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Home Biciclette

Ridley Noah Fast, passato, presente e futuro delle bici “aero”. Un’analisi

Redazione di Redazione
25 Settembre 2018
in Biciclette, TechNews
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Ridley Noah Fast, passato, presente e futuro delle bici “aero”. Un’analisi

25 set 2018 – Se dici “bicicletta aero”, oggi è facile ricollegare il termine alla categoria aerodinamica delle biciclette da corsa, a quelle che investono grossa parte del loro patrimonio tecnologico sulla riduzione della resistenza all’aria, che fanno dei tubi filanti e delle forme integrate il loro carattere peculiare.

Oggi, tutti i grandi marchi hanno un modello “aero” nella loro offerta di altissima gamma: solo per citare i più famosi, ha una bicicletta aero Cannondale con la SystemSix, ha una bici aero Specialized con la Venge, allo stesso modo la TimeMachine di Bmc è una aero-bike e nello stesso filone si inserisce Ridley, con la sua nuova Noah Fast. La Noah Fast, appunto: lo spunto per questo servizio ci è venuto proprio dopo aver toccato con mano, al salone di Eurobike, questa che è la novità principale della linea Ridley 2019.

Possiamo dire che la Noah Fast è la decana tra le aero bike, e quella che abbiamo visto lo scorso luglio al salone tedesco è solo la versione più aggiornata di una bici la cui versione originaria è datata 2012 (e che a sua volta era l’evoluzione “aero” della Noah datata 2007). 2012-2018: sono passati solo sei anni, ma rispetto ai tempi che ha oggi l’industria ciclistica è come andare indietro di ere geologiche. Provateci, voi, a fare un flashback, provate a immaginare cosa avreste pensato se vi avessero parlato di “aero bike” sette anni fa. Aero che? E invece quelle bici sono diventate familiari, e se così è stato è anche per il merito di Ridley, che fu tra i primi a codificare una categoria di bici, ma anche un segmento merceologico in più da offrire al pubblico.

Sì, perché è vero che con le aero bike i produttori hanno ampliato ed ulteriormente differenziato la loro offerta di altissima gamma; è vero anche che in questo modo i produttori riescono a soddisfare in maniera più specifica e dettagliata le esigenze di un pubblico che, da parte sua, è sempre più esigente e sempre più settorializzato; ma è vero anche che con le aero bike i costruttori hanno codificato formalmente una nuova categoria, – o se preferite un “segmento” – di biciclette, categoria che nasce intimamente con un aura supertecnologica e che non può non posizionarsi al vertice delle rispettive gamme. In sintesi, l’offerta a disposizione del pubblico che cerca bici di altissima gamma aumenta, aumenta l’appetibilità di una gamma prodotto sempre più ampia e variegata, ma soprattutto aumentano anche le occasioni di guadagno a beneficio dei costruttori.

La nuova Specialized Venge è decisamente meno estrema rispetto alla versione precedente, in basso.

Se alla belga Ridley e alla Noah Fast del 2012 possiamo formalmente assegnare la paternità della categoria “aero bike”, questo non significa certo che prima di quella data non esistessero modelli ascrivibili nello stesso genere. Ci basta guardare oltreoceano, negli Stati Uniti, ovvero in posti dove le componenti “velocità” ed “aerodinamica” che connotano lo sport del ciclismo sono molto più solide di quanto accade alle nostre latitudini, dove la bicicletta da corsa evoca maggiormente i concetti di salita e di passi da valicare: dunque, se vi spostate Oltreoceano, negli sconfinati e generalmente pianeggianti Stati Uniti, bici con tubi dal profilo schiacciato oppure bici in cui il manubrio tradizionale lascia spazio a più filanti manubri da cronometro non sono affatto rare, sono la regola, ed erano la regola già anni fa. Quelle bici, lentamente ma costantemente, hanno influenzato e contaminato anche la tradizione ciclistica europea, facendolo ben prima del 2012 e della Noah Fast di Ridley.

La “vecchia” Noah di Ridley era molto più estrema.

L’influsso esercitato sugli amatori dalle scelte dei professionisti ha fatto il resto, perché era logico che questi ultimi cominciassero ad usare diffusamente questa tipologia di bicicletta, era logico che bici come quelle facessero presto breccia su chi in bici va per professione, su chi in corsa raggiunge – o molte volte oltrepassa – medie orarie di quaranta all’ora, cioè raggiunge velocità di percorrenza in cui l’aerodinamica svolge un ruolo fondamentale nell’economia della prestazione. La domanda che dobbiamo porci noi amatori, però, è un’altra: servono davvero bici così performanti a chi, pur con un certo impegno e con elevata frequenza, in bici va per diletto?

La risposta perentoria a questa domanda dovrebbe essere “no”: le bici aero hanno poco senso per l’amatore di livello medio; servono a poco non solo se si considera che i veri vantaggi aerodinamici si iniziano ad avere oltre i 40 chilometri orari, ma anche e soprattutto servono a poco se si ricorda che la bicicletta incide per il 20, 25 per cento nell’economia generale dell’aerodinamica del ciclista che si muove su strada, e che il restante 75, 80 per cento è a carico del corpo del ciclista, compresi accessori quali casco, scarpe e occhiali.

Qual è allora il senso di una bici aerodinamica per noi amatori? La risposta, perentoria anche questa, è che una bici aero è oggettivamente bella, è esteticamente accattivante, e soddisfa nel migliore dei modi il requisito che chi il ciclismo lo interpreta in modo amatoriale è normale – e aggiungiamo giusto – che vada a ricercare: il piacere di possedere un oggetto bello, luccicante, moderno, un oggetto da custodire gelosamente e perché no anche un oggetto da ostentare ai compagni di uscita. Ma non c’è solo questo: aggiungiamo che la generazione più attuale di bici aero ha in parte smussato e addolcito quelle caratteristiche estreme che in gran parte contraddistinguevano i modelli di questa categoria fino a due, tre anni fa.

Diversamente che in passato le biciclette aero di oggi hanno soluzioni tecniche meno esasperate, hanno in parte abbandonato quella concezione integrata di concepire i componenti che era sì bella, ma spesso era difficile da gestire in fase di montaggio o manutenzione, e soprattutto le biciclette aero attuali hanno sposato una geometria che non è più esasperata o “spaccaschiena”, ma si allinea quasi totalmente alla configurazione classica della bicicletta da corsa, seppure di altissima gamma e da competizione. In pratica, alle forme ardite, accattivanti e filanti, corrisponde in realtà un’impostazione geometrica che è facile da guidare, o meglio che si guida esattamente come si stesse in sella a una bici da corsa più tradizionale. Insomma, se prima i produttori hanno codificato e lanciato il nuovo genere aero, in seconda battuta lo hanno adattato alle esigenze meno specifiche ed evolute del pubblico ampio al quale si rivolgono, appunto il pubblico degli amatori.

Torniamo allora alla Ridley Noah Fast dalla quale eravamo partiti: è una bici bella, è una bici aerodinamica, ma ha caratteristiche meno estreme della versione precedente. Per questo sono spariti i varchi aerodinamici che contraddistinguevano la forcella e i foderi obliqui della precedente versione (i cosiddetti Split Fork) per far spazio invece a una forcella tradizionale, che però si conforma aerodinamicamente, e in modo davvero elegante, alla contigua parte di tubo diagonale. Sono spariti anche i freni integrati nel telaio, per lasciar spazio a un impianto frenante che nella versione rim-brake di questo telaio (perché ovviamente c’è anche la Noah Fast Disc) è di tipo tradizionale. È sparita anche quella finitura che in alcune parti del telaio presentava una superficie ruvida, che si diceva servisse ad annullare le turbolenze, per fare spazio a una finitura omogenea, sicuramente più elegante.

La nuova versione della Noah di Ridley.

Ognuno a modo suo e ognuno con le proprie specifiche tecnico/dimensionali, hanno seguito la stessa strada anche altri produttori, che con le loro aero bike più aggiornate hanno fatto una sorta di passo indietro, rendendo meno estremi i loro modelli appartenenti al genere aero: giusto per fare due esempi, è questo il caso della nuova Specialized Venge, che ha forme meno complesse della precedente Venge ViAS e che è diventata anche più maneggevole; ed è sempre questi il caso della Cannondale SystemSix, che a dispetto delle forme filanti e delle sagome “aggressive” ha invece una impostazione geometrica che brilla su tutti i terreni e tutte le situazioni, non solo quelle veloci. Come dire, oggi le bici di questo genere rimangono sempre “aero”, ma acquistano un carattere un po’ più versatile e poliedrico.

#1#2#3#4

 

Maurizio Coccia

 

Tag: aero bikeaerodinamicacannondalenoahnovità 2019ridleyspecialized

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Iscrizione al Registro degli Operatori della Comunicazione con registrazione n° 35370 aggiornata 8 ottobre 2020.

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