Numeri sempre impressionanti quelli della Milano Sanremo quando si analizza la prestazione degli atleti. E l’indecisione della corsa fino alla volata finale ha fatto dare tutto agli atleti. Vediamo cosa ci dicono i dati rilevati da Velon.
Sulla Cipressa il riferimento è chiaro: 8 minuti e 50 secondi per percorrere 5,7 chilometri al 4 per cento, a una velocità media di 37,9 km/h. Un dato che, da solo, fotografa il livello raggiunto. Non è soltanto una questione di attacco, ma di ritmo di base. Per stare su quelle velocità serve una potenza media nell’ordine dei 500 watt, già di per sé sufficiente a mettere in difficoltà buona parte del gruppo. La differenza, però, sta nel fatto che questo non è il momento decisivo, ma solo il punto di partenza.
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La Cipressa ha avuto il ruolo fondamentale di consumare energie. I corridori sono arrivati al Poggio senza margine per recuperare. È qui che la corsa cambia natura, trasformandosi in una sequenza di sforzi sopra soglia che premiano non tanto il velocista resistente, quanto il corridore capace di combinare fondo e capacità di esprimere wattaggi estremi in condizioni di fatica.
Il dato del Poggio è ancora più esplicito. Nell’azione che ha fatto la differenza, Tadej Pogacar ha sviluppato 620 watt medi per 1 minuto e 10 secondi, con un picco di 890 watt. Numeri che, rapportati al suo peso, portano a valori intorno ai 9 watt/kg. Non è uno sforzo da salita classica, ma un’accelerazione violenta, da gara breve, inserita però dopo oltre sei ore di corsa.
È in questo passaggio che si spiega la selezione. Mathieu van der Poel, che negli ultimi anni aveva dimostrato di poter reggere queste dinamiche, questa volta ha ceduto. Non per mancanza di qualità, ma per la somma degli sforzi precedenti. Diverso il discorso per Tom Pidcock, unico in grado di rispondere a quell’intensità, grazie a un profilo più vicino a quello dello scalatore esplosivo.
Il punto, però, non è solo chi ha tenuto e chi no. È come si arriva a quel momento. La combinazione tra una Cipressa corsa a ritmi altissimi e un Poggio affrontato con uno sforzo sopra i 600 watt rappresenta un modello di gara completamente diverso rispetto al passato. Non c’è più spazio per la gestione, per l’attesa, per la costruzione dello sprint. La Milano-Sanremo è diventata una corsa di potenza cumulativa, dove la differenza si fa nella capacità di rilanciare quando il serbatoio è già vicino al limite.
In questo senso, la prestazione di Tadej Pogacar non è soltanto una vittoria, ma una dichiarazione tecnica. La Sanremo non è più terreno neutro tra velocisti e finisseur. È una corsa che richiede valori da grande giro e punte da classica del Nord, tutto nello stesso corpo. Ed è proprio questa sintesi, oggi, a fare la differenza.






































