Nel 2027 saranno dieci gli anni di attività di BCA, agenza di comunicazione e PR che ha rivoluzionato il modo di intendere il rapporto tra aziende della bike industry e i media.
Quella che ha strutturato BCA potremmo definirla una geniale via di mezzo tra una fiera di settore dedicata alla stampa e una “classica” presentazione bici, di quelle che durano al massimo due giorni e nelle quale tu, giornalista specializzato, incontri il produttore di turno che ti mostra il suo nuovo prodotto e poi te lo fa anche provare sul campo.
Un formato unico
Tutta un’altra storia negli eventi BCA: qui i giornalisti “ciclo” fanno molto di più, in cinque giorni hanno il modo di fare meeting individuali con i responsabili di più marchi ed aziende, per poi andare a provare, anche a lungo, i prodotti, perché no creare anche contenuti comparativi o di approfondimento, visto che qui le bici (e i componenti) che puoi testare sono davvero molti.
BMC Team Machine SLR 01, Look 785 Huez RS: la nostra comparativa fatta a Road Bike Connection 2026
Gli eventi BCA sono di due tipi, i “Mountain Bike Connection” dedicati al mondo mtb e gravity, e i “Road Bike Connection”, dedicati al mondo strada e gravel.

Esattamente come quello “mountain”, l’ultimo Road Bike Connection si è svolto la scorsa primavera a Massa Marittima, location consolidata e ideale per questo tipo di format, perché a parte l’accoglienza eccellente che ti offre la struttura agrituristica Il Cicalino, questa zona dell’Alta Maremma di offre percorsi e itinerari ideali sia che si vada su asfalto o in fuoristrada: «Quest’anno per la prima volta l’evento road/gravel ha superato l’evento mtb in quanto a marchi presenti – ci spiega Simon Cittati, che assieme a Giulio Neri nel 2017 ha creato BCA. Inizialmente, gli eventi BCA avevano una matrice esclusivamente off road. Gli eventi Road sono venuti dopo, e son cresciuti tantissimo: ci basta dire che i marchi presenti a Bike Connection Road 2026 erano ben nove, praticamente come fosse una piccola fiera, nella quale i brand presenti hanno portato non solo novità, ma anche gli articoli più interessanti e significativi della loro gamma prodotto.

«Storicamente – ci spiega Cittati – l’evento mtb per noi è stato il più solido in riferimento al numero di marchi coinvolti». Il perché di questo soprasso del mondo strada? Probabilmente è il segnale di un mondo bici che sta cambiando, con il settore gravel che ha assorbito una buona fetta di praticanti e utenti del mondo mtb, che, a sua volta, vive una progressiva e a quanto pare irrimediabile crisi dei modelli “muscolari”, principalmente relegati alla nicchia degli agonisti.
Dei risvolti di questo processo chiediamo un’opinione proprio a Simon Cittati di BCA: chi meglio di lui, continuamente a contatto con le aziende sia “road che “off road”, può avere il polso, percepire tendenze e parlarci della direzione che sta prendendo il mercato bici?
Gravel vs mtb, semplicità vs complicazione
«Il discorso è che il gravel ha reso accessibile il ciclismo fuoristrada in un’ottica meno esasperata, con meno percezione di rischio – spiega Cittati -. Con le gravel ti diverti, ma soprattutto il mezzo meccanico è percepito come più semplice ed ha un utilizzo molto più versatile.
Al contrario la mtb è andata complicandosi, si è estremizzata, con l’enduro si è andati sempre più verso lunghe escursioni, mezzi troppo specialistici ed estremi. Così, il mercato mtb è finito per essere fondamentalmente un mercato di e-biker, fatto solo di over 35 e con elevata propensione alla spesa».
E in questo modo con la mtb muscolare vanno in pochissimi…
«Sì, perché i fruitori attuali delle e-mtb sono i vecchi “muscolari” che hanno abbandonato quel tipo di bici. Già da tempo, ogni e-mtb venduta è una muscolare persa».
E invece il gravel?
«Il gravel ha più appeal anche perché è più social, la mtb viene percepita come uno sport specialistico, che crea meno aggregazione».

Per “salvare” la mtb
Come invertiresti questo che tanti leggono come vero e proprio tracollo della mtb “classica”?
«Da una parte credo che non si può pretendere ciò che viene chiesto a gran voce, ovvero abbassare i prezzi, perché lo sviluppo tecnologico non lo puoi frenare e comporta dei costi. Aggiungo che non c’è un singolo attore che può pensare di invertire questa trasformazione in atto. Di sicuro quel che serve è aumentare la base di giovani praticanti mtb, promuoverlo come sport per i ragazzi e creare infrastrutture vicine alle grandi città, non solo sui monti o in posti più difficili da raggiungere. Serve creare condizioni per ristabilire un equilibrio, quello per cui la mtb muscolare non abbia nulla di meno rispetto alla e-mtb, serve far capire che le due sono le stesse facce della medaglia, bisogna renderle soprattutto più divertenti, non solo complicarle a livello tecnico e meccanico».

Quale, in questo contesto, è il feedback che ricevete dalle aziende?
«Non nascondo che rispetto al nostro formato ci sono a volte budget rivisti da parte delle aziende, mentre da parte dei media la risposta è cambiata, oltre ai giornalisti specializzati oggi ci sono tanti influencer e youtuber. Noi, in questo contesto complesso, siamo ancor più funzionali ed efficienti rispetto ad entrambe gli attori, perché il nostro formato va oltre quello del classico lancio stampa o della classica fiera. A proposito di fiera, abbiamo notato che alle fiere le aziende tutto fanno meno che parlarsi tra loro, qui invece sì, l’evento viene percepito diversamente, qui c’è il tempo e l’atmosfera anche per le relazioni personali, relazioni non solo tra media e aziende, ma anche tra media stessi e soprattutto tra aziende stesse».

Promozione: le scelte delle aziende
BMC, Look, Pirelli, sono solo alcuni dei grandi marchi che erano presenti a Road Bike Connection 2026 quest’anno. Siete quindi attrattivi anche per i grandi brand?
«Molti di loro ci stanno danno fiducia. Sì, sappiamo anche che tante grandi aziende, magari per questione di blasone, preferiscono organizzare i loro lanci prodotto da sole. Avranno certamente le loro ragioni per farlo, ma a queste ricordiamo che il nostro è un format che fa della condivisione uno dei suoi punti di forza».

Il vostro è un formato nato con eventi legati al mondo mtb, ma ora questo settore è un po’ in crisi o perlomeno in rapida trasformazione. Come risponde BCA a tutto questo?
«Semplicemente rinunciando al secondo evento annuale che spesso abbiamo organizzato in passato. Preferiamo per ora concentrarci su un unico evento con un bel po’ di marchi coinvolti, anche se in questo senso la nostra regola è che, pur non dando l’esclusiva a nessun produttore o a nessuna categoria merceologica, cerchiamo sempre di non andare le dieci, dodici aziende. Oltre questo limite, andremmo a snaturare il nostro formato».



































