Non lo fermano più. Se cade si rialza e vince, non fermano più. Li stacca, non li stacca, poi vince lui. Era la corsa che gli mancava
Attacca sulla Cipressa? No, sulla Cipressa è successo qualcosa ma non l’attacco di Tadej. Il campione del mondo si è arrotato col corridore davanti a lui proprio poco prima della Cipressa. Caduto, e altri franati su. Il body strappato, nero di strada e sfiammate sulla pelle da sentire dopo, più tardi. Il momento dell’adrenalina copre tutto.
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Pogacar è rientrato all’attacco della Cipressa a menare di corsa per andare davanti. Anche van der Poel. Rientrati in fretta e furia, e Pogacar di nuovo davanti, come se non fosse successo niente.
Il piano non è cambiato. Del Toro a tutta e poi via Pogacar con Pidcock dietro e poi van der Poel. Quasi stesso terzetto dell’anno scorso con Ganna un po’ meno e Pidcock un po’ di più a rispettare il pronostico.
Ne ha data un’altra Pogacar di legnata in salita, van der Poel la sente e stringe i denti. Stava per staccarsi quasi, salvato comunque da Pidcock che, nella sua tenuta, ha fatto da ponte all’olandese.
Roba di ciclismo. Ma cosa avrebbe fatto senza la caduta? Non lo sapremo mai.
Ma non doveva avere paura, in discesa, Tadej, con quella caduta? Risposta immediata: dopo due curve di Cipressa a testa in giù a momenti perde la ruota dell’iridato pure Pidcock, che di discesa se ne intende un bel po’.
Sul Poggio Pogacar ha fatto fuori van der Poel ma non Pidcock nelle prime curve. L’inglese gli è rimasto attaccato fino alla fine della salita e poi giù, a rotta di collo con Pogi che ci ha provato pure in discesa.

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