Getta un’ombra sulla professione dei rider la notizia riportata sul Corriere, edizione di Firenze (e ripresa da altre testate se non riusciste a leggere dal link), che è stata penalizzata dall’azienda perché considerata “troppo lenta”. Negli articoli che sono stati pubblicati nei giorni scorsi si parla di una contestazione per una velocità medi dai 15 km/h invece dei 21-26 che sarebbero richiesti.
I rider che si muovono in bicicletta, infatti, utilizzano modelli di vario tipo, nella maggior parte a pedalata assistita, quelle che un po’ impropriamente chiamiamo elettriche e conosciute universalmente come e-bike. La terminologia è importante. Se fosse richiesta una velocità come letto poco sopra si richiederebbero e-bike al di sopra delle loro possibilità legali (l’assistenza motorizzata deve “staccare” a 25 km/h), tanto più se si parla di velocità media. Per capirci: se vogliamo tenere una media di 25 all’ora in città occorrerebbe stare costantemente sopra i 30 all’ora dovendo considerare le soste. Per quello si è parlato di “prestazioni da Giro d’Italia”, tanto più considerando il fardello del cibo trasportato.
Abbiamo chiesto conto direttamente a Just Eat circa questa notizia e ci è stato risposto con il comunicato diramato anche ad altri organi che, sostanzialmente, parla di un esiguo numero di rider che è stato redarguito ufficialmente dopo essersi dimostrato “poco collaborativo e non allineati con le esigenze aziendali”.

Sulle biciclette come la mettiamo?
Lo abbiamo chiesto direttamente all’aziende che ci ha risposto: «Vengono controllate ogni giorno».
«Tutti i nostri rider oltre ad essere informati sulle regole e le caratteristiche che i mezzi di locomozione devono avere per essere in conformità con il Codice della Strada, ogni giorno, prima dell’inizio del turno, devono obbligatoriamente compilare il Daily Vehicle Check, in cui vengono registrate ed archiviate le verifiche visive effettuate per il rispetto del codice della strada (luci, catadiottri, campanello, freni, ruote, etc.). I coordinatori dei rider ricevono queste informazioni in tempo reale e, in caso di mancato completamento o nell’eventualità di segnalazione di guasti o parti danneggiate, provvedono a sospendere il turno di lavoro. Vengono, inoltre, effettuati controlli periodici dai coordinatori stessi in strada e a campione per verificare l’effettivo stato dei mezzi. Ogni eventuale abuso verificato dall’azienda è prontamente contestato e gestito disciplinarmente».
Risposta interessante ma non fa menzione all’aspetto delicato della conformità ai limiti di velocità delle ebike e alla caratteristica di dover attivare il motore solo quando si pedala. L’esperienza comune di utenti della strada ci dice troppo spesso di veicoli che si muovono senza pedalare. Ovviamente non basta un check statico per valutare queste caratteristiche ma il riferimento nella risposta alla conformità al Codice della Strada c’è pure.
Insomma, ogni rider poi si regola come crede. Quello che manca, come negli aspetti più generali della sicurezza stradale, è una vera attività di controllo che dovrebbe essere demandata comunque alle Forze dell’Ordine anche per evitare situazioni pericolose non solo su strada (ne avevamo parlato qui).
I Rider? L’azienda ne valuta l’efficienza
Nella risposta che ci è stata inviata da Just Eat non ci sono riferimenti a medie imposte ai propri lavoratori ma l’azienda parla della collaboratività dei lavoratori valutata nel tempo e di dialogo con i sindacati:
Just Eat intende precisare che ha sempre mantenuto un dialogo aperto e costruttivo con le organizzazioni sindacali, e continua a farlo. L’azienda è inoltre impegnata a migliorare continuamente il trattamento dei rider, sia in termini di sicurezza che di condizioni di lavoro.
In riferimento a quanto riportato dalla Filt Cgil territoriale, è importante precisare che le contestazioni recentemente recapitate hanno riguardato una percentuale ridotta della flotta, individui che si sono distinti per comportamenti sistematicamente poco collaborativi e non allineati con le esigenze aziendali. Queste misure sono state adottate solo dopo ripetuti tentativi di dialogo e confronto con i lavoratori coinvolti, e rappresentano l’ultimo passo di un processo lungo, aperto e trasparente.
Inoltre, le procedure aziendali sono studiate per garantire un ambiente di lavoro sicuro ed equo, considerando tutte le possibili variabili che possono influenzare il lavoro su strada. Just Eat ha sempre avuto, ed ha, come priorità la sicurezza dei propri rider.
In riferimento al caldo, durante i mesi estivi, quando le temperature sono particolarmente elevate, Just Eat ha implementato un protocollo di emergenza che permette ai corrieri di richiedere pause addizionali per recuperare dal caldo e dalla fatica. L’azienda è costantemente in allerta rispetto alle ordinanze meteo e segue tutte le direttive istituzionali per tutelare la salute dei propri lavoratori.
Infine, Just Eat intende sottolineare che gli indennizzi relativi al rimborso chilometrico sono stati determinati in pieno accordo con le rappresentanze sindacali, nell’ambito della contrattazione di secondo livello e l’azienda rispetta pienamente tutti gli accordi e le normative vigenti.
Just Eat continuerà a monitorare attentamente le condizioni di lavoro dei propri corrieri, garantendo il massimo supporto e implementando tutte le misure necessarie per rispondere alle loro esigenze e alle sfide che il lavoro di consegna comporta. L’azienda resta sempre disponibile al dialogo costruttivo e al confronto con tutte le parti coinvolte per migliorare ulteriormente le condizioni di lavoro.


































