Se ne parla ormai da diversi anni (e noi lo avevamo già fatto molto anni fa qui), nelle ultime fiere di settore se ne sono visti talvolta dei prototipi, ma in realtà le mtb da 32 pollici (o in certi casi addirittura da 36) non sono mai “decollate” a livello commerciale, rimanendo confinate all’ambito essenzialmente sperimentale, o se preferite a quello di esercizi tecnico/artigianali che al momento servono più a far parlare che a lasciare effettivamente il segno.
Appunto: ci ha incuriosito in questo senso una dichiarazione che il neo responsabile delle Comunicazioni e delle Relazioni con i media per L’UCI Fabrice Tiano ha rilasciato di recente all’autorevole Mountain Bike Action: «La commissione per la mountain bike ha sempre considerato le mountain bike come il laboratorio del ciclismo, con regole molto limitate in relazione all’equipaggiamento. Ecco perché le ruote da 32 pollici non saranno vietate sulle mountain bike. Quindi, le bici da 32 pollici saranno ammesse nelle gare di mountain bike dell’UCI. Presumiamo che saranno ammesse anche le bici con ruote da 36 pollici, se qualcuno volesse gareggiare con loro».
Vantaggi e svantaggi
Ad oggi, date certe su questo “ingresso” non ce ne sono, rimangono però i nostri dubbi sulla validità di una soluzione tecnica che ha in sé vantaggi ma anche tanti svantaggi, soprattutto se inquadrata nel contesto d’uso della mtb.
In merito ai primi si parla spesso di “angolo di attacco” migliore prodotto dalla ruota più grande, tale da consentire di superare meglio gli ostacoli; inoltre a livello fisico ruote più grandi significano maggiore capacità di conservare le velocità acquisite; sono questi elementi più che validi per ritenere le mtb da 32 pollici potenzialmente molto adatte soprattutto per determinati tipi di percorsi (e aggiungiamo anche per individui di grossa statura).
Allo stesso tempo, però, le “biciclettone” mtb da 32 pollici hanno in sé limiti tecnici significativi da superare, gli stessi che a nostro avviso fino ad ora non le hanno mai davvero “sdoganate” a livello industriale e commerciale.
Il primo, il più importante, è il peso in più che inevitabilmente comporta un sistema simile, con tutto l’aggravio prodotto da un cerchio più grande, raggi più lunghi, ma soprattutto una copertura decisamente più generosa: sul fuoristrada questo oggettivamente significa maggiore difficoltà a superare le salite lunghe, a rilanciare la bici e fare variazioni di ritmo. Il secondo limite? Forse, è l’inadeguatezza per individui di taglia piccola, pur se l’esperienza delle 29er ci ha dimostrato quanto questi telai in realtà si possano adattare anche ad individui minuti e alle donne.
Ma in ogni caso, a parte qualche eccezione “artigiana”, come ade esempio quella dell’italiana Trentasei, la bike-industry non ha mai seriamente creduto in questo settore andando a investire in uno sforzo industriale non certo da poco: oltre a ruote, gomme e telai, servirebbero infatti componenti e rapporti realizzati appositamente per il nuovo formato.
Ruote grasse sempre battistrada
Al di la di tutto questo, però, quel che fa pensare è che ancora una volta è sempre il mondo delle “ruote grasse” a fare da battistrada per le innovazioni tecniche e i cambiamenti di paradigma: è stato così trenta anni fa per l’ingresso dei freni a disco e ancor più è stato così per il passaggio dallo standard dimensionale delle 26 pollici al 29 (con un fugace intermezzo a 27.5 pollici).
Mai un’innovazione realmente di rottura è stata introdotta dal mondo road.
Probabilmente è così perché il ciclismo su asfalto è un po’ “ingessato” da norme più severe e rigidi legati che hanno regolamentato il segmento di riferimento e il faro rappresentato dalle corse su strada. L’UCI, in questo caso e in questo senso, lascia molti meno spazi rispetto a quel che lo stesso organo fa in ambito di fuoristrada.
Eppure a nostro avviso proprio l’ambito del ciclismo su strada potrebbe rappresentare un campo di utilizzo dove i ruotoni avrebbero più senso pratico e funzionale, rispetto al fuoristrada sarebbero un po’ meno legati a problematiche relative all’aumento di peso e soprattutto verrebbero incontro auna statura media che nel corso degli ultimi decenni continua progressivamente a crescere, con una incidenza sempre più importante di altezze “XXXL”.
E il mondo gravel?
Al di là di ciò che l’UCI vorrà o farà in riferimento al mondo road, però, a nostro avviso esiste oggi un segmento dove le 32 pollici potrebbero allo stesso modo avere senso, e magari essere meno vincolati alle normative ufficiali emanate in riferimento al mondo “race”.
Parliamo ovviamente delle gravel: qui il problema del peso in più prodotto da una bici con “ruotoni” incide molto meno, perché minori sono le sezioni delle gomme in gioco, qui non servono le accelerazioni brusche che invece sono quintessenza della mtb e infine qui una ruota di grosso diametro può essere valida alleata per superare in scioltezza tutti i fondi o le situazioni tecniche incluse nel “repertorio” del ciclismo gravel.
Inoltre, ruote così grandi sarebbero di certo amiche per aiutare a mantenere quelle velocità di crociera che sono tipiche della pratica gravel, con uscite “epiche” lunghe dove serve ritmo costante e “passo”.

Non da ultimo, potrebbe proprio essere la natura più aperta alla sperimentazione e all’esplorazione con cui è nato il gravel biking ad essere il terreno più adatto per lanciare un formato e una soluzione simili.
Non trovate?


































Alla partenza della Maratona dles Dolomites ho visto Michil Costa che vi ha preceduto come innovatore del diametro delle ruote! Siete arrivati in ritardo, mi dispiace!