Paul Seixas è la risposta alla noia, se proprio vogliamo chiamarla così, del campionissimo che stravince. Seixas tiene le ruote, è messo bene in bicicletta, sa sfruttare la strada in modo che non è nemmeno sufficiente il collegamento via radio pure con i buoni consigli, ci mette decisamente del suo, di testa oltre che, naturalmente, di gambe.
C’è voluta la cote Roche-aux-Faucons e rimettere in ordine il ciclismo dei nostri giorni. Uno, due e tre colpi finché Seixas ha cominciato a pedalare di spalle, poi di testa, poi le ruote che si allontanano inesorabilmente per lasciare finalmente Pogacar da solo.
È così che doveva andare nel libro nel ciclismo, ma oltre al ciclista da solo al comando, d’ora in poi, sappiamo che c’è di più.

La corsa di oggi certo non è stata noiosa. A molti non sarà simpatico ma uno come Remco Evenepoel nel ciclismo moderno ci voleva e ci sarebbe mancato per tenere un po’ alta la tensione in corse che, altrimenti, sarebbero scivolate facilmente nella noia.
E allora non vuoi andare in fuga a 200 chilometri dall’arrivo?
In realtà non è così come si potrebbe immaginarla a dirla così. Remco si è trovato davanti quai in maniera fortuita, a seguito di una caduta che ha spezzato il gruppo.
L’unico vantaggio reale ottenuto da Evenepoel è stato di far stancare i gregari di Pogacar.
Come se servisse a batterlo.

Sì, perché le cose poi sono rientrate piano piano col passare dei chilometri. Così come il gruppo è rientrato su un Evenepoel, che, in realtà, non era poi così esplosivo.
Le condizioni ideali si sono viste proprio su La Redoute che ha messo tutti in fila prima dello scatto telefonato, atteso, previsto, di Tadej Pogacar.
Ma se la maglia iridata è a cerca di record, la sorpresa è alle sue spalle. Non ha caso la Liegi Bastogne Liegi era una classica attesa per la presenza di Paul Seixas. Il diciannovenne transalpino da promessa sta diventando sempre di più realtà. Ed è stato proprio lui a tenere la ruota di Pogacar e allora sì, la cosa è finita quasi così a una trentina di chilometri dal traguardo.
Per tutti gli altri.
Perché davanti non c’è più l’assolo dell’iridato ma una coppia di corridori che vedremo sempre più spesso insieme.
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