Non avevo pensato di scrivere un articolo su questo argomento perché certi paragoni, secondo me, lasciano un po’ il tempo che trovano. Per confrontare epoche diverse bisognerebbe creare un algoritmo in grado di tenere conto di un’infinità di parametri, non solo tecnici, ma anche di contesto: praticamente è impossibile.
Il paragone tra Pogacar e Pantani, poi, è più difficile che mai e questo a prescindere dalle simpatie soggettive per i due campioni.
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Ma siccome da qualche giorno ne leggo di tutti i colori mi è venuta voglia di ragionarci su cercando di fare un gioco sofisticato.
Ecco, quello che leggerete consideratelo come un gioco, frutto di un po’ di letture, qualche ragionamento e un po’ di esperienza accumulata negli anni di questo lavoro. Per cui sono andato a ritrovare vecchi appunti.
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È andato più forte Pogacar o Pantani sull’Alpe d’Huez a prescindere dai numeri?
Perché i numeri parlano chiaro e ne abbiamo scritto su Cyclinside, anche qui con deduzioni frutto di riferimenti non sempre precisissimi. Ma tant’è, questo è l’articolo che è stato tra i più letti e allora proseguiamo col ragionamento.
Partiamo dalle variabili:
- La bicicletta, questa è facile e quantificabile, bisogna considerare non solo il telaio, ovviamente, ma anche le gomme, le ruote, i rapporti (e qui già si va sul modo diverso di pedalare) l’abbigliamento…
- L’alimentazione. Qui già le cose si complicano. Niente crostatine ma carboidrati misurati al grammo all’ora, cambia tutto rispetto agli anni Novanta.
- La preparazione. Ora la cosa si fa davvero difficile. Una volta era impensabile prepararsi senza correre, oggi è una cosa quasi normale. Comunque la preparazione è cambiata profondamente, i lavori sulla potenza danno una misura molto più precisa di una volta.
- Il percorso, il meteo, più in generale: il contesto. Qui la differenza può essere enorme, perché i corridori non si sono preparati per la salita secca come si fa per un record dell’ora, ma ci sono arrivati dopo tante tappe, più o meno dispendiose, con meteo e difficoltà diverse. Inutile dire che può cambiare tutto ed è soprattutto per questo che il ragionamento difficilmente può andare più lontano dell’esercizio ludico.
Insomma, un contesto che cambia così tanto da rendere molto più fumoso il tutto. Capite bene che partire da variabili così diverse allontana parecchio da un risultato che possa essere considerato scientifico.
Detta la premessa, partiamo col ragionamento.
Tadej Pogacar ha riscritto la storia dell’Alpe d’Huez. Il suo tempo di 35’26” (anche qui le rilevazioni non sono univoche, secondo più, secondo meno) ha cancellato il riferimento che Marco Pantani aveva lasciato nel 1995 e confermato nel 1997. Un record che resisteva da oltre trent’anni e che sembrava appartenere a un’altra epoca del ciclismo. La domanda che molti si stanno facendo è semplice: quanto c’è della bicicletta e quanto dell’uomo? La risposta è che la bicicletta conta, ma probabilmente meno di quanto si pensi. È tutto il resto a essere cambiato radicalmente.
Nel 1997 Pantani vinse all’Alpe d’Huez con una Wilier Triestina. Un telaio da circa un chilogrammo e più, gruppo Shimano Dura Ace 7400 a otto rapporti, ruote con tubolari, e un peso complessivo attorno ai 7 chilogrammi, praticamente in linea con il limite UCI attuale di 6,8 kg. Non stiamo parlando di una bicicletta “primitiva”. Era il meglio che la tecnologia potesse offrire all’epoca.
La Colnago Y1Rs di Pogacar è invece un concentrato di aerodinamica, simulazioni CFD, laminazioni del carbonio, cuscinetti a bassissimo attrito, pneumatici tubeless da 28 o 30 millimetri e trasmissioni elettroniche a 12 velocità. È più efficiente, più rigida e più aerodinamica. Ma su una salita come l’Alpe d’Huez il guadagno della sola bicicletta è molto inferiore rispetto a quello che si ottiene in pianura. Parliamo di secondi, non di minuti. Anche un chilogrammo in meno su un’ascesa di circa 36 minuti vale poche decine di secondi (certo, non pochi, ma non la differenza che abbiamo visto) per un atleta di quel livello.
Se mettessimo Pantani del 1997 sulla bici di Pogacar, non vedremmo un minuto e mezzo di differenza. Forse una ventina di secondi, forse trenta. Il resto è altrove.
Negli ultimi trent’anni è cambiata la scienza del ciclismo. Pantani correva ancora in un’epoca in cui la preparazione era basata soprattutto sull’esperienza dei direttori sportivi e dei preparatori. Oggi ogni parametro è misurato. Si conoscono nel dettaglio potenza, consumo energetico, metabolismo dei carboidrati, qualità del sonno, temperatura corporea, strategie di recupero e perfino la capacità individuale di assorbimento dei nutrienti.
La nutrizione sportiva è probabilmente uno degli aspetti che ha subito la trasformazione più importante. Se negli anni Novanta era normale assumere una borraccia con sali minerali e qualche gel energetico durante la corsa, oggi un corridore del Tour de France può arrivare a consumare anche 120 grammi di carboidrati all’ora grazie a formulazioni sviluppate specificamente per aumentare l’assorbimento intestinale e limitare i problemi gastrointestinali.
Un tema che negli ultimi anni è stato affrontato più volte anche sulle pagine di Cyclinside insieme ai tecnici di Enervit. Oggi non si parla più semplicemente di “mangiare durante la gara”, ma di vero e proprio fueling. L’alimentazione viene periodizzata come l’allenamento: si allena l’intestino ad assorbire grandi quantità di carboidrati, si definiscono strategie differenti in base al tipo di tappa e si pianifica il recupero già dai primi minuti dopo il traguardo.

Anche la gestione dell’energia durante la corsa è completamente diversa. Pantani si affidava alle sensazioni e al cronometro. Pogacar dispone di dati in tempo reale sulla propria potenza, conosce con precisione quale sforzo può sostenere per trenta o quaranta minuti e lavora con modelli matematici che simulano il consumo energetico dell’intera tappa.
Poi, spesso, lo vediamo scattare in maniera apparentemente “scriteriata”, senza guardare la tecnologia di cui pure dispone, ma lì è l’atleta che sa riconoscere le sue sensazioni.
Ma l’allenamento stesso è cambiato. I ritiri in altura non sono più una semplice permanenza in montagna ma prevedono monitoraggi continui dell’emoglobina, della saturazione di ossigeno e della risposta individuale all’ipossia. Il recupero è diventato una disciplina scientifica che comprende sonno, massaggi, compressione pneumatica, strategie nutrizionali e gestione dei carichi di lavoro.
C’è poi un altro aspetto spesso sottovalutato: l’evoluzione del gruppo. Pantani correva in un ciclismo nel quale i gregari erano molto meno specializzati e le squadre disponevano di strumenti limitati per controllare la corsa. Oggi un leader come il campione del mondo può contare su una squadra costruita scientificamente attorno alle sue caratteristiche e su una conoscenza approfondita di ogni metro della salita grazie ai dati raccolti in allenamento e alle ricognizioni virtuali. Viene in mente il lavoro che si fa in Formula 1 anche lontani dalle piste che si andranno ad affrontare durante la stagione.
Il paradosso è che la bicicletta è probabilmente l’elemento che è cambiato meno. La Wilier Triestina di Pantani era già una macchina eccezionale per l’epoca e il limite minimo imposto dall’UCI ha impedito alla corsa alla leggerezza di trasformare radicalmente le bici da salita.
Quello che è cambiato davvero è il corridore. O meglio, tutto ciò che lo circonda: alimentazione, metodologia di allenamento, capacità di recupero, conoscenze scientifiche e gestione della prestazione.
Per questo il confronto tra Pantani e Pogacar non dovrebbe ridursi a una semplice tabella di tempi sull’Alpe d’Huez. Pantani era l’espressione del ciclismo degli anni Novanta. Pogacar è il prodotto di un ecosistema sportivo che oggi è in grado di ottimizzare ogni singolo watt prodotto dall’atleta.
Il minuto e mezzo che separa i due non sta soltanto nella bicicletta. Probabilmente, sta soprattutto nei trent’anni di evoluzione che il ciclismo ha vissuto dal Pirata al Cannibale sloveno.




































Salve, secondo me per un paragone più realistico possibile, bisognerebbe che Pojaciar facesse una prova con la bici del pirata e magari alimentazione ed allenamento per un periodo simile a quello dell’epoca.
Lui dimostrerebbe che davvero è il più forte (forse) e dal lato umano sarebbe più amato. Pantani per ora rimane in vetta e sarà difficile prenderlo. ❤️