Motto della giornata: “Adattarsi, improvvisare e raggiungere lo scopo” (Gunny 1986). Alla mattina si parte subito con un “ripiego”. Il tratto di statale fino ad Arezzo mi è apparsa sin dai primi momenti troppo trafficata per i miei gusti. Ed il tracciato previsto, anche se ne evitava la metà, mi avrebbe comunque obbligato ad un percorso ostico. Quindi, dietro front e stazione di Bibbiena, poi in treno fino ad Arezzo, altra città ricca di storia, con una fortezza medicea, temporaneamente chiusa per la preparazione della serata di fuochi del giorno stesso.
Arezzo, porta del percorso successivo, verso il “Sentiero della Bonifica”, una strada sterrata per decine di chilometri, direzione sud, fino a Chiusi, che si imbocca spostandosi verso ovest fino al Canale Maestro della Chiana. Una porta che poco dopo il suo varco presenta le statue di bronzo fatte realizzare da un mecenate locale che rappresentano la “Sputaci” una vecchia meretrice ed un ciclista (pare figlio della Sputaci), secondo il racconto di un runner incontrato occasionalmente che si è prestato alla spiegazione. E nell’intento salvifico del mecenate, fra le due statue spunta una fontanella per l’acqua aperta a tutti quelli che ne avessero bisogno.
La Bonifica, un’opera imponente realizzata con la tecnica della costruzione di vasconi con argini in terra, intercettare affluenti dalle colline ed attendere che i sedimenti lasciati dai corsi d’acqua riempissero le vasche. Per poi ricominciare un un’area attigua. Queste opere di ingegneria idraulica mi mandano sempre in visibilio.
La piana della bonifica, sterminata, tutta al sole, coltivata con girasoli, mele e pere. Pochissimi alberi e temperature “elevate”. Pedalo con costanza ma senza fretta, sorseggiando le scorte prese alla fontana della “Sputaci”, conscio che non sarebbero bastate. Tutto intorno gli Appennini ed all’orizzonte, nascosto fra i rilievi, il lago Trasimeno.
Dopo qualche ora di pedalate nel silenzio assoluto rotto solo dal rumore del brecciolino sotto le ruote, esco leggermente dal tracciato alla ricerca di una fontana. Non ce ne sono e non mi resta che bussare alla porta di un gentile signore che accetta di riempire le borracce con le quali arrivo finalmente, prima al Callone di Valiano (un sistema di regolazione delle acque che rendeva alcuni canali navigabili), e poi alla riserva naturale di Montepulciano dove trovo altra acqua ed un ottimo panino.
Nessuno sul percorso, da Arezzo a Chiusi. Roba da leccarsi i baffi per chi pedala con i suoi pensieri.
Quasi alla fine altra deviazione per andare a vedere “il Torrione” una costruzione per attività contadine quasi del tutto abbandonata. Incontro un guardiano che mi racconta come quell’area un tempo popolata di braccianti si è lentamente svuotata lasciando ruderi della vecchia attività. Lungo il percorso parallelo al Sentiero della Bonifica, incontro i numerosi edifici con i nomi dei santi. Edifici un tempo utilizzati per ospitare i contadini per i lavori agricoli ma oggi in completo stato di abbandono.
Peccato che tutto il tracciato, circa 65 km tutti in piano, sia un po’ sottotono, mancando possibilità di rifornimento acqua (non facile a farsi) oltre al fatto che la segnaletica e le attrazioni principali appaiono un po’ lasciate andare, con cartelli scoloriti segnati dal sole. Difficile invogliare i cicloturisti a percorrerla. Magari in stagioni meno calde si rianima.
Appena prima di Chiusi, un deposito di traversine prefabbricate per i binari… qualsiasi lunghezza, impilate in bell’ordine, un numero indefinibile.

La giornata si chiude salendo al Borgo di Piegaro, sopra il fiume Nestore. Piegaro, altro borgo di pietra, ben tenuto ed affascinante, con un museo dell’arte vetraria. Ho dormito in un posto con una reception sfarzosa, sale con affreschi e stucchi, arredi d’altri tempi. Un posto con pareti in pietra e travi in legno a vista, degno di ospitare ben altro che una semplice bicicletta. E ho cenato mangiando due panini su una panchina in paese, seduto al fresco degli alberi, contento della giornata impegnativa. Oggi 130 km con poco dislivello. Domani si replica.
PABT25 – giorno 4 – Piegaro – Campello sul Clitunno
Giornata lunga ed impegnativa, ricca di paesaggi ed emozioni. Si comincia con Deruta, città delle ceramiche, sempre nominata in casa mia. Ci son passato dopo decenni dall’averne sentito parlare. Paese piccolo con decine di artigiani che lavorano ed espongono. Mi son fermato a guardarne uno (“niente foto per favore…”) intento a decorare una serie di piatti per un servizio da tavola. Un lavoro molto accurato, una mano ferma che neppure una macchina ma alcune impercettibili differenze che se rendono i piatti accomunati dal servizio, li rendono comunque pezzi unici.
Fuori dal paese in lontananza si scorgono città simbolo come Assisi “città della Pace e dei Pellegrini”, adagiata sul fianco della collina. Ma prima un transito ed una foto in piazza a Bastia Umbra.
Assisi occhieggia fra i rami di olivo, in attesa. L’avvicinamento attraverso strade secondarie ne fa apprezzare la bellezza. Poi una volta sotto al paese compaiono i cartelli stradali dei “ceck point” che non lasciano adito a dubbi sulla dimensione del fenomeno del “pellegrino”. Ed in effetti in città i pedoni sono centinaia, turisti sparsi in ogni luogo, provenienti da ogni dove. Come me del resto.
Gruppetti di ragazzi all’ombra dei porticati che cantano suonando una chitarra. Le pietre chiare ed il sole del primo pomeriggio esaltano la luce. Posto bello ma a mio parere eccessivamente “mercificato”. Rimango poco perché non mi attira. In un’altra piazza molti posti di ristoro, per accogliere la gran massa delle persone in giro.
Riprendo il mio itinerario alla volta del piccolo paese di Spello, passando su una sterrata a mezza costa, in mezzo agli olivi che offrono poca protezione dal sole. Il caldo è tanto, e anche l’aria contribuisce. Trovo un anziano signore intento ad innaffiare le piante davanti ad una edicola votiva. Un po’ sorpreso per la bicicletta ma alla fine facciamo due chiacchiere e mi riempie di acqua le borracce. L’acqua di queste giornate si scalda in pochi minuti. Ormai me ne sono fatto una ragione.
Tanti paesi piccoli, parzialmente fortificati, pieni di monumenti e chiese spesso sminuiti dalla presenza delle auto parcheggiate proprio attaccate (anche se in sosta regolare). Quello delle auto addossate ai monumenti è un tema delicato della convivenza fra il turismo e le necessità quotidiane degli abitanti.
A Spello, come in altri posti, ho trovato le strade in pietra in forte pendenza che avevano due settori lisci esterni un un settore a scalini nella parte centrale. Comodo sia per i carri (o le auto adesso) che per i pedoni.
Dopo un rapido passaggio per il centro di Foligno, assolata e con poche persone a causa dell’orario, punto dritto verso Bevagna, piccola, molto bella, ben raccontata e pubblicizzata, circondata dalle mura storiche e lambita dalle acque del Clitunno, le cui fonti compaiono negli scritti di Bayron e di Carducci.
Questa è una zona dove “il viaggio” a seguire il cuore avrebbe potuto diventare particolarmente disordinato perchè nel breve volgere di pochi chilometri ci sono decine di paesi che vale la pena di raggiungere. Ma in bicicletta le scelte, per quanto dolorose, devono essere fatte. Quindi dopo Bevagna transito sotto l’altura che ospita Trevi (ma mi manca il coraggio di salire altri 150 metri) e finalmente Campello. In tutta la giornata paesi storici e splendidi (meritatamente), campi di grano ed oliveti a perdita d’occhio con aziende grandi e piccole che lavorano per estrarre l’olio. Sole e caldo sempre a far da padrone. E se il caldo un po’ pesa, pedalare al sole senza pioggia rende tutto più facile. Persino far le foto. Domani mi aspetta Norcia. Si entra nella zona particolarmente martellata dal terremoto del 2016.
































































