La presentazione della nuova Arya G da parte di Ursus si lega direttamente a uno degli appuntamenti più significativi del calendario ciclistico: la Parigi-Roubaix. Non solo una corsa, ma un laboratorio a cielo aperto dove materiali e tecnologie vengono messi alla prova in condizioni estreme.
La scelta non è casuale. La Roubaix è da sempre il terreno in cui le aziende verificano sul campo soluzioni che difficilmente potrebbero essere validate altrove. I settori in pavé, le vibrazioni continue, le sollecitazioni meccaniche e la necessità di mantenere controllo e velocità rendono questa gara un banco di prova unico.
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In questo contesto debutta Arya G, una ruota allroad e fast gravel che nasce proprio con l’obiettivo di garantire continuità di rendimento su superfici variabili. Un concetto che alla Roubaix trova la sua applicazione più evidente: qui non basta essere rigidi o leggeri, serve una risposta costante, capace di adattarsi senza perdere efficienza.

Negli anni, molte innovazioni hanno trovato spazio sulle pietre del Nord. Dai tubolari a pressioni sempre più basse fino all’adozione dei tubeless, passando per telai con sistemi di smorzamento integrati, la Parigi-Roubaix ha spesso anticipato tendenze poi diffuse su larga scala. Anche le ruote hanno seguito questa evoluzione, con profili, materiali e schemi di raggiatura sempre più orientati alla gestione delle vibrazioni.
Arya G si inserisce in questo percorso con un approccio sistemico. Il fulcro è l’OmniTune System, che coordina mozzo, raggi e cerchio per ottimizzare il comportamento dinamico della ruota. In particolare, l’introduzione del raggio in fibra PBO Sapim RC-1 rappresenta una delle novità più rilevanti: un elemento pensato per coniugare resistenza e capacità di assorbimento.
Secondo i dati dichiarati, la riduzione delle vibrazioni arriva al 79,67 per cento rispetto a una ruota tradizionale come Proxima R50. Un valore che assume un significato concreto proprio alla Roubaix, dove le vibrazioni non sono un fattore secondario ma una componente determinante della prestazione.

Il debutto avverrà con il Team Picnic-PostNL, formazione che ha già testato le ruote nelle ricognizioni. In queste fasi preliminari, fondamentali per scegliere materiali e pressioni, emergono le indicazioni più utili: stabilità nei tratti sconnessi, capacità di rilancio e precisione di guida.
Sono proprio queste le caratteristiche richieste nella corsa del pavé. Nei settori più difficili, la capacità di mantenere la linea e trasferire potenza senza dispersioni può determinare la differenza tra restare nel gruppo o perdere terreno. Allo stesso tempo, il comfort diventa un fattore prestativo, perché riduce l’affaticamento lungo oltre 250 chilometri di gara.

In questo senso, Arya G rappresenta un’evoluzione coerente con le esigenze specifiche della Parigi-Roubaix. Non una ruota pensata esclusivamente per la velocità su asfalto, ma un sistema progettato per gestire la complessità del terreno.
Il pavé resta uno degli ambienti più selettivi del ciclismo professionistico. Ed è proprio su quelle pietre che si misura il valore reale delle innovazioni. Per Ursus, il debutto di Arya G alla Roubaix è quindi più di una presentazione: è un passaggio chiave per validare una nuova idea di performance.
Ulteriori informazioni: https://www.ursus.it/













































