Sono molti i lettori che, commentando l’ultima impresa di Tadej Pogacar al Lombardia, lamentano la noia di vedere uno spettacolo già scritto e senza suspance.
Due modi di vedere diversi, il ciclismo è sfida e lotta per prevalere, se il risultato è già ovvio che gusto c’è a seguirlo? E non era più noioso prima quando si aspettava uno scatto a pochi chilometri dal traguardo e il resto era cronaca di quel che sarebbe potuto succedere e, puntualmente, non accadeva mai?
Ognuno, anche dopo questo articolo, continuerà a pensarla secondo il proprio sentire personale e non pretendiamo di far cambiare idea agli uni o agli altri ma, incuriositi dalla questione, siamo voluti andare oltre quel che leggiamo e, per non farci influenzare da statistiche che rimangono personali e poco indicative, ci siamo affidati a numeri più ampi, quelli Auditel, facendo un raffronto negli anni.
Partiamo dal Lombardia, corsa che abbiamo negli occhi per le immagini del “solito” Tadej Pogacar straordinario ma anche del pubblico straripante a bordo strada. Nella salita finale ne ha fatto le spese Remco Evenepoel, rimasto intruppato nella strada invasa dai tifosi e da due moto che si sono incastrate tra loro. Per fortuna i secondi persi dal belga dell’episodio non hanno avuto alcun effetto nel risultato finale.

Cosa dicono i numeri?
Siamo andati indietro fino al 2015, raccogliendo i dati nella tabella che vedete di seguito e, quindi, estraendone un grafico. L’andamento dei dati non parla affatto di un calo di interesse dei telespettatori verso il ciclismo, peraltro occorre valutare i dati anno per anno. Il picco del 2015 corrisponde alla vittoria di Nibali ma anche al fatto che quel Giro di Lombardia fu corso di domenica, giorno in cui, dopo pranzo, si sta storicamente di più davanti alla televisione. Al numero alto di telespettatori, infatti, corrisponde una percentuale del totale piuttosto bassa.
Decisamente più alta, al contrario, la percentuale di telespettatori dell’edizione 2020, finta da Fugslang. In questo caso a influenzare il dato è certamente la data anomala di svolgimento della corsa: a Ferragosto e con una significativa partenza da Bergamo, città martoriata dalla pandemia Covid-19 da cui stavamo uscendo.

Oltre Il Lombardia, il Tour de France
Fino a ora abbiamo parlato di una corsa sola, seppure importante come la classica italiana di fine stagione. Ma cosa succede se allarghiamo il discorso a livello mondiale?
Negli ultimi anni, l’andamento degli ascolti televisivi del Tour de France ha mostrato tendenze contrastanti, con picchi di interesse in alcuni periodi e cali in altri, influenzati da vari fattori come la competitività della gara, la presenza di ciclisti di spicco e l’accessibilità delle trasmissioni.
Facendo riferimento al Tour de France, gara dove la presenza di Pogacar è stata costante negli ultimi anni, si segnala una popolarità crescente in Francia a fronte di un calo generalizzato nel resto d’Europa e nel mondo. Il motivo è difficile da stabilire ma va valutata la presenza di corridori di interesse nella singola nazione. Crescente, viceversa, è stato l’interesse del pubblico statunitense.

Quanto conta Pogacar nell’andamento dei dati?
Il calo di attenzione dei telespettatori, Francia esclusa, può essere spiegato con l’attenzione concentrata sul singolo corridore senza avversari in grado di scalfirlo (se poi andiamo a vedere le singole corse, spesso, non è stato così. La Parigi Roubaix di quest’anno, con la sfida stellare contro van der Poel ne è un esempio brillante), tuttavia nelle edizioni più combattute l’interesse è rimasto alto ovunque. Pogacar ha contribuito a una crescita generale della conoscenza del ciclismo moderno negli Stati Uniti e in altri mercati emergenti che lo hanno identificato come simbolo di questo sport e quindi, in sintesi: l’effetto di Pogacar sugli ascolti è stato complessivamente positivo, soprattutto in termini di visibilità globale e attrattiva della gara. Eventuali cali locali in Europa appaiono più legati a fattori di competitività generale che alla sua presenza. Vanno, inoltre, considerati altri canali di fruizione dell’evento grazie all’aumento dei media digitali.

Pogacar come Binda?
Insomma, tirando una linea e cercando di considerare tutte le informazioni possibili, l’interesse generale per il ciclismo, a seguito del fenomeno Pogacar, appare positivo. Se non dovesse essere così, d’altra parte, non ci rimane che la soluzione finale: pagarlo per non correre come accadde al nostro Alfredo Binda al Giro d’Italia del 1930


































La sola cosa che ha cambiato il Taddeo prodotto eugenetico è:
il momento topico della corsa, una volta era il traguardo, oggi è quando lui decide di salutare gli amatori che corrono contro di lui… e va solo all’arrivo.