Si chiamano Ferox 2 le nuove scarpe di vertice dell’offerta off-road di Fizik, marchio italiano nato esattamente trenta di anni fa come produttore di selle e negli ultimi anni diventata azienda di riferimento anche in altri segmenti, prima di tutto le scarpe.
Con scarpe Fizik gareggiano tanti big del ciclismo road ed off road; in tutti i casi l’azienda di Pozzoleone (Vicenza) si è sempre distinta per un approccio originale, oseremmo dire di rottura nel modo di concepire i suoi prodotti e in particolare di interpretare la relazione ergonomica che c’è tra il fisico dell’atleta (proprio da qui nasce il perché del brand “Fizik”) e il mezzo meccanico.

Proprio in merito alle scarpe, ad esempio, l’azienda Italiana ruppe gli schemi, una quindicina di anni fa, proponendo le prime calzature da ciclismo con innovativa tomaia realizzata come fosse una calza, una rete che avvolgeva ergonomicamente il piede.
Approccio sempre innovativo
L’innovazione e la ricerca sono andate avanti, Fizik ha affinato le sue calzature, ma non ha mai perso di vista quell’approccio innovativo, qualcuno potrebbe dire “audace”: lo confermano le scarpe di più recente apparizione nel catalogo aziendale, che si distinguono per l’impiego di una nuova ergonomia della suola, che si sposa con tecnologie altrettanto innovative come la struttura della tomaia o il modo in cui questa “fascia” il piede.
Concetti, questi, che fanno perfettamente al caso delle nuovissime Ferox 2 che escono oggi, 16 aprile 2026, ma che noi abbiamo già provato in anteprima in occasione di un evento BCA, dove Fizik è stato tra i marchi presenti (e dove oltre alle nuove scarpe ha mostrato in anteprima anche caschi come il Kyros).
Ma prima di dirvi come vanno, andiamo a scoprire come son fatte.
Dalle Vega alle Ferox 2: benvenuta suola “piatta”
Esattamente come le Vega, uscite più o meno dodici mesi fa, anche le Ferox 2 estendono al mondo off road un concetto ergonomico che a nostro avviso non è secondo a tanti altri cambiamenti di approccio che negli ultimi anni hanno riguardato la biomeccanica nel ciclismo, prima di tutto quello “road”.
Sì, perché oltre alle pedivelle compatte, oltre ai manubri stretti e alla posizione in sella tutta avanzata, c’è un altro aspetto dell’interfaccia atleta/mezzo meccanico che sta subendo importanti trasformazioni: ci riferiamo alla forma del primo elemento che media la trasmissione di potenza tra atleta e mezzo meccanico, la suola della scarpa, appunto.
In questo senso possiamo dire che il modo tradizionale di intendere e modellare questo componente ha sempre privilegiato una forma piuttosto curva se esaminata di lato, perché si è sempre pensato che questo fosse il design migliore per ottimizzare il trasferimento di potenza.
Nulla di tutto questo con le più recenti scarpe di vertice dalla Fizik: con le Vega introdotte nel 2025 Fizik ha abbandonato per la prima volta su questa scarpa per il ciclismo road la classica forma sinuosa per preferire un design più piatto, o se preferite “con drop basso”.
Non solo, anche la morfologia della suola è più omogenea se osservata in senso “planimetrico”, nel senso che è più piatta lungo la sua lunghezza, eliminando quello che su tante suole è il rialzo che corrisponde l’arco metatarasale, anche in questo caso perché manca il classico “drop”.
Il motivo? Ce lo spiega Simone Orlando, Product Specialist Fizik: «Il drop ridotto permette una suola più piatta, prima di tutto più “democratica” e universale per diverse forme di piede, permettendo una spinta efficiente anche con un posizionamento delle tacchette più arretrato. La suola con la forma di vecchio tipo, invece, invitava di più a spingere con la punta del piede e in genere con la zona del metatarso, andando in questo modo ad affaticare di più la muscolatura. Assieme al drop ridotto c’è poi l’asse più dritto della suola, anche questo così disegnato per offrire una sensazione di pedalata più naturale».
Sia da mtb che da gravel
Dunque, dopo le Vega Fizik ha esteso questa filosofia progettuale alle Lyra, sempre da strada, mentre oggi con le Ferox 2 (e con i necessari adattamenti tecnici che impone la diversa disciplina) lo stesso approccio viene introdotto al mondo off road; attenzione, per mondo “off road” Fizik intende sia il mondo mtb sia quello gravel, ambito rispetto ai quali la Ferox 2 rappresenta comunque una scarpa di vertice dedicata a chi cerca prima di tutto prestazioni unite al comfort.

Punta larga
Oltre ad essere stata ridisegnata nel suo profilo, c’è un altro dettaglio che caratterizza la suola delle nuove Ferox 2: parliamo ancora di un dettaglio ergonomico, in questo caso un dettaglio impiegato oggi da diversi produttori di scarpe da ciclismo: la punta, o meglio la zona dell’avampiede, è più ampia, è meno “appuntita”, per offrire al piede lo spazio necessario per estendersi completamente e assicurare un comfort superiore anche negli sforzi ad alta intensità.
L’architettura della tomaia
La tomaia ha un’architettura molto diversificata, nel senso che i materiali scelti sono numerosi, selezionati in base alle specifiche esigenze funzionali che servono sulle varie parti della calzatura. Contenimento, ergonomia, traspirabilità, leggerezza: mai come su una scarpa di vertice destinata al ciclismo da competizione abbiamo necessità diverse concentrate su un area in fondo così contenuta come è quella di una scarpa; non solo, nel caso di una scarpa da off road bisogna tenere in grande considerazione anche la resistenza agli strappi e alle abrasioni.
È per questi motivi che sulle Ferox 2 a la struttura in mesh è laminata con PU (poliuretano) impiegato diversamente su diverse zone funzionali: troviamo dunque mesh leggero per garantire traspirabilità e riduzione di peso, rinforzi più consistenti in PU nelle aree più soggette a usura.
Il tutto è poi corredato da una calza interna avvolgente, realizzata in Airprene traforato, per questo molto traspirante: garantisce comfort e supporto senza punti di pressione.
Il sistema di chiusura
Grande attenzione è stata posta al sistema di chiusura, con un’evoluzione della collaudata fascia Powerstrap di Fizik. «Abbiamo introdotto un nuovo punto di ancoraggio angolato sul lato interno del piede. Questo permette alla fascia di integrarsi meglio con plantare e suola, migliorando la trasmissione della potenza senza sacrificare il comfort – spiega ancora Simone Orlando. Il nuovo strap è regolabile all’infinito e distribuisce la pressione su una superficie più ampia. È più sottile, più leggero e flessibile, ed è anche resistente in caso di caduta».
A corredo della fascia Powerstreap, sull’avampiede troviamo invece una rotella BOA® Li2, che permette una regolazione micrometrica e personalizzata.
Taglie, peso, prezzo e colori
Il paio di Ferox 2 in nostro possesso (taglia 43) ha fatto segnare 700 grammi alla bilancia.
Le scarpe sono disponibili nel range 36-48 (con mezze misure dalla 37 alla 47), con prezzo indicativo al pubblico di 329 euro.
Oltre alla Black-Dark Forest che abbiamo provato noi, le scarpe sono disponibili nelle colorazioni White-Light Grey e Light Grey-Mint Green. Facciamo notare che sulle varie colorazioni cambiare sono anche i colori di suola e battistrada.
Le impressioni in prova
In particolare, nel mondo road, il mio piede si trova particolarmente bene con delle Specialized S-Works Torch, mentre nel mondo off road (che per me significa solo gravel) uso talvolta le Shimano RX-8: insomma, entrambe scarpe con suola provvista di un grado più o meno marcato di curvatura, sicuramente molto più di quello che offrono le Ferox 2.
Dunque, la scarpa ha aderito perfettamente al mio piede semplicemente adagiando (e quindi non tirandola troppo) la fascia sul collo del piede, che è incredibilmente soffice e “dolce” sulla pelle. Se pedala in modo rilassato o non ad alta intensità, qui neanche servirebbe agire sulla fibbia Boa, nel senso che l’azione combinata di: taglia precisa, fascia Powerstarep e soprattutto della calza integrata nella tomaia, rendono la scarpa un vero e proprio guanto nelle porzioni anatomiche dove serve avere contenimento e stabilizzazione del piede.
Passando alle dita, la libertà di movimento concessa è ampia, soprattutto se non serri troppo la fibbia Boa: tutto un altro mondo rispetto a tante scarpe con punta oppressiva e stringente.
Veniamo alla suola e al suo design “moderno”, con forma piatta: ancora non ho provato ad arretrare (e di parecchio) le tacchette, perché temo in problematiche articolari, abituato come sono da anni a pedalare nel modo “classico”, ovvero con tacchette relativamente avanzate, ma credo che questa nuova morfologia esprima e performi al meglio se si arretra un po’ il punto di aggancio piede/piatto del pedale, anche in questo caso sposando quella che è la “nuova scuola” in ambito biomeccanico, nuova scuola che riguarda sia il mondo road che quello off road, come in questo caso.
Devo dire invece che, al netto di quel che può servire rispetto allo stile e alle situazioni di guida del gravel, la suola piatta ti aiuta molto a darti confidenza e stabilità nella posizione in discesa sui tratti tecnici, dove arretri il sedere e trovi bilanciamento e equilibrio anche attraverso la posizione delle piante dei piedi.
Quel che è certo è che una suola più piatta e “neutra” come è questa è quanto di meglio per adattarsi a uno spettro davvero ampio di morfologie anatomiche degli utilizzatori, per il semplice motivo che è appunto neutra e in quanto tale meglio si adatta ad essere poi (eventualmente) personalizzata utilizzando solette interne custom, perché no, magari anche con rialzo sull’arco metatarsale, laddove questo sia necessario.

















































