Che cosa significa fare cicloturismo su una piccola isola? La domanda ci è venuta spontanea durante un viaggio sull’isola di Ponza.
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Quello di Ponza è uno dei tanti comuni italiani coinvolti nell’iniziativa “Bici in Comune”, voluta dal Governo attraverso il Dipartimento Sport, con l’obiettivo di finanziare progetti che promuovano la mobilità ciclistica come strumento per uno stile di vita sano e attivo, oltre a favorire lo sviluppo del cicloturismo.

Appunto: come e dove si potesse fare cicloturismo si di un’isola lunga sette chilometri e larga due era la domanda che ci ponevamo mentre da Formia navigavamo in traghetto verso questa che è comunque la più grande delle cinque isole ponziane, ma che a rigor di logica non offre certo distanze e elevazioni per fare “vero” cicloturismo.

Come in realtà sia andata questa tre giorni organizzata dal Comune di Ponza lo spieghiamo più direttamente nel video, dove oltre alle uscite in sella vi raccontiamo di esperienze che hanno alternato la bici ad altre modalità di esplorazione: le escursioni a piedi guidate a curiosare su natura e fauna, le visite archeologiche a scoprire vestigia di una storia che ha più di duemila anni.

Immancabili in ognuno di questi momenti, sono state le vedute mozzafiato e panorami difficili da scordare, che già da soli varrebbero un viaggio apposito verso questa destinazione.
Sì, nell’immaginario Ponza richiama soprattutto il mare, le gite in barca, le calette e le giornate trascorse in un acqua verde che renderebbero quasi superfluo ogni altro tipo di fruizione turistica.
Ma arrivare su quest’isola con l’idea di scoprirla in bicicletta significa cambiare prospettiva. E soprattutto rallentare: non è tanto una questione di chilometri da percorrere, qui la bicicletta diventa piuttosto un modo per attraversare il territorio a una velocità che permetta di guardarlo con maggiore attenzione, fermarsi, cambiare direzione, osservare ciò che altrimenti rischierebbe di passare inosservato.
E Ponza, vista dalla bicicletta, è diversa: le strade sono spesso strette, il traffico è a volte intenso: pochi chilometri possono significare salite importanti e cambi di ritmo continui. È una bicicletta diversa da quella che si porta normalmente sulle strade di un itinerario cicloturistico tradizionale.

Ma il turismo non solo balneare qui è fatto anche di altro: abbiamo fatto camminate con guide locali, visite archeologiche e scarpinate sui monti, compresa quella, bellissima, sul monte più alto dell’isola, il Monte Guardia, dove era più sensato lasciare la bici e proseguire a piedi.
È stata proprio questa alternanza, alla fine, a dare un significato particolare alla nostra esperienza.
L’esperienza a Ponza ci ha insegnato una cosa, non tutto ciò che è raggiungibile fisicamente con una bicicletta è necessariamente più bello da vivere in bicicletta. In alcuni casi è meglio scendere dalla sella e continuare a piedi.

È una considerazione apparentemente banale, ma che diventa importante quando si parla di cicloturismo in posti simili: utilizzare la bicicletta non significa necessariamente pedalare sempre e comunque.
Significa, piuttosto, scegliere quando pedalare.
Si pedala, ci si ferma, si osserva. Si può lasciare la strada principale e raggiungere un punto panoramico, oppure fermarsi semplicemente perché quello che si vede merita qualche minuto in più. La distanza perde parte della sua importanza, mentre acquista valore il modo in cui la si percorre.
È una dimensione del cicloturismo che spesso viene messa in secondo piano quando si parla di percorsi, chilometri e dislivelli. Qui a Ponza, invece, diventa quasi inevitabile.





























Mai stato su l’Isola di ponza mi piace molto andare in bicicletta abito a Ceccano Fr ,come ho scritto altre volte uscire in bicicletta è diventato molto pericoloso troppo auto e camion ottimo consiglio , saluti .