Il punto di incontro è la voglia di rallentare. Il ciclismo vintage visto a La Francescana, ciclostorica umbra, racconta sé stesso e dà un senso al cicloturismo. Tantissimi i partenti arrivati al numero fatidico dei “mille e non più mille” voluto dagli organizzatori. Il numero chiuso garantisce la qualità dell’evento e gli organizzatori sono molto attenti. Il risultato sono i sorrisi e i complimenti finali difficili da quantificare visto che dureranno, com’è successo nelle scorse edizioni, per tutto l’anno.
Rompere gli argini porterebbe a un caos che si conosce già.
La Francescana è iniziata il venerdì, nelle scuole, con l’incontro con Gioia Bartali, è proseguita il sabato dalle pedalate mattutine al “Carousel vintage” di balli, convegni e presentazioni e poi luci e costumi da “C’era una volta in America” a “Happy Days” con uno sguardo di lusso al velodromo dei Canapè nelle “gare su pista con macchine dei primi del Novecento”.
Pubblico non pagante nel più antico velodromo d’Italia, ma per conquistare gli spalti occorreva avere abiti a tema.
Il velodromo, negli eventi de La Francescana, è arrivato due anni fa, esperimento ben riuscito e stavolta è stato una conferma. L’apprezzamento del popolo di Foligno e oltre era evidente dalla quantità di pubblico che ha frugato nei bauli delle nonne.
Signore dabbene con cappelli e guanti lunghi a spasso per la città nel bello del secolo scorso accompagnate da galantuomini a tono.
Tutti in bici nel dì di festa, il giorno dopo, a partire da Piazza della Repubblica. Uno sciame di veletti in mezzo a tanti ciclisti che hanno pedalato sulla loro bicicletta d’epoca ricordando campioni dai primi del ‘900 fino agli anni Ottanta del secolo scorso. Uno scorrere lento di pedalatori che non si è esaurito fino al passaggio del carro scopa, la voiture balaische, alla fine, ha riportato i più stanchi all’arrivo.
Mondi a confronto e il senso delle ciclostoriche
A vederli in giro sembrano anche molto diversi tra loro ma i ciclisti d’epoca hanno un comune denominatore che è il rallentare, godendo il territorio in tutti i suoi aspetti, dal paesaggio ai sapori. Vanno dai più ligi che si sono sfidati nel velodromo a suon di pedalate e di ricerca storica a chi, semplicemente, vuole godersi il ritmo della bicicletta al passo giusto, magari concedendo qualcosa alla modernità, sia dal punto di vista tecnico, con rapporti opportuni (ammessi anche dal regolamento de L’Eroica, cui si fa riferimento) che stilistico. Le scarpe da ginnastica aiutano nei tratti a piedi meglio degli scarpini in cuoio che si andrebbero a deteriorare rapidamente, oltre che non avere grande presa sullo sterrato. Meglio, piuttosto, scegliere il nero, invece che sneakers sgargianti, suggeriscono i più attenti. Ma poi ci si rende conto che il movimento vintage ha spinto verso qualcosa di ancora più profondo che ha a che fare col cicloturismo. Le ciclostoriche ne sono confluenza perfetta, diventano una proposta di stile di vita che piace sempre più, sono la porta di ingresso raffinata al cicloturismo. Eventi di questo tipo diventano una fortuna per il territorio che ne riconosce sempre di più la potenza e perdona qualche strappo alla regola stilistica. Basta non esagerare e magari pensando sempre alla qualità.
Il territorio e il percorso
La Francescana, in questo senso, è già avanti visto quanto è cercata dal territorio stesso. È la misura del successo di un evento giunto alla undicesima edizione con idee azzeccate dagli organizzatori che hanno messo d’accordo i 12 comuni interessati dal tracciato.

Quello de La Francescana è anche un percorso permanente di 160 chilometri che, tuttavia, durante l’evento non viene percorso interamente offrendo, ogni anno, parti diverse. Non c’è rischio di annoiarsi e ripetersi. I partecipanti hanno potuto scegliere tra il percorso lungo da 80 chilometri, il medio da 53 e il corto, pianeggiante, da 33 chilometri.
Punti fermi sono le cantine, naturale estensione del ciclismo d’antan e, in particolare, de La Francescana. Quelle toccate dalla ciclostorica umbra sono di lusso: i ristori da Arnaldo Caprai a Lunelli con il Carapace di Arnaldo Pomodoro che ormai è diventato uno dei punti “classici” de La Francescana, sono tappe inevitabili e ricercate dai partecipanti. Quest’anno esaltate dalle prelibatezze della tenuta di San Pietro a Pettine. Si sommano alle eccellenze della cultura locale (Palazzo Trinci, a Foligno, con i disegni di Giuseppe Piermarini è una tappa quasi obbligatoria per chi capita da queste parti) e di posti che conquistano alzando lo sguardo e ripercorrendo i luoghi di San Francesco.
Però bisogna pedalare lenti per accorgersene. Il punto della predica agli uccelli rischia di scappare via se non si è in bicicletta e il ritorno a Foligno può ammettere qualche minuto di meditazione. La bicicletta è momento intimo anche in mezzo agli altri, è perfetta qui e, come scrisse Marco Pastonesi, anche il santo d’Assisi, ne siamo certi, avrebbe predicato in bicicletta se ne avesse avuto una. Non è ricchezza materiale, sa di bellezza interiore prima di tutto e La Francescana ne è veicolo perfetto.
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Le biciclette vintage più interessanti viste a La Francescana 2025
























































