La Federazione Ciclistica Italiana ha comunicato la sospensione degli effetti della convenzione con l’ACSI a partire dal 13 ottobre. La decisione arriva dopo una delibera del Consiglio Federale dell’8 ottobre, su richiesta del Settore Amatoriale e Cicloturistico Nazionale (SAN). Il comunicato ufficiale non entra nei dettagli, ma la mossa apre uno scenario che ricorda le tensioni tra la FCI e gli enti di promozione sportiva già viste in passato.
La convenzione garantiva una forma di reciprocità: i tesserati ACSI potevano partecipare a eventi riconosciuti FCI (e viceversa) senza necessità di doppia affiliazione o tesseramento. La sospensione, quindi, incide direttamente sull’attività amatoriale e cicloturistica, dove molti eventi si muovono tra regolamenti e coperture assicurative dei diversi enti.

Cosa c’è dietro? Probabilmente la ricerca di nuovi assetti. Il fatto che la cosa accada a stagione praticamente conclusa influirà poco sull’attività, ma certo è l’evidenza che i vecchi disaccordi non sono stati appianati completamente. Negli ultimi anni ACSI ha guadagnato una forte presenza nel settore amatoriale, conquistando organizzatori e tesserati grazie a procedure più snelle e costi contenuti. La FCI, al contrario, ha recentemente deliberato aumenti per i tesseramenti (per quanto riguarda le affiliazioni si è tornati ai costi pre-pandemia, dal 2026, dopo che la FCI aveva prorogato le agevolazioni anche oltre quanto previsto dai “ristori” dell’emergenza pandemica), e potrebbe ora cercare di riaffermare la propria centralità, sottolineando la differenza tra “federazione” e “ente di promozione” (che, di fatto, dipende dalla federazione stessa).
Vedremo se la misura sarà temporanea o preluderà a un riassetto più profondo. Per ora, la conseguenza pratica è che la reciprocità tra le tessere FCI e ACSI non è più valida. Un passo indietro che rischia di complicare il finale della stagione amatoriale.
Salta la convenzione FCI–ACSI: ecco cosa c’è dietro lo scontro
































