18 lug 2019 – È terminato due giorni fa, nel giorno di riposo al Tour de France, il sondaggio voluto dall’UCI sul ciclismo. Un sondaggio rivolto al pubblico, non solo un “cosa vi piace di più”, ma domande precise anche sull’organizzazione delle gare e la gestione delle stesse. Oltre che su come si preferisce fruirle (tv, streaming e così via).
L’Unione Ciclistica Internazionale si è detta soddisfatta della partecipazione, quantificata in oltre 22.300 risposte da un totale di 134 paesi (il questionario era in otto lingue).
Due domande, però, hanno concentrato l’attenzione del pubblico. A vedere le reazioni sui social sono quelle evidentemente più sentite: riguardano la questione misuratori di potenza e, ancora di più, le radioline.
Premesso che il sondaggio ha certamente un valore indicativo e nient’altro: con un po’ di pazienza si poteva tranquillamente dire la propria più volte (quindi viene da porsi legittime domande). Viene da pensare, con un po’ di malizia, che l’UCI abbia già pensato a delle soluzioni e il sondaggio serva solo a legittimarle.
Le radioline? La maggioranza del pubblico è per l’eliminazione. Una parte ne ammette l’utilità a fini di sicurezza (che poi è l’appunto che corridori e direttori sportivi oppongono al dubbio sull’utilizzo). Però, chi le ammette per la sicurezza sollecita pure a un uso fatto solo per la sicurezza: canale unico per tutti e magari date da una voce super partes. Nessun direttore sportivo, insomma.
I misuratori di potenza? Anche qui la media dei commenti è sfavorevole, seppure – ci è parso – meno rispetto a quanto detto per le radioline. I misuratori di potenza possono essere utili per fare informazioni sull’andamento della gara, può essere interessante sapere la potenza espressa da un corridore in un determinato momento di corsa. Ma anche qui, il pericolo che i corridori possano basarsi troppo su questo dato porta diversi spettatori a essere dubbiosi. Molti, se dicono sì, chiedono che il dato non sia a disposizione del corridore durante la corsa. Ma che possa solo essere utile per un’analisi successiva della prestazione.
Insomma, al di là di tutto, dei percorsi, del numero dei corridori, delle cronometro e della lunghezza ideale delle corse a tappe, il tema dello spettacolo viene messo in discussione passando per radioline e misuratori di potenza.
Entrambi questi strumenti rischiano, a detta del pubblico, di non far vedere l’indole dei corridori. Sapere che un corridore ha fatto una determinata azione perché “suggeritagli” dall’ammiraglia, secondo il pubblico, spegne un po’ di entusiasmo. Ovviamente verrà da commentare che comunque “ci vogliono le gambe”, ma il campione si distingue anche per tenacia e visione della corsa nei momenti più difficili: saper mantenere la lucidità senza andare nel panico e conoscendo il proprio fisico.
Il misuratore di potenza, in questo senso, può aiutare il corridore ad avere una conoscenza di sé data dallo strumento più che dalle sensazioni.
E adesso che succede?
L’UCI ha già annunciato che questa è solo una prima fase di una valutazione che proseguirà sentendo addetti ai lavori ed esperti del settore.
Dopodiché verranno elaborate una serie di proposte che verranno sottoposte alle associazioni dei corridori per il 2020.
Cambiamenti importanti in arrivo?
Redazione Cyclinside


































