Gentile Direttore, in italia paese in cui la repubblica da un po non e fondata sul lavoro ma sulla ignoranza e prepotenza come quella di parecchi ciclisti visto il caso esposto tanto e vero che ci si è indebitati fino alle orecchie per fargli le piste ciclabili anche in posti che creeranno molti disagi e dispiaceri ma si continua ad errare diabolicamente. Poveri italiani ma quelli veri che brutta fine faranno visto anche il troppo protezionismo verso i prepotenti extracomunitari e questo grazie al loro protezionismo grazie per avermi permesso di esprimere un mio pensiero
Antonio Roberti
Le piste ciclabili, per troppi, sono la causa di tutti i mali. Alcune sono fatte male, altre potevano essere fatte meglio, tutte testimoniano una volontà di adeguamento a un’Europa che sta andando in una direzione precisa (e dà fondi per realizzarle). Insomma, ci vuole un po’ più di equilibrio piuttosto che sparare a zero riprendendo concetti su cui soffia volentieri un po’ di politica per buttarla in caciara.


































Fa sorridere questa lettera, in poche righe il lettore è riuscito a saltare dai ciclisti prepotenti agli extracomunitari prepotenti.
Non è mia intenzione far cambiare idea al lettore ma vorrei offrirgli uno spunto di riflessione, perlomeno per quanto riguarda gli extracomunitari (sui ciclisti mi arrendo… ah ah!).
Abito in campagna in una zona di pianura vocata da decenni alla produzione di ortaggi e frutta.
Le verdure e la frutta che troviamo quotidianamente al supermercato con l’etichetta “prodotto 100% italiano” non sono raccolte da italiani “veri” (citazione) ma da extracomunitari veri che hanno continuato a lavorare sotto il sole anche quando c’erano quasi 40 gradi all’ombra.
Poi, se si vuole fare un discorso sulla “prepotenza” credo sia presente in parte in ogni categoria, ciclisti e automobilisti compresi.