Non è bastata la superbicicletta messa a punto da Fausto Pinarello, nemmeno il casco super aerodinamico messo a punto da Kask, azienda italiana, che ha pensato anche alla visiera con quelle due alette che deflettono l’aria nel modo migliore e lo hanno aiutato nella conquista del Record dell’Ora. Filippo Ganna, a conti fatti, che poi sono gli unici che contano, ha pagato 15 secondi a Remco Evenepoel. Cosa è mancato?
Forza? Forse. Certamente c’è stata la sfortuna della pioggia che ha finito per avvantaggiare Remco Evenepoel, più efficace nel rilanciare. Curioso come spesso il belga si trovi penalizzato quando c’è da guidare la bicicletta e ieri, invece, nel confronto diretto con Ganna, si sia trovato avvantaggiato.
In termini di potenza assoluta non c’è paragone, il nostro granatiere è semplicemente mostruoso quando c’è da spingere di forza e nei recuperi finali. Lo ha già fatto su pista, conquistando medaglie, lo ha fatto anche ieri quando, dai limiti del podio, si è posizionato saldamente nella seconda piazza. Pure con potenza assoluta minore, la statura del belga significa una resistenza aerodinamica inferiore. E sulla sua Shiv TT di Specialized Evenepoel ha una posizione da manuale di aerodinamica.
L’acqua abbondante ha cambiato parecchio le cose. Ganna lo ha ammesso “Nella pioggia mi trovo in difficoltà” ed è stata determinante, in senso negativo, per due cose fondamentali: la conduzione della bicicletta di Filippo Ganna e l’aerodinamica. Chissà se avrebbero modificato il podio.
Il circuito cittadino, con diverse curve diventate pericolose, pure se con diversi rettilinei, non è stato il massimo per una cronometro pura come dovrebbe essere quella delle Olimpiadi. Avevamo già visto, nel primo pomeriggio, diverse scivolate nella crono femminile (il caso della Knibb è emblematico).
Ma Filippo Ganna ha perso anche in aerodinamica quando si è trovato costretto a togliere la visiera dal suo casco: “Non vedevo più il manubrio e ho dovuto scegliere tra l’aerodinamica e andare in un fosso” ha dichiarato. Togliendo la visiera, però, ha trasformato il suo casco, strumento di massima aerodinamica, in un paracadute.
Abbiamo visto diversi atleti correre con il casco da cronometro senza visiera. A quel punto avrebbero avuto più vantaggio (o meno svantaggio) nel correre con un normale casco stradale, magari con occhiali tipo quelli di Groenewegen che al Tour de France che hanno rivelato un dettaglio non da poco quando si parla di vantaggi aerodinamici.

Evenepoel non ha tolto la visiera del suo Specialized TT5 pur dovendo rinunciare per curiosità di regolamento, alla cuffia interna e il vantaggio aerodinamico è stato importante: la testa è la parte più esposta all’aria e quando si viaggia a più di 50 all’ora (Evenepoel ha tenuto una media di 53,7 chilometri orari, significa pedalare costantemente sopra i 60 nei tratti rettilinei) la differenza si misura in secondi.
In quella situazione, insomma, Remco è stato imbattibile e ha sfruttato al meglio le sue caratteristiche. Curioso come proprio il belga si sia lamentato della condizione delle strade per la cronometro e, alla fine, siano state proprio quelle a dargli parte del vantaggio sull’avversario più prossimo.
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