Negli ultimi anni il modo di vivere la bicicletta sta cambiando profondamente. Accanto a gare, eventi e raduni tradizionali stanno nascendo nuovi format che mettono al centro l’esperienza, il territorio e la crescita personale del ciclista. La bici diventa uno strumento per leggere i luoghi, imparare, condividere tempo e competenze, non solo per misurare prestazioni.
In questo scenario la gravel si è affermata come la disciplina più aperta e trasversale, capace di unire sport, turismo, cultura e formazione. È proprio da questa visione che nasce la Peccioli Gravel Clinic, un nuovo progetto firmato ExtraGiro che propone tre giorni di pedalate guidate, training tecnico e scoperta del territorio toscano della Valdera, con base nel borgo di Peccioli, in provincia di Pisa.
Ne parliamo con Marco Pavarini, anima di ExtraGiro, realtà che negli anni ha firmato l’organizzazione di grandi eventi ciclistici come i Campionati del Mondo UCI 2020 di Imola e il Trofeo Laigueglia, oltre a format internazionali e progetti dedicati al cicloturismo quale L’Étape Italy by Tour de France, per capire come nasce questo progetto e perché rappresenta un modo diverso – e più completo – di vivere la bicicletta.
Marco, partiamo dall’inizio: cos’è la Peccioli Gravel Clinic e perché avete deciso di creare questo evento?
«La Peccioli Gravel Clinic nasce dall’idea di offrire qualcosa che oggi nel mondo della bici mancava davvero: non una gara, non un semplice raduno, ma un’esperienza formativa e immersiva. Tre giorni per pedalare, migliorare la tecnica, capire davvero come usare una bici e allo stesso tempo scoprire un territorio straordinario come Peccioli e la Valdera. È una “clinica” nel senso vero del termine: si impara, si prova, si cresce».
Il termine “clinic” incuriosisce. In cosa si differenzia questo evento da un classico weekend gravel?
«La differenza sta nel metodo. Qui non si viene solo per macinare chilometri. Ogni uscita è guidata, seguita da un coach qualificato, con momenti di analisi tecnica reali. I partecipanti vengono filmati durante i percorsi e la sera si rivedono le immagini insieme all’esperto, correggendo postura, equilibrio, gestione del mezzo. È un approccio che arriva dal mondo della formazione sportiva, raro nel gravel, ma estremamente efficace».
A chi si rivolge la Peccioli Gravel Clinic? Serve già esperienza?
«Assolutamente no. Il format è pensato sia per chi già pedala in gravel e vuole migliorare, sia per chi arriva magari dalla strada o dalla MTB e vuole capire davvero questa tipologia di bici. I percorsi sono differenziati, lunghi e medi, e l’attenzione è sempre sul gruppo e sul singolo. Proprio per questo abbiamo scelto un numero limitato di partecipanti: qualità prima della quantità».
Parliamo del territorio. Quanto conta Peccioli in questo progetto?
«Conta tantissimo. Peccioli non è solo una base logistica, è parte integrante dell’esperienza. E ciò grazie anche all’amministrazione locale che ha creduto subito in questo progetto. È un luogo che negli ultimi anni ha saputo unire cultura, arte contemporanea, accoglienza e cura del territorio. Il MACCA (Museo d’Arte Contemporanea di Peccioli) diventa il cuore della clinic, una vera academy gravel a cielo aperto, collegata a una rete di sentieri valorizzata anche con il Touring Club Italiano. Pedalare qui significa leggere il territorio, non solo attraversarlo».
Il programma è piuttosto ricco. Ci racconti come sono strutturate le tre giornate?
«Ogni giornata ha una sua identità. Si parte con l’Anello della Costellazione, perfetto per prendere confidenza con il mezzo e con il gruppo. Il secondo giorno è quello più impegnativo, con l’anello Peccioli–Volterra, percorsi lungo e medio, panorami importanti e lavoro sulla gestione dello sforzo. L’ultimo giorno è più tecnico e “giocoso”, verso Terricciola, con una prova speciale di regolarità e conduzione. Il tutto arricchito da attività extra come la pedalata notturna all’osservatorio di Libbiano».
Puoi raccontare com’è l’organizzazione del villaggio per i partecipanti?
«Tutti i partecipanti trascorrono quattro giorni insieme in un villaggio, con le proprie camere private, ma anche con aree comuni dove incontrarsi e condividere momenti. Come punto d’incontro principale e luogo di ritrovo, ci troviamo all’interno di una Cantina Vitivinicola speciale».
Non solo bici: che ruolo hanno enogastronomia e cultura?
«Fondamentale. La gravel è anche questo: tempo, scoperta, condivisione. Le giornate includono momenti enogastronomici, visite, esperienze pensate anche per gli accompagnatori. Vogliamo che chi viene a Peccioli torni a casa con la sensazione di aver vissuto qualcosa di completo, non solo sportivo».
Per il 2026 parlate di “edizione speciale” e prezzo di lancio. Cosa significa?
«Significa che questa prima edizione è pensata come un vero progetto pilota, con servizi avanzati e grande cura dei dettagli. Formazione tecnica, ospitalità diffusa, attività guidate e un’organizzazione strutturata. È un modo per dire: partiamo forte, con un’esperienza di livello, e costruiamo qualcosa che possa crescere nel tempo».
In conclusione, perché un ciclista dovrebbe segnarsi in agenda la Peccioli Gravel Clinic?
«Perché è un’occasione per fermarsi, imparare e pedalare meglio. Perché non è una gara, ma lascia qualcosa anche dopo. E perché Peccioli, vissuta in gravel, è uno di quei luoghi che ti restano dentro. Se ami la bici e vuoi capirla davvero, questa è l’esperienza giusta».
Oltre l’evento, l’esperienza. Un format che va oltre i chilometri
La Peccioli Gravel Clinic si inserisce in quella nuova generazione di eventi che guardano oltre il semplice pedalare. Un format che mette insieme formazione, scoperta e relazione con il territorio, lasciando spazio al tempo, all’ascolto e al miglioramento personale.
In un panorama gravel sempre più affollato, la proposta di ExtraGiro sceglie una strada diversa: pochi partecipanti, attenzione ai dettagli, qualità dell’esperienza. Peccioli e la Valdera diventano così non solo uno sfondo, ma parte attiva del progetto, confermando come la bicicletta possa essere uno strumento efficace per vivere i luoghi in modo più consapevole e autentico.
Un approccio che parla a chi cerca nella gravel non solo chilometri, ma contenuti, competenze e memoria di viaggio.
Ulteriori informazioni: https://peccioligravel.it/



































