Ecco, questo è un “tappone”. Chi pedala, lo sa, arrivare a Campo Imperatore in bici è davvero tanta, tantissima roba. Ma anche arrivarci tout court. L’atmosfera rarefatta di montagna, che a stare lassù giurereste di essere sulle alpi: vette, a perdita d’occhio, che cambiano aspetto ad ogni stagione, e una cosa che non cambia mai: il freddo pazzesco, quindi copritevi, copritevi sempre. e comunque per il freddo o la bellezza, resterete comunque senza fiato.
Ma se l’arrivo è eroico e spartano, da duri, la partenza invece è racchiusa in uno scrigno di elegante preziosità: Capua, abbracciata, dal fiume Volturno, sovrastata dal Monte Tifata e protetta dalle mura, racchiude in poche centinaia di metri, tesori inestimabili di arte, storia, architettura. E anche i prodotti gastronomici del territorio non sono da meno.
Partenza. Capua
Melone Rognoso o Rospa e Carciofi Capuanella.
Questo particolare melone è il primo dei due gioielli dello “scrigno Capua” che si sono aggiudicati il podio odierno. Sebbene debba i suoi due nomi alternativi al suo aspetto bitorzoluto che non lo rende esattamente un principe azzurro nemmeno dopo mille baci, è un’antichissima e pregiata varietà di melone invernale, recuperata recentemente proprio nel casertano e che ha nei secoli affascinato e ispirato numerosi artisti. Anche il gusto del melone rospa è particolare: sapido, leggermente piccante, e non dolcissimo, caratteristiche che lo rendono eccellente cotto al forno con cioccolato e amaretti.
I carciofi detti Capuanella, appartengono alla famiglia dei carciofi romaneschi, quelli dolci e senza spine. Il vezzeggiativo che li definisce deriva proprio da Capua, nelle cui terre vengono coltivati.
Normalmente si cuociono lentamente in un apposito tegame con fori alla base alla base e posto sulla brace. Conditi con olio d’oliva, aglio e prezzemolo, durante la cottura emanano un inconfondibile aroma, piacevole ed intenso che si diffonde stuzzicando l’appetito.
Arrivo: Campo Imperatore
Ricetta: Mostacciuoli Abruzzesi.
A Campo Imperatore invece, ci si arriva stanchi e infreddoliti. Serve energia, immediata e disponibile. E anche se a tutti piacciono i primi e i secondi abruzzesi, la chitarra, la pecora, gli arrosticini, il pesce, chi più ne ha più ne metta, questa tappa invece la vince un dolce antichissimo – risalente all’antica Roma e cictato da catone – pregiato e sostanzioso. Perchè è il miglior abbinamento possibile con un bel the caldo all’arancia che berremo per scaldarci, no?
I dolci sono l’unico caso in cui bisogna essere precisi con le dosi degli ingredienti, quindi eccoli:
- 1kg farina
- 500 gr zucchero
- 12 uova
- 350 gr cioccolato fondente tritato
- 100 gr strutto
- 70 gr cacao fondente
- 300 gr mandorle tritate finemente
- 250 gr cedro tritato
- 20 gr ammoniaca per dolci
Innanzitutto bisogna unire lo zucchero con le uova, aggiungere gradualmente tutti gli altri ingredienti e lasciar riposare l’impasto per almeno 12 ore.
Stenderlo quindi sul piano, con uno spessore di 2 -3 millimetri, ricavandone biscotti a forma di rombo.
Far cuocere i biscotti nel forno a temperatura 180° per circa 20 minuti.
Coprirli poi con una glassa che si ottiene versando un bicchiere e mezzo di acqua in un pentolino e facendola bollire; aggiungere poi 450 gr di zucchero e far sciogliere continuando a far bollire infine versare circa 150 gr di cioccolato fondente tritato e mescolare il tutto fino a ottenere una glassa morbida e densa che, se presa tra due dita, le fa attaccare.
Infine lasciarli asciugare in un luogo fresco.


































