Pidcock vince su un percorso che lui stesso aveva criticato. Non è facile vincere su un tracciato che non ti piace, né è semplice recuperare da una foratura su un percorso del genere. Più i percorsi off-road sono veloci – sia nel mountain bike che nel ciclocross – più i distacchi in caso di incidente meccanico diventano insormontabili.

Pidcock ce la fa e recupera sui primi. Il podio è composto non solo da tre super atleti, ma anche da tre corridori estremamente intelligenti. Personalmente, sono rimasto molto affascinato nel vedere come tutti e tre abbiano giocato al meglio le loro carte, tutti con l’ambizione di vincere e senza arrendersi fino all’ultimo chilometro.
Koretzky e Hatherly mantengono il loro ritmo finché possono, sapendo che prima o poi l’inglese arriverà. Quando Pidcock raggiunge Hatherly, il sudafricano gioca alla grande le sue carte: rallenta e respira per un attimo, poi si mette a ruota di Pidcock e si fa trainare per un giro intero. Così facendo, riesce a riportarsi sul leader della corsa e potenzialmente al penultimo giro è addirittura in lizza per l’oro grazie a questa mossa, anche se poi gli mancheranno le gambe.
Anche Koretzky segue una tattica simile, ma fa di più: lascia sfogare Pidcock con alcuni scatti prima di riprovare lui stesso. Una tattica geniale, peccato che non sia assolutamente al livello di Pidcock nel tecnico, e quando riesce a guadagnare 20 metri con un attacco magistrale, li perde tutti nella discesa che segue.

Koretzky ci riprova disperatamente, non si arrende, non vuole portarsi Pidcock in volata. Pidcock, dal canto suo capisce che il suo punto di forza sul francese è proprio la guida, e quindi si infila all’interno del sentiero, forse l’unica parte all’ombra dell’intero percorso. È un’entrata “borderline”, ma per un arrivo del genere ci sta. Probabilmente nemmeno Pidcock si sentiva troppo sicuro in volata, avendo speso molto. È altrettanto probabile che Koretzky non fosse più lucido e non sia riuscito a reagire alla spallata.
L’arrivo è accompagnato da un fiume di fischi. Dare una spallata al beniamino locale non è la mossa migliore per farsi apprezzare – anche se del tutto regolare in questo caso – così come non lo è criticare il percorso e l’ambiente della mountain bike, affermando che i bikers si allenano poco e non danno abbastanza importanza alla parte fisica. I fatti – le vittorie – ci sono, perché rovinarli con le parole?
Classifica
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