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Home Editoriale

Sicurezza stradale. E se la patente non bastasse più? L’idea dei crediti per guidare meglio

Guido P. Rubino di Guido P. Rubino
31 Marzo 2026
in Editoriale, Mobilità
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0
Patente di guida

Salireste a bordo di un aereo il cui pilota ha preso il brevetto di volo diversi anni fa e, da allora, non ha più fatto corsi di aggiornamento? Però, almeno, è un tipo meticoloso, si è andato a guardare, di sua iniziativa, il nuovo modello di aereo in cui avete appena allacciato la cintura. Allo stesso modo si è aggiornato sulle nuove normative di cui ha letto, da qualche parte, le differenze rispetto al suo primo addestramento. Alcune le ha approfondite. Altre, forte della sua esperienza accumulata in anni di volo, ha considerato di tralasciarle; a suo giudizio non gli serviranno mai.
Sulla risposta, è probabile, non avete molti dubbi.

Veniamo a cose più vicine all’esperienza quotidiana.
In Italia, la patente di guida è spesso vista come un traguardo da festeggiare una volta sola: un documento che, una volta ottenuto, sembra garantire competenza e sicurezza per tutta la vita. Ma la strada insegna altro: regole che cambiano, veicoli che evolvono, comportamenti a rischio e incidenti che si verificano anche tra guidatori espertidimostrano che la formazione alla guida non dovrebbe fermarsi al primo esame.

Patente a crediti formativi

Potrebbe nascere da questa consapevolezza l’idea di una patente a crediti formativi, simile ai sistemi di aggiornamento previsti per molti ordini professionali. Ogni automobilista sarebbe tenuto a partecipare a corsi periodici di aggiornamento, accumulando punti formativi obbligatori che diventerebbero requisito per il rinnovo della patente, oltre alla consueta visita medica. Non si tratterebbe solo di verificare la salute del guidatore, ma anche di confermare che sia aggiornato sulle normative, consapevole dei rischi e capace di affrontare la strada con competenza.

In Europa esistono già esempi parziali di formazione continua per guidatori professionisti, ma un sistema organico e generalizzato, applicato a tutta la popolazione automobilistica, rappresenterebbe una vera novità per l’Italia. Qui la formazione, intesa come tale, è prevista solo per recuperare punti patente.
A danno già fatto insomma.

Costi, incentivi e criticità

Abbiamo iniziato a ragionare su questa cosa e la prima critica che è venuta fuori con i nostri interlocutori è stata quasi unanime: alla fine, però, sarebbero dei costi in più. Ci potrebbe essere un modo per ammortizzarli, però, se non annullarli completamente.
Seguite il nostro ragionamento.

L’organizzazione dei corsi comporta inevitabilmente dei costi. Una soluzione potrebbe essere l’integrazione con le compagnie assicurative: guidatori meglio formati tendono a causare meno incidenti e potrebbero beneficiare di sconti sulle polizze proporzionali ai crediti formativi accumulati, in alcuni casi coprendo interamente il costo dei corsi. Questo meccanismo renderebbe il sistema più sostenibile e incentivante.

Non ci sono, in realtà, evidenze dirette di minore incidentalità tra autisti che, per legge, alcuni corsi li fanno già. In realtà ci sono stati degli studi ma non specifici e con risultati che, dobbiamo ammetterlo, sono contrastanti. Questo, tuttavia, non basta a far crollare il nostro ragionamento. D’altra parte, non c’è mai stata la necessità di una ricerca seria in questo senso, almeno per quel che abbiamo potuto trovare nelle ricerche fatte per stendere questo articolo.
Ma non ci sono solo le riduzioni assicurative. Nella nostra società si stanno sperimentando, a macchia di leopardo, incentivi per comportamenti virtuosi che possono coinvolgere più soggetti e misurabili in tanti modi.

Maggiore coscienza (e conoscenza) dei rischi

Tra le criticità principali figura la definizione dei contenuti formativi. Mirare a una maggiore coscienza dei rischi che si corrono, pure con contenuti forti, che mettano di fronte a conseguenze anche crude, può avere una ripercussione positiva sulla sicurezza. In Europa sono stati adottati cartelli commemorativi, su iniziative locali, per esortare alla prudenza, ma non ci sono evidenze dirette sull’incidentalità (in qualche caso il cartello stesso ha portato a distrazione dalla guida con conseguenze di maggior pericolo). Tuttavia, conoscere bene i rischi aiuta a non sottovalutarli. Occorre tenere l’attenzione pronta e non assopita da una routine che fa abbassare la guardia.

Come gestirla burocraticamente?

Un tema cruciale riguarda la gestione amministrativa dei crediti e la necessità di evitare che il sistema diventi un semplice obbligo burocratico. Ovviamente, ci vorrebbe una piattaforma centralizzata per monitorare il percorso formativo, ma qualcosa del genere già c’è: il sistema che tiene conto dei punti patente che ogni guidatore ha. Andrebbe “solamente” implementato adeguatamente, senza rivoluzioni.
Una piattaforma così, centralizzata, trasparente e accessibile, servirà a monitorare il percorso formativo di ogni guidatore fornendo dati certi per i rinnovi e per gli incentivi non solo assicurativi.

Responsabilità di tutti gli utenti della strada

Un sistema di aggiornamento continuo non riguarda solo chi possiede una patente. Anche i ciclisti, i monopattinisti, i pedoni e altri utenti della strada hanno responsabilità importanti per la sicurezza collettiva. Negli ultimi anni, con la crescita di biciclette elettriche e monopattini, il traffico urbano si è complicato: spesso chi non ha una patente guida mezzi, comunque, senza conoscenza approfondita delle norme o senza formazione su sicurezza e comportamento in strada.

In questo senso, la proposta di crediti formativi potrebbe estendersi a corsi di sicurezza anche per utenti non automobilisti, ad esempio attraverso piattaforme di formazione online, incontri nelle scuole o campagne educative promosse da comuni e associazioni. L’obiettivo non sarebbe punire, ma aumentare la consapevolezza dei rischi e delle responsabilità: capire come interagire correttamente con gli altri utenti della strada è fondamentale per ridurre incidenti e conflitti.

Chi potrebbe promuovere l’iniziativa

Un progetto così ambizioso richiederebbe il sostegno del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, in collaborazione con ACI, associazioni di automobilisti, scuole guida e compagnie assicurative. Le scuole guida, in particolare, potrebbero trasformarsi in centri di aggiornamento permanente, diventando un punto di riferimento non solo per chi vuole ottenere la patente, ma anche per chi desidera mantenersi aggiornato.

Un cambio culturale necessario

Al di là delle strutture e dei costi, la sfida più grande è culturale. La patente di guida non dovrebbe essere considerata un semplice documento, ma un simbolo di competenza, responsabilità e sicurezza. Investire nella formazione continua significa proteggere vite, ridurre incidenti e creare un sistema stradale più sicuro per tutti: automobilisti, ciclisti, monopattinisti e pedoni. Va a tutela di tutti i soggetti che oggi si mettono in strada e interagiscono con gli altri.

In definitiva, la patente a crediti formativi non è solo un’idea innovativa: sarebbe un passo verso una società in cui la mobilità è consapevole, sicura e condivisa. Un sistema che valorizza chi si forma, premia chi rispetta le regole e coinvolge tutti, automobilisti e non, nella responsabilità di costruire strade più sicure.

Tag: cittàeditorialeevidenzamobilitàpatente

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