Si aggiunge anche la Stelvio Santini del prossimo giugno 2026 nel novero delle granfondo che includono l’opzione gravel a beneficio del partecipante.
La prima a inaugurare questo formato, nel 2024, fu la celebre e “mitica” Nove Colli, che dal 2024 include anche un percorso gravel a quello (anzi a quelli) stradistici classici.

In realtà, andando a spulciare il calendario 2026 sono anche altre le granfondo “road” che stanno sposando questa formula “mista”.
Per fare qualche nome è ad esempio il caso della Granfondo Laigueglia, che il prossimo 22 febbraio vede nascere la prima “Laigueglia Gravel Experience”: si disputerà appunto in concomitanza con la classica granfondo road, la domenica mattina.

Stesso formato anche per la Granfondo del Mugello del prossimo 26 giugno 2026, che, sempre nel giorno della manifestazione su asfalto, darà la possibilità a chi lo vuole, di cimentarsi sul percorso gravel.

Tornando alla Stelvio Santini, invece, la formula è leggermente diversa nel senso che in questo caso la manifestazione gravel prenderà il via sabato 6 giugno 2026, dando così il modo a chi lo vorrà di fare anche l’”accoppiata”, pedalando sia il sabato che la domenica e sostenendo così costi di iscrizione in proporzione molto favorevoli se si considera che si partecipa a due eventi.

Ma il concetto di fondo non cambia: in tutti questi casi l’opzione gravel è inserita per assecondare la disciplina che è tendenza del momento, ma soprattutto per arginare il netto calo di partecipanti che hanno subito le granfondo negli ultimi anni.

«Dico la verità, noi i grandi numeri (di iscritti, ndr) non li abbiamo mai fatti, ma prima del Covid siamo spessi andati oltre i tremila. Poi dal 2021 in poi sono stai due anni di sofferenza, per poi stabilizzarci nelle ultime due edizioni attorno ai 1700, 1800 partenti».
A parlare è Mario Zangrando, ideatore e organizzatore della Stelvio Santini: prima edizione nel 2012, che a dire il vero è stato uno dei primi eventi a smarcarsi dall’etichetta di “Granfondo”, visto che il suo evento ha perso questa radice terminologica già nel 2014. Poi, qualche anno dopo, ha tolto completamente anche le classifiche, lasciando solo tratti cronometrati e l’originale classifica di tempo legata al partecipante in coppia: «Anche la Stelvio Santini Gravel avrà solo tratti cronometrati (uno per il percorso corto, due per quello lungo, ndr). Perché l’obiettivo principale del percorso gravel è per me valorizzare il territorio, dare al partecipante la possibilità di goderselo. Il tracciato si svolge per l’80 per cento all’interno del Parco Nazionale dello Stelvio. E poi il gravel è moda, è fenomeno del momento, se mi porterà a qualche iscritto in più ben venga. Anche per questo ho pensato alla formula dell’evento in due giorni. Così, chi vuole, potrà partecipare il sabato all’evento gravel e la domenica a quello road, magari con la stessa bici gravel, perché no? Ad oggi ho già 80 iscritti per l’evento gravel. E se a giugno arriveremo a 150 meglio così. Non credo saranno di più».

Il gravel può insomma invertire la rotta della crisi delle granfondo?
«Non lo so, i motivi del calo di iscritti sono diversi, prima di tutto sono economici, spostarsi costa tantissimo, l’utente medio che fino a qualche anno fa faceva cinque, sei granfondo l’anno, adesso è obbligato a scegliere uno, massimo due eventi di granfondo nel corso della stagione».

Se il gravel piace così tanto, in fondo lo si potrebbe considerare anche come opzione aggiuntiva alle marathon di mtb, che sono anche anche più in crisi delle granfondo road, no? E invece di eventi mtb che includono l’opzione gravel ce ne sono pochissimi. Perché?
«Credo che mettere un percorso gravel all’interno di un evento marathon mtb sia troppo dicotomico. La mtb si pratica su percorsi molto tecnici, un percorso alternativo gravel è per prima cosa difficile da disegnare e poi avrebbe poche cose in comune con il tracciato originario».
Ha mai pensato di organizzare un “vero” evento gravel, solo per quelle bici intendiamo?
«No, per noi quello di giugno sarà solo un test, che abbiamo messo in pista soprattutto grazie al supporto dei nostri sponsor Santini e 3T. Per il resto, abbiamo già un sacco di eventi da organizzare… »

Le bici gravel salveranno la progressiva disaffezione alle granfondo che si verifica in questi anni?
«Non lo so. Di sicuro la bici gravel ha riportato su una bicicletta quei tantissimo che dalla bici si sono allontanati forse anche per colpa di tanti esaltati delle granfondo, proprio per colpa di quelli che negli eventi in sella cercavano solo velocità e posizione in classifica, non certo gli scenari e le vedute. Io, appunto, l’alternativa gravel l’ho inserita prima di tutto per recuperare quell’aspetto»
Oltre alla Stelvio Santini Zangrando e la sua USB Bormiese organizzano anche un evento bici storico come la Re Stelvio e fanno da supporto organizzativo per altri importanti eventi amatoriali, ad esempio la Transalp. Impossible non chiedergli che tipo di formato e di evento è possibile immaginare, per gli eventi amatoriali in bici egli anni che saranno:
«Noi siamo all’interno di Formula Bici (l’Associazione che rappresenta i migliori eventi di ciclismo amatoriale italiano in tutte le discipline, ndr), e vedo che all’interno degli eventi che fanno parte di questa Formula L’Eroica è il solo evento non in calo, al contrario cresce nei partecipanti. Credo che, al netto delle problematiche economiche e dei costi, c’è evidentemente un cambiamento epocale nelle abitudini e nella fruizione dello sport amatoriale. Ho cominciato a fare granfondo negli anni Novanta, che io avevo trent’anni e a partecipare eravamo tutti più o meno con quell’età. Poi, l’età media del partecipante alle granfondo si è cominciato ad alzare. Oggi, per fortuna di ragazzi ventenni o trentenni che vanno in bici ce ne sono tanti, forse anche più dei miei tempi, ma la maggior parte di loro va per conto loro, si è disaffezionata al formato dell’evento bici».

Come mai, allora, L’Eroica va in controtendenza?
«Perché appunto è un evento bici tutto particolare, lontanissimo dalla granfondo, dove la componente ciclistica è importante, e lo è soprattutto sui percorsi lunghi, ma dove la maggior parte di chi si iscrive lo fa perché affascinato da tutto quel repertorio di spunti e situazioni che rendono questo evento esattamente tutto il contrario rispetto alla classica graffando».
L’Eroica a parte, il ciclismo di massa tornerà mai ai grandi numeri di qualche anno fa?
«No, mai. Questo è sicuro».



































