Gentile Direttore, prendo spunto da uno scritto pubblicato dal sig Antonello Tarza. Sicuramente il rispetto delle norme vale per tutti, non è neanche interessante intavolare una discussione su questo argomento perché è scontato. Quello che il sig. Tarza sembra dimenticare è l’ atteggiamento sistematico che abbiamo proprio nei confronti delle norme. Questo sia quando siamo a piedi sia quando guidiamo un mezzo a motore. Direi che a tale proposito la Spagna ha fatto un deciso passo avanti definendo la vulnerabilità degli utenti deboli della rispetto agli altri. Gli esempi da considerare non sono tanto i post sui social ma il comportamento sulla strada. Ognuno di noi con una foto o un racconto fotografa una realtà che poi interpretiamo come verità assoluta. Inviterei il sig Tarza ad approfondire le ragioni di più di 3.000 morti sulle strade. Sappiamo che la maggioranza di questi eventi violenti che si traducono sovente in omicidi avviene essenzialmente per comportamenti di persone alla guida di veicoli a motore che vanno troppo veloce o che si distraggono quando sono alla guida. “Non l’ ho visto è davvero una frase che non si può sentire ma che sovente viene utilizzata.” Anche se siamo tutti tenuti al rispetto del codice è quindi fondamentale capire per prima cosa la differenza di esiti tra un comportamento scorretto quando si è alla guida di un mezzo che può uccidere Oppure quando si è a piedi o alla guida di un mezzo che rarissimamente uccide. Mi riferisco al caso recente accaduto a Paolo Belli.
Credo che il tema della sicurezza stradale meriti di essere affrontato nella sua complessità, senza ridurlo a una contrapposizione tra categorie di utenti della strada.
Il rispetto delle regole è un presupposto indispensabile per tutti, ma è altrettanto importante considerare la diversa vulnerabilità degli utenti e le conseguenze che possono derivare da comportamenti scorretti. I dati sull’incidentalità stradale ci ricordano che il problema principale resta quello della convivenza e della responsabilità reciproca.
Esperienze di altri Paesi dimostrano che una maggiore attenzione verso gli utenti più vulnerabili può contribuire a migliorare la sicurezza complessiva. Allo stesso tempo, ogni riflessione sul tema non può prescindere dal rispetto delle norme da parte di tutti.
Il confronto civile e documentato è sempre utile se aiuta a comprendere meglio i problemi e a individuare possibili soluzioni.




































Egregio sig. Stuffer Franz, io sono d’accordo con lei solo sulla sua affermazione: “è l’ atteggiamento sistematico che abbiamo proprio nei confronti delle norme.”. E’ questo il cuore del problema.
Però mi permetta di dissentire sul resto.
Lei mi invita ad approfondire i circa 3.000 morti sulle strade italiane. L’ho fatto. Non limitandomi ai commenti sui social, ma analizzando il database ISTAT 2024 (microdati ad uso pubblico disponibili sul sito dell’ISTAT prelevabili liberamente da chiunque), incrociandolo con studi scientifici e rapporti di settore, tra cui:
lo studio dell’Università di Bologna Red-light running behavior of cyclists in Italy: An observational study (Fraboni, Marín Puchades, De Angelis, Pietrantoni, Prati);
il rapporto svizzero UPI-SINUS Livello di sicurezza e incidentalità nella circolazione stradale 2015;
il rapporto ASAPS 2024.
Ciò che emerge è un quadro molto diverso da quello che spesso viene rappresentato.
Negli incidenti tra utenti vulnerabili (pedoni e ciclisti) e veicoli a motore, la violazione del Codice della Strada da parte dell’utente vulnerabile rappresenta una quota tutt’altro che marginale. A seconda della tipologia di incidente e della fonte considerata, le responsabilità esclusive o concorrenti degli utenti vulnerabili arrivano a percentuali (48%) prossime alla metà dei casi. Per questo ritengo una semplificazione affermare che “la maggior parte degli incidenti è causata dagli automobilisti” senza distinguere le diverse dinamiche.
Quindi andare a dire che “la maggior parte degli incidenti è causato dagli automobilisti” è una grossa forzatura, perchè parliamo di percentuali assolutamente non trascurabili.
La colpa è nel non rispetto delle regole DI TUTTI.
Prendiamo i dati ISTAT 2024 sugli investimenti di pedoni (dati riportati anche dal 7° Rapporto ASAPS 2024 sugli incidenti) , le auto hanno investito (colpa esclusiva) il 54% dei pedoni causando la morte nel 48% dei casi, tuttavia, nello stesso database emerge anche una responsabilità esclusiva del pedone in circa il 22% dei casi con 107 decessi. Una percentuale che difficilmente può essere definita irrilevante o trascurabile.
Se prendiamo gli investimenti tra ciclisti e pedoni, nel 2024 ci sono stati 1250 incidenti. (Dati ISTAT)
La responsabilità ciclista è stata del 62% (775) quella del pedone il 28% (300). nel 2023 sono morti 6 pedoni investiti da ciclisti di cui 4 (67%) per colpa del ciclista.
Lo studio dell’Università di Bologna ha osservato un campione di quasi 1400 ciclisti di cui sono passati con il rosso il 63%, parallelamente lo studio ERSO (Unione Eurpea) sulle auto al passaggio con il rosso ha riscontrato un percentuale prossima a 2% . Altri infrazioni (precedenze, telefonino, velocità) si attestano tra il 10% e il 17%.
Credo concorderà con me che, alla luce di questi dati, considerando che in Italia circolano 41 milioni di auto e 2 milioni di biciclette appare difficile sostenere che il mancato rispetto del Codice della Strada sia un problema esclusivamente degli automobilisti Al contrario, emerge che anche una parte significativa degli utenti cosiddetti “vulnerabili” viola frequentemente le regole.
Ed è proprio questo il punto che continuo a sostenere: la sicurezza stradale non si costruisce attribuendo la responsabilità morale a una sola categoria, ma pretendendo il rispetto delle regole da parte di tutti.
Infine, Le chiedo di evitare una semplificazione che ritengo fuorviante: “l’auto uccide”.
No. L’auto è uno strumento. A provocare gli incidenti sono i comportamenti delle persone.
Se un automobilista investe un pedone perché guida distratto o a velocità eccessiva, la responsabilità è sua.
Ma se un ciclista attraversa deliberatamente un incrocio con il semaforo rosso e viene investito da un veicolo che procede regolarmente con il verde, non è colpa dell’auto che ha una massa 20 volte maggiore del ciclista se è quest’ultimo a riportare le conseguenze più gravi. La maggiore massa spiega la gravità delle conseguenze, non individua la causa dell’incidente.
Occorre smettere di puntare il dito sulle categorie ma responsabilizzare TUTTI (nessuno escluso) sul rispetto del CdS.
Confondere questi due piani significa spostare il dibattito dalla prevenzione alla retorica. E la retorica, purtroppo, non salva vite.
Le ho elencato tutte le fonti che ho analizzato. I dati, gli studi e i database che ho citato sono pubblici e liberamente consultabili.
Se ritiene che le mie conclusioni siano errate, La invito ad analizzare Lei stesso quelle fonti e ad indicare, nel merito, quali dati ritiene inesatti o quali elaborazioni considera metodologicamente scorrette.
Un confronto basato su numeri, fonti e metodo è sempre utile. Limitarsi invece a richiamare principi generali senza entrare nel merito delle evidenze statistiche non consente di confutare quanto ho esposto.
Se dai dati emerge che anche pedoni e ciclisti contribuiscono in misura significativa all’incidentalità, ritengo che ignorare questo aspetto non favorisca la sicurezza stradale. Al contrario, rischia di trasmettere il messaggio che il rispetto delle regole sia fondamentale solo per alcune categorie di utenti e non per tutte.
Cordialmente,
Antonello Tarza.