio negli spazi social che stigmatizzano la violenza fisica, verbale, virtuale.
Sarebbe pure divertente, se non fosse paradossale, leggere di persone che si definiscono impegnate alla diffusione della cultura del rispetto, della sicurezza e della convivenza sulla strada, elargire insulti ed attacchi personali a chi non la pensa come loro.
Il dibattito sulla sicurezza stradale sta diventando sempre più inutile, ostile e polarizzato.
Basta non identificarsi con una certa visione militante del ciclismo per essere automaticamente classificati come “co…ni”, “maghinari senza cervello” o “esseri viventi che rubano ossigeno”.

Non può esistere dialogo, il dibattito sulla sicurezza stradale non può esistere se queste sono le premesse, se non vengono puniti, stigmatizzati, allontanati questi utenti.
Però sono gli automobilisti quelli che spargono intolleranza, odio, aggressività e violenza.
Il dialogo ha fallito.
Lettera non firmata


Se sosteniamo che insulti, minacce, auguri di morte e istigazioni alla violenza siano inaccettabili quando vengono rivolti ai ciclisti, dobbiamo considerare altrettanto inaccettabili gli stessi comportamenti quando sono rivolti agli automobilisti, ai motociclisti o a chiunque altro.
Questo lo dico subito, per chiarezza.

Certi commenti cadono nello stesso errore di chi criticano: trasformare la sicurezza stradale in una guerra fra categorie di utenti, peggiorando pure la situazione con una sorta di “odio buono” perché rivolto alla categoria che riteniamo responsabile di un problema.

Poi, una cosa è la critica a un comportamento scorretto, altro è lasciarsi andare ad attacchi personali e insulti, con auguri di malanni e così via. Pessimo, non giustificabile e, purtroppo, molto “social” dove si tende a sparare facilmente.

Guardate, e mi rivolgo a tutti i lettori, in questi mesi su Cyclinside abbiamo fatto un involontario esperimento sociale: non mettiamo più sui social la posta dei lettori, oppure molto poco o su pochi argomenti, evitando accuratamente lettere che parlano di odio sulle strade.
I commenti sono completamente diversi. L’idea che mi sono fatto è che sui social si possa scrivere di getto, senza dover perdere tempo a inserire una email, qualche dato, come nel form di commento anche a questa lettera.
E allora succedono due cose: la prima, semplicemente, è che richiedendo un po’ di sforzo, l’odiatore frettoloso passa oltre. La seconda è che quel tempo in più che si perde a mettere i dati in un form porta comunque a pensare meglio ciò che si scrive, piuttosto che sparare in un campo dove si è già “loggati”. Non pretendo di avere la verità in tasca, è l’idea che mi sono fatto e se ne avete altre ditele pure.

E poi il problema dei social è che si finisce per giudicare il comportamento degli altri con criteri molto severi, riservando a se stessi una tolleranza completamente diversa. Il rispetto è un principio non negoziabile e non una ricompensa da concedere soltanto a chi appartiene alla nostra stessa categoria.

Un ciclista non deve essere considerato automaticamente un militante, così come un automobilista non è automaticamente un nemico della bicicletta. Le persone possono avere opinioni diverse sulla strada, sulle infrastrutture, sulle regole e sulle responsabilità senza per questo diventare nemici. Purtroppo, mi rendo conto, la politica attuale ci porta in un’altra direzione, invece che farci vedere come il dibattito possa essere più elevato.

Quanto alle offese e alle minacce citate nella lettera, corredate dalle schermate che pubblico (censurate, ma il gruppo da cui provengono è pubblico), non possono essere giustificate dalla causa che chi le pronuncia ritiene di difendere. Vanno moderate, segnalate e, quando ne ricorrono i presupposti, valutate anche sotto il profilo legale.

Il dialogo sulla sicurezza stradale non è facile, ma proprio per questo non possiamo rinunciarvi. Se lo trasformiamo in una contrapposizione tra “buoni” e “cattivi”, avremo certamente vinto qualche discussione sui social, ma avremo perso quella più importante: trovare un modo per stare sulla stessa strada con maggiore sicurezza e rispetto. E questa, alla fine dei conti, è una vittoria per quelli che critichiamo di più.

Tag: educazione stradaleodiosicurezza stradalesocial

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Cyclinside® è una testata giornalistica registrata nel 2008 e poi presso il Tribunale di Varese con n° 1/2019 del 31/01/2019 - Editore Guido P. Rubino P.I. 10439071001
Iscrizione al Registro degli Operatori della Comunicazione con registrazione n° 35370 aggiornata 8 ottobre 2020.

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