European Cycling Industries (associazione che rappresenta a livello europeo i principali attori industriali del settore della bicicletta e della mobilità ciclistica, dalle aziende produttrici ai comparti della filiera) presenta un quadro del mercato europeo ancora segnato dagli effetti della correzione post-pandemia, ma con una prospettiva che punta alla stabilizzazione e alla trasformazione del settore.
Report 2026, la visione europea
I dati del report 2026 indicano infatti un comparto che rallenta la fase discendente e prova a ridefinire il proprio equilibrio. Il 69 per cento delle aziende europee prevede risultati economici nel 2025 uguali o migliori rispetto all’anno precedente. Non si tratta ancora di una crescita strutturale, ma di un segnale di assestamento dopo la forte volatilità degli ultimi anni.
Resta però un contesto prudente. Il 31 per cento degli operatori prevede una riduzione dell’occupazione nei prossimi due anni, mentre metà del campione segnala ancora criticità legate all’eccesso di scorte di biciclette complete, in particolare modelli rimasti invenduti nei cicli precedenti.
Il punto centrale del report non è tuttavia la fotografia congiunturale, ma la direzione strategica del settore. Il 79 per cento delle aziende dichiara di essere attivamente impegnato nella ricerca di nuove partnership e collaborazioni, mentre il 63 per cento si attende un rafforzamento delle politiche europee a sostegno della ciclabilità.
È una lettura che evidenzia un’industria che, pur in una fase complessa, continua a considerare la bicicletta come parte strutturale della mobilità del futuro e non solo come prodotto commerciale.

La differenza con l’Italia
Il confronto con il mercato italiano, analizzato attraverso i dati ANCMA, mette in evidenza una differenza di approccio significativa.
Nel 2025 in Italia sono state vendute 1.303.000 biciclette, con un calo del quattro per cento rispetto all’anno precedente. Ma il dato più rilevante non è la contrazione delle vendite, quanto la distanza crescente tra uso reale della bicicletta e performance del mercato.
Si registra infatti un aumento della presenza delle biciclette nelle città e negli spostamenti quotidiani, ma questa crescita dell’utilizzo non si traduce in un rafforzamento del settore industriale. È questo il cosiddetto paradosso italiano: più bici in strada, ma mercato in calo o stagnazione.
A differenza del quadro europeo, in Italia il sistema continua a essere fortemente centrato sulla vendita del prodotto. La bicicletta rimane un bene commerciale soggetto a dinamiche stagionali, promozionali e alla gestione delle scorte.
In Europa il mercato va verso i servizi
Nel contesto europeo, invece, il settore si sta progressivamente spostando verso un modello più ampio, in cui la crescita non dipende solo dalla vendita di biciclette, ma anche da servizi, leasing, mobilità urbana, logistica e integrazione con i sistemi di trasporto. Un approccio diverso che parla di come la bicicletta sia inserita in una considerazione culturale diversa.
Il mercato italiano appare invece ancora concentrato sulla gestione degli effetti della fase post-pandemica. L’accumulo di scorte degli anni precedenti continua a influenzare le strategie commerciali, con un forte ricorso agli sconti per ridurre i magazzini e una conseguente pressione sui margini lungo tutta la filiera.
Il risultato è un indebolimento del canale specializzato, che fatica a mantenere redditività e stabilità in un contesto di forte competizione sui prezzi.
Anche il segmento delle e-bike evidenzia il divario tra Italia ed Europa. Nei mercati più avanzati la bicicletta elettrica è ormai parte integrante della mobilità urbana e rappresenta uno dei principali driver di crescita del settore. In Italia, invece, la diffusione resta più limitata e non ancora pienamente integrata nelle politiche di mobilità e nelle infrastrutture urbane.

Come cambia il mercato (e dove andare)
Il confronto tra i dati europei e quelli italiani evidenzia quindi due traiettorie diverse. Da un lato un settore che, pur tra difficoltà, si muove verso un modello industriale più integrato nella mobilità contemporanea. Dall’altro un mercato che continua a misurarsi soprattutto con la gestione del ciclo commerciale della bicicletta, senza ancora una piena trasformazione del proprio ruolo economico.



































