Campagnolo era uno dei dieci brand presenti all’ultimo Road Bike Connection Spring, organizzato da BCA, agenzia che mette efficacemente in comunicazione i media di settore con le Case della bike-industry, dando a queste la possibilità di presentare e soprattutto far testare i loro prodotti.
L’evento si è svolto in Toscana, più precisamente a Massa Marittima, in alta Maremma, dove le strade dall’altimetria eterogenea e dalla planimetria altrettanto ricca si sono per noi rivelate lo scenario ideale per testare – tra le altre cose – la più fresca novità di “Campy”, introdotta a fine gennaio 2025: stiamo parlando delle rinnovate ruote Shamal.

Dei dettagli tecnici di queste ultime avevamo parlato qui, ma prima di passare alle nostre impressioni d’uso è importante ribadire la destinazione d’uso in cui la casa madre colloca questo set: «Shamal è un set focalizzato sulle prestazioni, ma capace di offrire comfort sulle lunghe distanze e fare la differenza in ogni condizione di terreno e di vento»: ci ricorda Campagnolo nella nota che accompagnava il lancio di questo set.
In pratica, Shamal è ruota polivalente per eccellenza: polivalente sia nella destinazione d’uso (a detta di Campagnolo è in grado anche di qualche incursione sporadica nel gravel), sia nella fascia di prezzo in cui è offerta sul mercato.
Intendiamo dire che i 1890 euro che occorrono per acquistare la coppia sono un costo di certo non “popolare”, ma di sicuro un prezzo decisamente più abbordabile dei 3600 euro circa che occorrono per portarsi a casa le più esclusive ruote Campagnolo, le famose ed ambitissime Bora Ultra WTO, quelle molto apprezzate prima di tutto dai corridori professionisti che le utilizzano.
Rispetto alle Bora Ultra WTO, le nuove Shamal ereditano parecchio dell’architettura tecnica e delle tecnologie costruttive, ma appunto costano molto meno; e da quel che lascia intendere la nota tecnica, forse hanno anche caratteristiche tecniche e di guidabilità che le rendono più adatte e digeribili per atleti non solo d’elite. Capire quanto questo fosse effettivamente vero era proprio ciò che ci ha spinto a testare queste Shamal durante il BCA Road Spring 2025.
Il nostro set-up
Abbiamo testato le Shamal su una Canyon Ultimate CF SLX in taglia S, equipaggiata con gruppo trasmissione Campagnolo Record S.
A proposito di gruppo: che la Canyon della flotta test Campagnolo fosse equipaggiata “Campy” era il minimo che ci potessimo aspettare, ma il dato di fatto cui assistiamo è che sono sempre più frequenti e numerosi i casi di praticanti che scelgono di utilizzare ruote d’alta gamma Campagnolo su bici con trasmissione di altri brand.
Questo conferma che il malinteso per cui l’equipaggiamento di una bici road debba per forza essere monomarca è stato finalmente superato dai più. In effetti, questa è talvolta la strada migliore per ottenere il massimo dai vari comparti del montaggio, utilizzando ruote che tra l’altro sono tra le più apprerezzate tra i professionisti, e farlo in barba a una completezza e “coerenza” di marca che è solo un tarlo ancora nella testa di alcuni stradisti.
Del resto fu la stessa Campagnolo, 21 anni fa, a “inventarsi” il marchio Fulcrum per adeguarsi a quel modo di fare e di pensare. Oggi Fulcrum ha assolutamente senso di esistere (quanto meno perché è brand molto focalizzato nel segmento off road), ma allo stesso tempo Campagnolo ha decisamente aggiornato la sua strategia e filosofia, contemplando quella dell’allestimento misto “ruote Campy/trasmissione di altra marca” come strada assolutamente condivisibile. E tecnicamente possibile.
Tornando al set up usato in Toscana, le nostre Shamal erano gommate con un paio di tubeless ready Pirelli Cinturato da 28 millimetri, gonfianti a 4.2 bar la posteriore e 4 l’anteriore (peso del tester 66 chili).
1 – I benefici del Dual Profile
Uno degli aspetti peculiari delle nuove Shamal è il profilo del cerchio a doppia altezza: sia sull’anteriore che sulla posteriore le sette porzioni del dorso del cerchio su cui si innestano gli altrettanti gruppi di raggi con la collaudata architettura G3, misura un’altezza 5 millimetri maggiore rispetto agli altrettanti sette “spicchi” di cerchio lasciati liberi dall’inserimento raggi.
Questa architettura cosiddetta Dual Profile (45/40 millimetri) ha consentito di assegnare ai raggi un elevato livello di rigidità (raggio più corto significa maggiore tensione applicabile) e allo stesso tempo garantisce tutti i vantaggi di maneggevolezza e guidabilità di un cerchio dal profilo non troppo alto, che di conseguenza riesce ad essere poco sensibile alle situazioni di vento laterale.

Di tutto questo ci siamo accorti presto, visto che la sessione di test si è svolta in una giornata con vento moderato, che effettivamente non ha influito affatto sulla difficoltà nella conduzione del mezzo. Crediamo che a garantire tutto questo siano anche i 21 raggi con sezione aerodinamica ma con profilo ellittico, che lascia scorrere facilmente il vento. Ancora, a favore della guidabilità gioca il profilo smussato e “morbido” del dorso del cerchio, che allo stesso modo lascia fluire bene l’aria.
2 – L’interfaccia minihook
Pochi dubbi sulla efficacia del sistema di interfaccia con le coperture. È il famoso minihook di Campagnolo, che l’azienda lanciò nel 2021, in concomitanza con la nuova generazione di Bora Ultra WTO e che rimane un punto forte anche di tutte le altre ruote di fascia inferiore come appunto queste Shamal.
Campagnolo lo chiama “mini” perché l’uncino di ritenzione è leggermente meno marcato di quel che accade per altre Case costruttrici. E di fatto una ruota hooked, con tutto quel che questo comporta a livello di maggiore compatibilità con tutte le tipologie di copertura, sia tubeless che copertoncino (o per dirla come fa Campagnolo, “2-Way-Fit“) e anche a livello di pressione massima tollerata, che in questo caso arriva a 7 bar.
3 – La gola “maxi”
Passando alla gola: anche le Shamal, come per prime avevano fatto le Bora Ultra WTO, abbracciano una gola “oversize”, da 23 millimetri; o meglio è una gola che si allinea agli attuali standard dimensionali di concepire l’interfaccia cerchio/copertura. Ventitre millimetri sono sufficienti per consentire alle Shamal di contemplare tecnicamente coperture con sezioni che fanno al caso del gravel “adventure” (si può arrivare fino alla 45 millimetri), ma al di là delle formali compatibilità tecniche, quel che conta è che una larghezza del genere ti permette di sfruttare in pieno tutti quei vantaggi che da ormai diverse stagioni tanti produttori di ruote (e di gomme) hanno accolto nella loro filosofia produttiva: possibilità di avere elevata scorrevolezza con pressioni di esercizio più basse, grande grip e stabilità assicurate da spazi di alloggiamento maggiori, benefici aerodinamici connesso a una ottimale transizione nell’area fianco del cerchio/fianco della copertura.
Tradotto nella fattispecie specifica delle Shamal che abbiamo testato, tutti questi vantaggi si sono poi concretizzati in una coppia di ruote che ti trasmette sensazioni tipiche di una ruota da gara dei nostri giorni, ma lo fa con un grado e che potremmo definire “non estremo”, un grado che può perfettamente fare al caso dell’amatore evoluto, o se preferite del ciclista “corsaiolo” non professionista, e che se non bastasse ti permette anche di avere margini di recupero in caso di errore di traiettoria, oppure in situazioni in cui può capiutre accidentalmente di perdere il controllo di guida.
4 – Rigidità/peso

A nostro avviso le considerazioni relative al rapporto rigidità/peso delle ruote Shamal si inseriscono esattamente nello stesso solco progettuale che ha ispirato questo set: intendiamo dire che le ruote sono sì adeguatamente rigide grazie alla collaudata architettura di raggiata G3, ma qui il cerchio (e probabilmente anche lo schema di flange ad altezza differenziata) rende il set assolutamente malleabile su tutti i terreni e in tutte le situazioni di guida.

I 1480 grammi di peso la coppia in questo senso (e nella fascia di prezzo “sub 2000 euro in cui si collocano le Shamal) sono un dato di tutto rispetto, che ancora una volta è un grado di garantire all’amatore evoluto di sfrutta un set che eccelle sempre, su tutti fronti, non solo in salita. Un tale profilo di utilizzatore è assai frequente nel nostro Paese: bene, crediamo che proprio per questa utenza questa Shamal possa essere la ruota “totale”, da usare sempre e che permette di abbandonare del tutto il concetto (anche questo vecchio ormai) di “doppia coppia di ruote”.
Ulteriori informazioni: Campagnolo


































