Un vaso di Pandora: è bastato dar voce a qualche lamentela, arrivata a commento del Giro delle Fiandre di ieri non trasmesso dalla Rai che è esploso un popolo di appassionati che si è sentito tradito dalla mancanza di immagini e voci storiche che si finisce col sentire un po’ amici pure se non ci si è visti mai.
I commenti forti sono un urlo di dolore del popolo del ciclismo che era pronto a gustarsi la gara ma non aveva previsto che sarebbe andato in onda solo su TV a pagamento.
Niente Giro delle Fiandre, signori, così come niente Amstel Gold Race in chiaro tra qualche settimana, preparatevi. La Parigi Roubaix, per fortuna, è salva. Siamo dei miracolati a non perderci il pavé più famoso del mondo?
In Rai, parliamoci chiaro, ci sono ottimi giornalisti, appassionati e bravi che lavorano con precisione e competenza, così come ce ne sono nella Gazzetta dello Sport che al Fiandre ha riservato una finestra piccola in prima pagina, e in altre testate dove la prima l’hanno dedicata interamente al calcio, al massimo alla Formula 1. Tocca scavare nelle pagine a doppia cifra, quelle che ci si arriva prima sfogliando al contrario, per trovare, finalmente, qualcosa.
Va così e non dovrebbe andare così ma una logica c’è, manco a dirlo: è economica.
“Non sai che flessione istantanea c’è appena in televisione si smette di parlare di calcio e si presentano altri sport”. La frase è di un vecchio giornalista Rai che dava la risposta, anni fa a un appunto sul tema.
Insomma, non si scappa.
Tutto qui?
In realtà no, perché chi fa giornalismo, tanto più chi fa servizio pubblico (e pure chi organizza gare e ha un giornale a disposizione), dovrebbe pensare un po’ più alto. La Rai ha alfabetizzato l’Italia quando iniziò a entrare nelle case di tutti gli italiani con programmi pensati per educare e non per questo “richiesti”.
La logica degli affari spinge a seguire le tendenze per attirare clienti pubblicitari soddisfatti. Tuttavia, la logica giornalistica dovrebbe puntare su un’informazione che serve i lettori, trattando notizie che meritano attenzione indipendentemente dalla loro popolarità. Il ciclismo riceve meno copertura rispetto al calcio, ma chi fa informazione ha il compito di guidare il pubblico e proporre contenuti interessanti. Non è solo andare dietro alla massa.
La Rai, più di tutti, è chiamata a questo compito che è più di una scommessa, perché quando si educa il pubblico il ritorno c’è. A L’Equipe, che sta al ciclismo in Francia come La Gazzetta dello Sport dovrebbe stare al ciclismo in Italia, lo fanno da sempre. E le prime pagine dedicate interamente al ciclismo, per Milano Sanremo e Giro delle Fiandre, non sono solo il frutto di giornalisti appassionati, ma di un editore che fa cultura dello sport e se fare anche i conti.

































Profonda delusione non aver potuto vedere il giro delle Fiandre sulla RAI. La cosa che mi fa arrabbiare è che alla Domenica Sportiva parlano parlano parlano e le immagini sportive sono solo di contorno.ma quanto costano quei commentatori che si parlano addosso? Che poi non sono giornalisti.
siccome a pensar male si fa peccato ma di solito ci si indovina: non è che in Rai arriva una percentuale degli abbonamenti stipulati con le tv a pagamento da persone deluse/arrabbiate che non possono seguire alcune delle gare più belle del calendario?
Tanto loro a noi l’abbonamento ce lo estorcono!
Dici bene Guido: un servizio pubblico dovrebbe “fare cultura”. Il ciclismo è l’espressione sportiva al massimo livello dell’andare in bicicletta e sappiamo tutti quanto sia necessario oggi riconsiderare il nostro modo di “consumare” e di muoverci. Senza considerare che in Italia, dietro al ciclismo non ci sono solo sponsor che investono (purtroppo pochi e poco) ma anche un’industria che funziona.
Sappiamo che la pubblicità è l’anima del commercio, e zia rai quando c’è un grande avvenimento ciclistico ( vedi milano- san remo
le grandi classiche del nord ) lo ignora totalmente fino al momento della gara.
Quando c’è il festival di san remo inizia a martellarci dalla mattina alla sera dal mese di novembre.
Perché?
Come l’ uci alla rai non le permetterei di pronunciare neppure la parola -ciclismo-
neanche nei tg.