Ci sono attacchi che servono a vincere una tappa e altri che servono a chiudere definitivamente una corsa. Quello di Jonas Vingegaard a Piancavallo appartiene alla seconda categoria.
La maglia rosa del Giro d’Italia 2026 era già sulle sue spalle, ma il danese ha scelto comunque di onorare la gara e i tifosi. Lo ha fatto nel tratto più duro della salita friulana, quei 2,2 chilometri al 10,7 per cento di pendenza media che Velon ha individuato come il segmento decisivo della ventesima tappa.
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I numeri raccontano bene la dimensione dell’impresa: 7 minuti e 11 secondi per percorrere il settore più severo dell’ascesa, a una velocità media di 18,8 km/h. Numeri che già impressionano letti così. Ancora di più quando si aggiunge il dato della potenza: 430 watt medi, con un picco di 630 watt.

Tradotto in termini relativi significa che Vingegaard ha sviluppato oltre 7 watt per chilogrammo per più di sette minuti. Non su una salita affrontata a gambe fresche, ma dopo quasi 200 chilometri di corsa, alla fine della terza settimana di Giro e nel giorno successivo a una delle tappe più dure dell’intera corsa.
È probabilmente questo il dato più significativo. I 430 watt non raccontano soltanto un valore assoluto elevato, ma soprattutto la capacità di esprimerlo quando tutti gli altri stanno cercando semplicemente di sopravvivere.
La VAM del segmento sfiora i 2.000 metri all’ora, un valore che colloca l’azione tra le migliori prestazioni in salita viste negli ultimi anni al Giro d’Italia. Eppure, osservando Vingegaard in televisione, la sensazione era quasi opposta. Nessuna esplosione apparente, nessuna pedalata scomposta, nessuna ricerca drammatica dello sforzo. Soltanto una progressione costante che ha lentamente scavato il vuoto.
È questa, forse, la caratteristica che più distingue il danese. La sua capacità di rendere normale ciò che normale non è.
Quando ha accelerato sul tratto al 10,7 per cento, gli avversari hanno capito che la tappa, anche oggi, sarebbe stata sua. Alla fine, quei sette minuti sono un condensato di queste tre settimane.



































