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Home Storia della bicicletta

Storia della bicicletta

Redazione di Redazione
in Storia della bicicletta
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Cambio Campagnolo a doppia bacchetta

La bicicletta racchiude in sé semplicità e genialità. È per questo motivo che nel corso della sua storia non è mai cambiata. Modifiche ce ne sono state eccome, eppure il concetto di base è rimasto immutato: un sistema a pedali, la trasmissione a catena e le due ruote. Tutto qui.

La prima idea di bicicletta fu proprio di Leonardo da Vinci. Anche se attualmente l’attribuzione è controversa (sembra che il disegno in realtà fosse di un allievo) quello che interessa è che in quel periodo fosse già stato ideato un qualcosa che ha una somiglianza sorprendente con le biciclette attuali e si era appena al 1490. Erano già state previste le ruote dello stesso diametro ed il sistema di trasmissione a pedali e cinghia che ricalcava fedelmente il nostro concetto di catena. In quell’idea c’era già il concetto di rapporto e sviluppo metrico. Si tratta di cose ovvie per noi, ma assolutamente geniali allora. Per contro la bici di Leonardo (o comunque attribuita a lui) mancava completamente del concetto di sterzo.
Quei disegni rimasero lettera morta e furono anche perduti, tanto che alla loro riscoperta si sospettò anche che si trattasse di un falso.

Una ricostruzione della bicicletta di Leonardo. Qui con l’aggiunga di un improbabile sterzo

La prima realizzazione di un qualcosa che possiamo chiamare “bicicletta” dovette attendere qualcosa come trecento anni dai tempi di Leonardo da Vinci. Quelli che venne presentato come novità erano il celerifero di Sivrac e la draisina di Von Drais.
Occorreva puntare i piedi per terra per avere la locomozione e fu solo nel 1839 che venne l’idea di applicare i pedali. Il concetto di trasmissione era ancora lontano e il primo velocipede (così battezzato dal francese Michaux) aveva i pedali innestati direttamente sul mozzo anteriore.
Un grande aiuto intanto veniva dall’evoluzione tecnologica che migliorò molto le parti meccaniche. Un passo avanti notevole fu, in questo caso, l’introduzione del cuscinetto a sfere e la gomma piena. Il problema però era la velocità: con i pedali sul mozzo ad ogni giro di pedaliera corrispondeva un giro di ruota e il rapporto 1:1 non era certo vantaggioso.

Un cambio a bacchetta Campagnolo: una soluzione semplice e leggera, non senza difficoltà però.

Ragionandoci su venne in mente di aumentare la velocità non migliorando il rapporto giro di pedaliera – giro di ruota, ma aumentando la distanza percorsa dalla ruota stessa con un giro completo. Venne aumentata così la circonferenza della ruota motrice.
Quello che nacque nel 1870 era un grande biciclo, ultima evoluzione del velocipede. La ruota anteriore era di dimensioni enormi (alta quanto un uomo) e permetteva di viaggiare ad una velocità accettabile.
Il problema a questo punto era di ordine pratico e affatto trascurabile: salire in bici non era uno scherzo e il biciclo si rivelò ben presto piuttosto pericoloso. Il peso era fortemente sbilanciato sulla parte frontale del mezzo, il ciclista praticamente era seduto all’altezza del mozzo anteriore e nel caso la ruota si andasse ad impuntare in un solco sulla strada (le vie non erano confortevoli come le attuali) il ciclista veniva catapultato in avanti cadendo anche da una discreta altezza. Anche frenare si rivelò ben presto difficile, l’applicazione di un qualsiasi sistema frenante si rivelò ben presto pericolosa per i problemi di bilanciamento del biciclo.
Il successo comunque arrise al biciclo e nel 1880 si arrivò finalmente alla scoperta (o riscoperta?) della trasmissione a catena e del rapporto.

Negli anni successivi, nel 1888, l’arrivo del pneumatico di Dunlop risolse anche il problema di rendere confortevoli e pratiche le ruote tornate ad essere di piccole dimensioni. Sulle strade accidentate di allora fu un bel passo in avanti.
Anche lo scorrimento migliorò sensibilmente a causa del minore attrito garantito dalla gomma piena d’aria.

Bicicletta Fausto Coppi, Record dell'Ora (arch 28)
La bicicletta del Record dell’Ora di Fausto Coppi, stabilito nel 1942 (foto conc Museo del Ghisallo)

La bicicletta, così come la conosciamo oggi, era ormai nata e lo sviluppo di componentistica apposita portò via via la bicicletta al grande pubblico.
Da questo momento la storia diventa recente e lo studio sul mezzo a pedali ha portato a forme diverse capaci anche di sconvolgere totalmente il concetto di bici. La posizione in sella è variata e si è arrivati a sperimentare mezzi di forma insolita e avvenirstici.
La bici così come la intendiamo ha visto un migliorare costante della componentistica. La possibilità di cambiare rapporto fu un’evoluzione notevole. Dapprima occorreva girare la ruota per utilizzare il pignone posto dall’altra parte del mozzo, poi, con l’introduzione della ruota libera le biciclette si poterono adattare ad ogni percorso. Con questa soluzione il ciclista non ha dovuto più scendere dalla bici per cambiare rapporto anche se inizialmente i sistemi a stecca richiedevano di contropedalare per far scivolare la catena sugli altri ingranaggi e azionare un sistema di leve per tenere la giusta tensione della trasmissione.
Autentica innovazione fu il cambio utlizzato da Fausto Coppi. Il sistema a parallelogramma faceva muovere un deragliatore e un bilanciere a molla che spostavano la catena e, al tempo stesso, ne mantenevano la giusta tensione.
Era nata ormai la bicicletta moderna.

bici record francesco moser
La bicicletta del Record dell’Ora di Francesco Moser del 1984 segnò l’evoluzione verso l’aerodinamica nel ciclismo (foto conc. Museo del Ghisallo)

L’Europa è stata per buona parte del nostro secolo il punto centrale attorno al quale ha ruotato tutto il mondo delle due ruote. Era da qui che partivano le novità, da qui nascevano i campioni più forti e acclamati, e l’industria del Vecchio Continente, quella italiana in testa, ha realizzato le novità più ghiotte per un lungo lasso di tempo.
Ma questa situazione non poteva durare a lungo. Soprattutto quando in America ci si rese conto che con qualche modifica, la leggerissima bicicletta da strada poteva diventare un versatile mezzo fonte di divertimento sicuro.
Il boom della Bmx prima e della mountain bike dopo ha portato la fantasia d’oltreoceano anche dalle nostre parti, e se per la Bmx il cammino è stato incerto e poi interrotto, così non è stato per la sorella maggiore: la bici da montagna.
L’egemonia europea ha cominciato a trovare validi concorrenti anche nei produttori di componentistica, l’Oriente soprattutto, dove i bassi costi di manodopera, e l’alta specializzazione hanno portato alla realizzazione di parti altamente competitive sotto tutti gli aspetti. La ricerca di nuove soluzioni e la voglia di mettere in bici più persone possibili hanno portato alla realizzazione di biciclette ibride: un riassunto tra specialissima e mountain bike. Oltre all’evoluzione di quelle che una volta erano le semplici bici da passeggio. Citybike, touringbike, i nomi hanno proliferato, nella descrizione di biciclette adatte anche a chi non vuole farne un uso impegnativo. Parallelamente sono stati sviluppati componenti specifici per ottenere il massimo dal matrimonio di semplicità e ricerca tecnologica. Livelli altissimi sono stati raggiunti nell’elaborazione di biciclette da cronometro, quelle utilizzate in rare occasioni e solo nelle gare contro il tempo. Ma per i migliori risultati, considerata anche l’importanza, in queste prove, di poche frazioni di secondo, si è lavorato duramente per ottenere biciclette leggere, molto rigide e in grado di offrire una resistenza aerodinamica minima. Nelle bici da crono si ha solitamente un abbassamento della parte anteriore proprio per favorire la posizione del ciclista che offra la minore resistenza all’aria. Questo ha comportato la necessità di costruire telai con inclinazioni particolari (spesso scomode per pedalarci tante ore) e differenti diametri delle ruote. Il mondo delle competizioni è sempre stato un laboratorio di ricerca, in tutte le discipline sportive. Il bello del ciclismo è che con una spesa ragionevole (se rapportata ad uno stipendio medio) si può acquistare la stessa bicicletta utilizzata dai campioni più acclamati, con tutto il contenuto tecnologico che essa comprende.
Ma questo è l’inizio della nostra storia…

Tag: museostoria

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Iscrizione al Registro degli Operatori della Comunicazione con registrazione n° 35370 aggiornata 8 ottobre 2020.

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