Nessun pericolo di far baldoria nel circuito finale, la pioggia ha neutralizzato la corsa a 50 chilometri dall’arrivo per cui Montmartre sì, a rompere la scatole ai velocisti, ma che nessuno si faccia male. Non sia mai all’ultimo giorno del Tour qualche brutta sorpresa che nessuno si augura. E allora spazio alla festa e basta. Prima in bicicletta, con le foto di rito: prima le squadre, poi i corridori della stessa nazione, poi gli amici i paranti, gli zii lontani e così via. E che vuoi dirgli a ciclisti che si sono sciroppati tre settimane col coltello in bocca e, alla fine, nemmeno le tappe dei velocisti ad alleviare, visto che sono state sempre mosse a guai a mollare attenzione e tensione muscolare.
Il racconto della corsa parla di Pogacar a martellare sullo strappo di Montmartre. Prima ha selezionato venti corridori, poi sono rimasti in sei, al secondo passaggio (con Mohoric rientrato in discesa). Una corsa gestita da classica con Jorgenson a provare ripetutamente visto che si è trovato pure col compagno van Aert che ha fatto il vuoto nell’ultima ascesa e si è presentato da solo sul traguardo. Lui che temeva un altro clamoroso secondo posto, stavolta ha sparato con tutto quel che aveva nei muscoli e anche nella testa. Non poteva stagli dietro nessuno. Nemmeno Pogacar che, una volta staccato, si è fatto riprendere dagli altri per festeggiare con calma sul traguardo.
Si è concluso un Tour de France storico. La misura della sua grandezza sono i distacchi: solo undici corridori a meno di un’ora da Tadej Pogacar, il vincitore. Il giudice più temuto, oltre a salite e cadute, è stato il tempo limite sfiorato parecchie volte da corridori sfiniti e affranti all’arrivo. Gli sguardi persi e bolliti degli ultimi sul traguardo delle tappe più dure facevano il paio con gli occhi incavati dei primi. Basta così, ora riposo che non ne possiamo più.
Pogacar porta a casa un Tour de France da record; il quarto vinto a soli 26 anni, prima di lui nessuno. Merckx, al suo quarto Tour aveva 27 anni (poi ne avrebbe vinto un altro a 29). Sono state quattro le tappe vinte dal vincitore del 2025, ma si toglie gli scarpini lasciandoci nella convinzione che avrebbe potuto aggiungerne almeno altre tre visto che ha lasciato diversi traguardi a comprimari spesso arrivati a un passo da lui sul traguardo.
Bottino pieno anche di maglie: tranne la maglia bianca, ormai fuori per limiti di età, ha lasciato anche la maglia verde per fortuna al nostro Jonathan Milan che ha dovuto sudare anche sui traguardi intermedi per racimolare il bottino di punti necessari.
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