Il gravel secondo Specialized è a due facce: da una parte c’è quello race (o se preferite “fast”) incarnato dalla Crux, d’altra parte c’è la Diverge, da anni piattaforma di riferimento per il gravel più votato all’avventura o alle imprese epiche sui pedali.
La versione più aggiornata di questo modello è stata presentata lo scorso settembre 2025 ed è proprio quella che abbiamo provato per una decina di uscite test: le caratteristiche tecniche ricalcano esattamente lo spirito e l’indole che questa bici ha sin dalle prime generazioni, aggiornate nel corso degli anni con soluzioni tecniche, geometria e tolleranza coperture al passo con i tempi.
Questa Diverge di quarta generazione, dunque, continua a trovare nel Future Shock la sua caratteristica distintiva e peculiare, ovvero una cartuccia con molla a gestione idraulica integrata nel tubo di sterzo. Sulla precedente generazione, quella della Diverge STR, questo elemento di smorzamento vibrazioni era anche sul nodo di sella; ora no, ora è solo nel tubo di sterzo, con la nuova release del Future Shock di generazione 3.0, la cui architettura ha ottimizzato l’efficienza dell’affondamento, la sua sensibilità, la resistenza e soprattutto la modulabilità.

Sempre 20 continuano ad essere i millimetri di travel concessi da questa originale sospensione: il Future Shock 3.0 è a sua volta declinato nella versione di vertice 3.3 (montato sugli allestimenti top) che si può anche regolare o bloccare completamente in corsa, mentre sulla versione 3.2 montato sugli allestimenti Expert (come quello oggetto del test) la molla è “sempre aperta” e si può personalizzare o gestire il tuning solo attraverso interventi in officina.
Infine, la versione 3.1 montata sulla Diverge in alluminio non è regolabile.

Dedicata ad avventura e gare “epiche”
Le grandi avventure in gravel, ma anche le gare gravel di lunga (o lunghissima distanza) continuano ad essere campo di utilizzo privilegiato di questa che è a tutti gli effetti la gravel ammortizzata del marchio USA; ma qui troviamo un sistema di smorzamento dei colpi che al posto della più “scontata” forcella ammortizza preferisce questa soluzione esclusiva (e proprietaria).
E lo fa per una serie di ragioni.

La prima (ma non in ordine di importanza) è che, diversamente dall’impiego di una gravel con forcella ammortizzata, il Future Shock incide poco sul peso complessivo; ancora, rispetto a una forcella ammortizzata cura e manutenzione degli aspetti idraulici e sospensivi sono sicuramente minori, ma soprattutto, i 20 millimetri di escursione “sospesa” del Future Shock sono sufficienti per l’utilizzo gravel anche duro, ancor più se accoppiati a una geometria rivisitata come è quella dell Diverge “gen. 4”, lei e la sua predilezione particolare per gomme dalla sezione generosa, che nel gravel dovrebbero sempre essere i primi elementi sospensivi.
>>> Future Shock, come ha cambiato la storia della gravel
Motivazioni come quelle che abbiamo elencato sopra hanno convinto ingegneri e product-manager Specialized ad abolire il Future Shock sul comparto posteriore che caratterizzava la precedente Diverge STR: in pratica è stato eliminato quel “dumper” da 30 millimetri (ma non troppo leggero) le cui funzioni sono ora egregiamente svolte da tutta una serie di fattori concomitanti che si chiamano: angoli più “aperti” e “comodi”, tire-clearance maggiorata e carro lungo, e non da ultimo da un nuovo reggisella che assicura alla bici nel suo insieme fino a 18 millimetri di flessione in senso verticale, quando il rider trasmetta sulle sconnessioni.
Il nostro test
Abbiamo avuto l’occasione di provare per circa un mese una Diverge di quarta generazione nell’allestimento Expert dei quattro disponibili sulla piattaforma in carbonio.
Dei nostri feedback e delle impressioni di guida vi parliamo più diffusamente nel video, dove vi raccontiamo un’intera uscita di gravel “tosto” e tecnico, cinquanta chilometri che hanno condensato in un bell’itinerario le impressioni maturate durante dieci uscite test; è un percorso, quello che raccontiamo nel video, che a nostro avviso esprime perfettamente la destinazione d’uso più divertente e soprattutto il carattere di questa gravel che rispecchia perfettamente la faccia “wild” dell’andare in gravel al giorno d’oggi.
Probabilmente la Diverge 4 fa parlare di sé soprattutto per il Future Shock; in realtà questa soluzione che tiene sospeso lo stiro (e prima di tutto il rider) è solo il corollario di un’architettura tecnica esclusiva, funzionale ad assecondare una modalità moderna e capace di intendere il gravel.
È un’architettura, quella della Diverge 4, che alla prova dei fatti riesce ad adattarsi sia al gravel adventure, ma anche a quello agonistico, se con questo si intendono le gare gravel sulla lunga, lunghissima distanza, che a ben vedere stanno sempre più prendendo piede nel mondo.
La traccia Komoot dell’itinerario del video.
Si parte allora da una geometria tutta rivista rispetto alla precedente generazione: il reach è progressivo, ovvero, al fine di migliorare stabilità e controllo, l’avantreno ha uno sviluppo più marcato rispetto a prima, con un incremento che aumenta progressivamente all’aumentare della taglia considerata. Ad esempio, nel caso della 54 testata è circa 5 mm più lungo della vecchia Diverge, ma arriva a +10 mm sulle taglie grandi.
Contestualmente a questo, l’angolo di sterzo è poco più aperto, coadiuvato da un attacco manubrio relativamente compatto e ancora la scatola movimento si posiziona più vicina al terreno che in passato: aderenza e stabilità sui terreni accidentati sono ancora una volta la ragione di questa configurazione, che a sua volta trova nelle gomme di sezione generosa lo strumento migliore (e giungeremo obbligo) per sfruttare in pieno questa impostazione.

La bici esce di serie con gomma da 45 millimetri, ma probabilmente è con le 50 che abbiamo usato noi che estrinseca ancora più la su indole adventure e “schiacciasassi”.
Montarci gomme gravel “magre”? Anche appena da 40 millimetri? Su una bici del genere non ha davvero senso, sarebbe come tornare a montare gomme da 23 mm sulle moderne road bike, sarebbe un set up che affonda e mortifica il senso di questa gravel.
Il bello del gravel wild con una Diverge
Ci siamo divertiti un sacco pedalando con la Diverge Expert: ci è servito poco per capire la sua natura e la sua indole, conducendola senza dubbio su percorsi prevalentemente sterrati, o meglio in fuoristrada.

Sì, l’asfalto è scenario ovviamente possibile per questa bici ma il terreno d’elezione è sulla breccia, anche su fondi relativamente scassati e “scomodi”, perché no, anche single track.
Siamo fermamente convinti che, entro certo limiti, se in fuoristrada si è in possesso di buone capacità di guida, il limite della praticabilità tecnica di una gravel sia piuttosto mentale, nel senso che, riducendo le velocità, le ruote di una gravel sono capaci anche di ostacoli importanti.
Detto questo, però, è fuori di dubbio che con una gravel “classica” (o se preferite non ammortizzata) tutte le situazioni tecniche in fuoristrada diventano stress alla guida, ansia, rischi continui di perdita di aderenza, insomma, diventano situazioni che ti invitano a ripiegare su strade che, seppure prevalentemente sterrate, siano comunque compatte e levigate.
Tutto questo vale molto meno per la Diverge, prima di tutto grazie al suo Future Shock, grazie alla sua geometria e anche grazie alle gomme, che nel nostro caso erano delle “belle” Specialized Tracer da 50 millimetri; è una concomitanza di fattori tecnici che dal punto di vista dell’attenzione riducono non poco la soglia di stress per chi è alla guida, che dal punto di vista della velocità performa tantissimo nelle tante situazioni del gravel in cui si procede su fondi che ti obbligano a ostacoli frequenti (e soprattutto inaspettati) e che dal punto di vista della geometria ti fanno – come dice Specialized – davvero sentire “dentro la bici”, non più “sulla bici”.
Capacità che diventa divertimento
Tradotto in termini di sensazioni soggettive, tutto questo per noi ha significato divertimento assoluto, divertimento assoluto su percorsi come quello in cui abbiamo realizzato il video; è un anello che, chi scrive, venticinque anni fa faceva in mtb, in sella a una front da 26 pollici con escursione da 80 millimetri. Con quella mi divertivo, è vero, ma sono certo che se avessi completato lo stesso anello di 50 chilometri con una mtb di moderna generazione non sarei tornato a casa con la stessa dose di soddisfazione e divertimento, più che altro perché percorsi del genere sono diventati tecnicamente sottodimensionati rispetto alle capacità sospensive delle mtb di oggi.
Con una gravel come la Diverge, invece, c’è tutta la capacità di una bici che ha un patrimonio tecnico unico dal punto di vista dell’assorbimento dei colpi sullo sterrato, ma con in più tutta la scorrevolezza, tutta la stabilità e tutto il piacere nella conduzione delle traiettoria di una bici con un manubrio “drop” e una bici che, come tutte le gravel, ha una geometria mutata da una bici road, non certo una mtb.
Pratico gravel da ormai tre anni, mi sono appassionato sia della sua faccia race sia di questa più adventure, sono appunto uno dei tanti ammaliati da questa specialità per il suo essere versatile, mutevole (e spesso camaleontica): in questo senso credo che una bici come questa sia prova provata per dimostrare che talvolta la bici gravel riesce a spingersi verso limiti fino a qualche tempo fa solo appannaggio delle mtb, ma farlo con una natura e modalità che ti permettono di provare un feeling di guida ed emozioni nuove, per certi versi diverse, sicuramente divertentissime e sfidanti.
Costi e pesi?
La Diverge 4 che abbiamo provato è quella nell’allestimento Expert, con telaio in carbonio Fact 9r, ruote Roval Terra C e trasmissione Sram Rival 1×13.
Il prezzo indicativo al pubblico è di 6.299 euro.
Senza pedali, la taglia 54 testata, ha fatto segnare 9.4 chili, poco di pi del peso dichiarato dal produttore (8.9 chili), perché montata con gomme Specialized Tracer da 50 millimetri al posto delle Tracer da 45 millimetri previste di serie.
Cosa ci è piaciuto
- Massima versatilità di destinazione d’uso: la sua configurazione tecnico/geometrica riesca a posizionarsi a metà strada tra le gravel race e le adventure. Gli allestimenti top, con Future Shock bloccate, sono certamente ancora meglio in questo senso.
- La geometria è configurata in modo da privilegiare la stabilità, il controllo in discesa, ma non è eccessivamente “pigra” come accade su tante gravel da viaggio.
- Massima versatilità tecnica: la bici è configurabile con trasmissioni elettroniche o meccaniche, si può montare il regisella telescopico e ci sono tantissimi fori per la predisposizione al bikepacking anche “estremo”.
- Tecnologia semplice: il Future Shock è una vera sospensione, è regolabile e personalizzabile; ed ha tutta l’efficienza e la sensibilità di un affondamento idraulico. Ma richiede poca manutenzione e attenzioni minime.

- Il Future Shock ha l’escursione sufficiente rispetto alla architettura tecnico/geometrica della bici, quanto basta per non farti mai percepire l’ondeggiamento quando “spingi” in fuori sella, non produce nessun gioco percepibile in marcia e non altera la geometria della bici, che, in tutte le situazioni, ti assicura sempre il medesimo feeling di guida.
- Le ruote Roval Terra C sono delle tubeless-ready con tutto quel che serve per praticare gravel “serio”: cerchio in carbonio con profilo da 32 millimetri che va bene dappertutto, canale da 25 millimetri perfetto per la maggior parte delle gomme gravel.
- Il reggisella è progettato per assicurare una flessione verticale marcata in sinergia con il telaio: è una sospensione passiva che torna particolarmente utile soprattutto nelle uscite lunghe su fondi “scomodi”
- Le coperture Tracer, e in particolare, nella sezione da 50 millimetri testata, sono perfette per qualsiasi condizione e tipologia di fondo asciutto, sono anche decisamente scorrevoli. Ma patiscono parecchio i fondi molli o allentati.
Cosa ci è piaciuto meno
- La brillantezza su asfalto: è una bici da cui non ci si può aspettare prestazioni su asfalto; meglio dirigerla decisamente (e prevalentemente) fuoristrada.
- Le pedivelle “lunghe”: la 54 testata monta di serie pedivelle da 172.5 millimetri, troppo lunghe rispetto alla geometria che per migliorare il controllo ha posizionato la scatola movimento molto in basso. Nelle sezioni tecniche può spesso capitare di urtare con il terreno con i pedali.
- Seppure leggerissimo e in carbonio, il manubrio Roval Terra Carbon testato ha un flare troppo contenuto rispetto all’indole “adventure” della Diverge. Ma in realtà non è quello di serie per l’allestimento Expert testato, che invece monta un manubrio in alluminio che ha anche un rise ideale per la natura della Diverge.
Ulteriori informazioni: Specialized




































