Al Taipei Cycle si colgono spesso indicazioni che anticipano l’evoluzione del mercato. Tra queste, una delle più discusse riguarda l’aumento del diametro delle ruote, non più solo nella mountain bike ma anche nel segmento gravel. Un’ipotesi che oggi appare ancora sperimentale, ma che diversi marchi stanno iniziando a esplorare.
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In fiera si sono viste proposte concrete, insieme a componenti dedicati, segno che l’idea non è isolata. Il passaggio a diametri superiori, come le 32 pollici, pone però questioni tecniche rilevanti, in particolare sulla geometria dei telai e sulla guidabilità complessiva. Non è un semplice aumento di scala: richiede una revisione completa del progetto.

A parlarne è Gary Fisher, tra i pionieri della mountain bike e figura chiave nello sviluppo delle 29er. Oggi sta lavorando su biciclette con ruote ancora più grandi, con un approccio che parte dall’adattamento al ciclista più che dal prodotto in sé.
«Sto sperimentando diversi tipi di bici, ma devono adattarsi bene alle persone – spiega -Progettare una bici con ruote da 32 pollici per una statura media significa ripensare tutto. E bisogna considerare che i ciclisti di bassa statura sono stati spesso trascurati».
Il tema delle taglie emerge come centrale. Secondo Fisher, l’industria ha storicamente progettato biciclette su parametri legati a persone alte, trascurando una parte significativa della popolazione. Questo diventa ancora più evidente quando si introducono ruote più grandi, che amplificano i problemi di proporzione e gestione del mezzo.

Un altro nodo è quello della forcella, elemento determinante per il comportamento dinamico. Le sperimentazioni in corso mostrano approcci diversi e la variazione di pochi millimetri può cambiare in modo sensibile la sensazione di guida.
In questo contesto, il gravel potrebbe essere il prossimo banco di prova. In fiera si sono viste anche versioni elettriche, segno che la sperimentazione riguarda più segmenti. Insomma la 32 pollici anche al di fuori della mtb è già più che un’idea. E pensare che noi, una volta, avevamo immaginato qualcosa del genere anche su strada.






































