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Home Preparazione

Sfatare il mito del manubrio basso: perché “schiacciarsi” non sempre è aerodinamico

Redazione di Redazione
13 Novembre 2025
in Preparazione
A A
1
Posizione in bicicletta

Aerodinamica, parola “magica” che nel mondo del ciclismo agonistico, quello che guarda alla prestazione, diventa un mantra, un obbligo. Ogni dettaglio, dal casco alle ruote, sembra ruotare intorno alla capacità di “bucare l’aria”. Eppure, una delle convinzioni più diffuse – e più sbagliate – è quella secondo cui abbassare il manubrio equivalga automaticamente a essere più aerodinamici. Un concetto tanto radicato quanto impreciso, che la biomeccanica moderna ha ampiamente ridimensionato.

La voce dell’esperto: Luca Bartoli

Nel libro La biomeccanica applicata al ciclismo (Hoepli, 2018), Luca Bartoli, ceo di Ergoview, affronta il tema con chiarezza: abbassare il manubrio non significa necessariamente ridurre la resistenza dell’aria. Anzi, nella maggior parte dei casi si ottiene l’effetto opposto. La ragione è semplice: l’aerodinamica del ciclista non dipende soltanto dall’altezza del busto, ma dalla forma complessiva che il corpo assume sulla bicicletta e dal modo in cui l’aria scorre intorno ad esso.

Il ciclismo non si svolge in una galleria del vento ideale. Il corpo umano, con le sue articolazioni e i suoi volumi, non è un profilo aerodinamico perfetto. Quando si forza eccessivamente la posizione per “schiacciarsi” sul manubrio, si tende a irrigidire la schiena e a distendere troppo le braccia. Il risultato è un aumento delle superfici che si oppongono al flusso d’aria e una maggiore produzione di vortici dietro al corpo. In pratica, il ciclista che crede di fendere meglio l’aria finisce per “romperla” in modo disordinato.

Ursus tour de france
© CAuldPhoto 2025

L’aerodinamica parte dal corpo

La biomeccanica insegna che la principale resistenza nel ciclismo, soprattutto a velocità medio-basse, è dovuta alle turbolenze generate dai movimenti del corpo. Per ridurle, non serve piegarsi di più, ma trovare una postura che consenta all’aria di scorrere in modo fluido. Braccia piegate, spalle rilassate e una curvatura naturale della schiena sono molto più efficaci di un assetto esasperato, in cui il busto viene forzato verso il basso.

C’è anche un altro aspetto, più fisiologico che aerodinamico. Una posizione troppo bassa del manubrio riduce la capacità di espansione toracica e quindi l’efficienza respiratoria. La muscolatura lombare, chiamata a sostenere il peso del busto, si affatica precocemente, e i glutei non riescono più a esprimere la potenza in modo ottimale. Si perde così non solo comfort, ma anche rendimento meccanico.

In altre parole, la ricerca della “posizione bassa” può tradursi in un paradosso: più ci si schiaccia per essere veloci, più si diventa lenti. Il corpo, invece di agevolare il gesto atletico, lo ostacola. Da qui la necessità di un approccio scientifico e personalizzato. Ogni ciclista ha una propria flessibilità, una diversa struttura scheletrica e un differente equilibrio tra potenza e resistenza.

La postura più efficiente è quella che permette di unire continuità di movimento, comfort e stabilità. È quella in cui il busto si inclina quanto basta per far scorrere l’aria lungo la schiena, senza spezzare la linea del corpo e senza generare punti di turbolenza. Non è un compromesso, ma un equilibrio tra fisiologia e fisica.

Capire se la posizione è sbagliata

Per capire se il proprio manubrio è troppo basso, basta un segnale semplice: se la schiena tende a inarcarsi e il collo è costretto a un’estensione eccessiva per guardare avanti, significa che la posizione è più estetica che funzionale. L’efficienza aerodinamica, infatti, non si misura solo in watt risparmiati, ma anche nella capacità di mantenere quella postura per chilometri senza perdere fluidità.

Negli ultimi anni, anche le squadre professionistiche hanno iniziato a rivalutare questo concetto. Gli studi di biomeccanica e le analisi in galleria del vento hanno dimostrato che piccoli miglioramenti nella stabilità posturale e nella respirazione possono tradursi in vantaggi aerodinamici superiori rispetto alla semplice riduzione dell’altezza del manubrio.

La conclusione è chiara: non esiste un’aerodinamica universale, ma solo quella che funziona per ciascun atleta. “Più basso” non significa “più veloce”. L’aria non si inganna piegandosi, ma si rispetta trovando la linea più pulita possibile. E quella linea nasce da una postura naturale, costruita con attenzione.

Vision aero

Tag: aerodinamicaevidenzaluca bartolimisure biciclettaposizione

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Commenti 1

  1. Sebastiano Lombardo says:
    2 mesi fa

    E la prima volta che leggo cyclinside.lo trovo molto esaustivo .bene.

    Rispondi

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Cyclinside® è una testata giornalistica registrata nel 2008 e poi presso il Tribunale di Varese con n° 1/2019 del 31/01/2019 - Editore Guido P. Rubino P.I. 10439071001
Iscrizione al Registro degli Operatori della Comunicazione con registrazione n° 35370 aggiornata 8 ottobre 2020.

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