Vingegaard era uscito dal cancelletto di partenza sparandosi fuori come uno sciatore. Era partito con la rabbia del Tour che sperava e quella della tappa che ieri sentiva di meritare rispetto a quell’altro lì, che sarà pure amico, ma poi se lo sogna la notte negli incubi peggiori.
Aveva pure detto che non avrebbe spinto a tutta, Pogacar, ma quando hai una gamba che scappa via così non ce n’è più per nessuno. Siamo al cospetto di un campionissimo, che guadagna in salita e taglia le discese come una lama, preciso dove gli altri faticano a tenere a bada la bicicletta.
Pogacar ha vinto la sua sesta tappa in questo Tour de France, la terza consecutiva. E pensare che qualcuno aveva detto che sarebbe calato nell’ultima settimana. Record che si accumulano: con 12 vittorie di tappa (6 al Giro e 6 al Tour) ha superato ancora di più Eddy Merckx nelle vittorie in due giri consecutivi vinti.
Cala il sipario sul Tour de France. Dopo 26 anni c’è un nuovo un’accoppiata Giro-Tour. Tadej Pogacar dopo Marco Pantani e fa un po’ effetto perché tocchiamo con mano, ancora una volta, quanto è grande lo sloveno.
Non è stata certo una crono da Formula 1 anche se la partenza era proprio lì, nel circuito si Montecarlo. Il rettilineo, il tunnel, ma poi la salita e la discesa e ancora prima dell’arrivo.

Momento Cavendish
Valeva la pena vederla dall’inizio questa tappa perché il secondo a partire è stato Cavendish. Nella classifica rovesciata era praticamente tra i primi con tutti i compagni dell’Astana che lo hanno aiutato in questo Tour a non finire fuori tempo massimo. È partito sorridendo, è arrivato salutando il pubblico nella sua ultima gara da corridore ciclista professionista. Giù il cappello di fronte a un corridore che avrebbe potuto lasciare il Tour giorni fa e ha voluto soffrire fino all’ultimo. Stoffa da velocista e carattere da cagnaccio che non molla mai. L’applauso di Nizza è stato una festa per lui tra le braccia di moglie e figli.

Una crono in salita
I 650 metri di dislivello lungo i 33 chilometri di gara sono stati affrontati con biciclette da cronometro da parte di tutti i corridori o quasi. Poche le eccezioni, tra cui l’Alpecin che doveva promuovere l’ultimissima Aeroad di Canyon, bicicletta da corsa con vocazione aerodinamica. Bici tradizionale, Cannondale a pois, per Carapaz, tanto per sottolineare la sua vittoria tra gli scalatori. Gli altri hanno preferito soffrire un po’ in salita per sfruttare il più possibile l’aerodinamica delle biciclette da cronometro.
Classifiche
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