Tappa corta quella di oggi, quindi relax, foto e “perditempo” senza remore. Colazione con vista a Castrovalva e poi comincio la discesa verso valle dove si trova il lago artificiale di San Domenico che intercetta le acque del Sagittario provenienti dal Lago di Scanno appena sopra. Le acque e le sponde del lago, oltre l’eremo adiacente, richiamano turisti che passeggiano o si fermano a prendere il sole.
Faccio qualche foto e poi risalgo in sella alla volta di Villalago, paese con una ricca dotazione di scalinate, comode da salire a piedi, molto meno quando si sta in bicicletta. È una caratteristica comune in molti luoghi. Alcuni paesi hanno trasformato parte delle scale in rampe percorribili da mezzi a ruote, ma non è questo il caso.
Riparto, mi aspetta il lago di Scanno prima ed il paese poi. La sponda ovest del lago è percorribile con una parziale ciclabile mentre la sponda est è trafficata di auto e mezzi in transito.
Scanno mi accoglie con le sue strade pavimentate in pietra e qualche scala. Mentre pedalo all’inizio del paese si affianca un signore in macchina e mi chiede se sono italiano. Probabilmente sono poco abituati a vedere gente in bicicletta. Molti turisti in giro.
Mi fermo a mangiare un panino su una panchina di fronte ad una fontana parzialmente “offuscata” dai tavoli di un ristorante adiacente. Chissà cosa hanno pensato quando concedevano l’autorizzazione alla occupazione del suolo pubblico.
Ci sono anche altre fontane in pietra belle ed incastonate in muri antichi. Scansando le auto parcheggiate si riesce a fare qualche foto. Le auto addosso ai monumenti oppure ai punti di maggiore interesse sono uno dei miei tarli. Riparto da Scanno alla volta della meta finale di oggi Villetta Barrea, transitando dal Valico di Monte Godi. Ancora caldo e sole ma ormai si sente “aria di casa”. Lungo la strada passa qualche moto troppo rumorosa (HD per capirci). Mai capito perché si debba viaggiare su un trabiccolo inguidabile sui tornanti, che vibra e fa rumore come un trattore.
La discesa su Villetta Barrea è sempre piacevole, parte in ombra e parte al sole. In paese proseguo per il giro del lago artificiale, passando prima per Barrea e poi per Civitella Alfedena. A Barrea salgo a fare le foto al paese, al castello, al lago dall’alto. Paese in pietra, molto curato, molti fiori ed altrettanti cartelli ad indicare le soste principali. Gli scorci delle vie sono sempre bellissimi, spesso con la luce radente che esalta la geometria delle pietre lavorate a mano.
Scendo di nuovo verso il lago seguendo fiducioso le indicazioni di una “pista ciclopedonale”. Annoto che c’è ancora molto lavoro da fare per spiegare che un semplice tratturo, con il fondo in alcuni tratti molto sconnesso ed in salita, non cambia con la sola posa di un cartello marrone. Diciamo che quantomeno i tratti più ostici dovrebbero avere una pavimentazione percorribile dalle normali biciclette e non solo dalle MTB. In compenso lungo il tragitto compare un prato “area fitness” con attrezzature da ginnastica. Soldi che probabilmente potevano essere spesi meglio. È la solita differente visone di quale turismo attrarre e di come fare per attirarlo.
Civitella Alfedena mi attende con le sue scale di pietra chiara, le case in pietra ed il centro visite del Lupo. Posti conosciuti per esserci stato molte volte da ragazzino. Adesso hanno un sapore differente e si apprezzano particolari diversi. Torno verso Villetta Barrea. A cena mi aspetta un “carramba che sorpresa”. Mentre mangio entra un amico che non vedevo da 30 anni. Ci guardiamo, sorpresa, un abbraccio e ci sediamo a tavola insieme a cenare a far chiacchiere. Domani ultima tappa, fino a casa.
Giorno 10 – Villetta Barrea – Cassino
Ultima tappa del viaggio. Parto da Villetta Barrea abbastanza presto alla volta di Pescasseroli, dubbioso su cosa possa trovare. Parlando con qualche turista me lo avevano descritto come un posto bellissimo. Io me lo ricordavo diversamente. E quando sono arrivato ne ho avuto conferma.
Molto traffico e molta confusione. Diciamo fuori dai miei standard di “bellissimo”. Ho comunque comprato una serie di adesivi del Parco, unica cosa che potevo aggiungere al bagaglio senza aggravio di peso. La sosta successiva a Opi, ha rimesso a posto la delusione di Pescasseroli.
Opi è un paese piccolo, affascinante, adagiato su uno sperone roccioso, in posizione dominante con alle spalle il monte Marsicano, inserito nella lista dei “borghi più belli d’Italia”. Una strada centrale, in salita, pavimentata in pietra scura, conduce alla sommità del paese dove si trova una fontana monumentale ed alle spalle la chiesa. Le case tutto intorno fanno da quinta muraria, interrotta solo in qualche punto che concede la vista sulla valle sottostante. Per la cronaca il paese ha fatto da set per le scene di “Un mondo a parte” con Antonio Albanese e Virginia Raffaele. Film rivisto per coincidenza in piazza la sera prima a Villetta Barrea. Incontro al cicloturisti “di corto raggio” che viaggiano in camper e pedalano nelle zone attorno alla sosta. Una bella tecnica che consente belle esperienze.
Ricomincio a pedalare sulla SR509 per Forca D’Acero, seguendo col pensiero le volte che anche da bambino ero transitato in auto. Rimane il fascino del panorama circostante, pedalando su una strada a tratti ombreggiata dai faggi che cominciano ad essere ben presenti. Il valico mi attende a quasi 1500 mslm, appena dopo un fittissimo bosco di faggi di ogni dimensione. Una goduria per gli occhi e per la mente. Appena dopo il valico comincia la discesa.
Fuori dal bosco si apre un panorama diverso con ampie zone brulle, intervallate ancora dai boschi. In lontananza una colonna di fumo bianco non promette nulla di buono. Un incendio sta divorando boschi e sterpaglie. Arrivo alla prima deviazione dove una macchina del corpo forestale sbarra la strada. Un incendio doloso. In arrivo aerei e mezzi dei VVFF per contenere le fiamme.
Finalmente San Donato Valcomino un’altra perla della zona. Di nuovo foto al borgo, anche questo pulito, ben curato e fiorito. Case in pietra, alberi incastonati fra le case, scorci spettacolari. Uno spettacolo per gli occhi. Panino in piazza all’ombra delle piante a sentir chiacchiere della gente. Negozi aperti ma niente mercato oggi. Ci sono stato altre volte ed il mercato settimanale aggiunge sapori e profumi che fanno star bene.
Riparto per l’ultimo tratto, paesaggisticamente meno accattivante, sferzato da folate di aria torrida. Salto la salita ad Atina perché sfuma l’appuntamento con un amico locale ma mi aspetta un’altra salita per arrivare a scavalcare la galleria, chiusa per lavori, della SS749.
Laggiù la sagoma dell’Abbazia di Montecassino che sovrasta la valle. Ormai ci siamo. La discesa scorre via veloce, fino all’innesto sulla ciclabile sull’argine del fiume Rapido che mi porta fino alla periferia sud. Poi entro in città, giro posti nei quali son cresciuto, apprezzo a volte i cambiamenti anche se molte cose son rimaste uguali. Mi fermo nella rinnovata Piazza Sant’Antonio, salotto buono (finalmente pedonale) della città, bevo alla fontanella a zampillo che conosco da quando sono nato e punto decisamente verso la meta. Finito. Questa volta per davvero.
10 giorni e 10 tappe in bicicletta, quasi 900 km e 12600 metri di dislivello, su e giù per l’Appennino, da Forlì a Cassino… attraversando Emilia, Toscana, Umbria, Abruzzo e Lazio. Passando per luoghi bellissimi in grado di regalare emozioni forti. Stanco e soddisfatto. Aiutato dal bel tempo e da una buona programmazione delle tappe e dal contesto. Sul “cosa porto a casa” potrei scrivere intere pagine. Posso solo dire che la fatica ne è valsa la pena, in ogni metro pedalato. Magari ne parlerò in un altro momento perché ci sono temi variegati, a cominciare dalle possibilità di sviluppo e valorizzazione del territorio con il cicloturismo, perennemente trattato come una cenerentola economica.



























































