
di Guido P. Rubino
8 mar 2021 – Potrebbe essere tutto in quell’esultanza irrefrenabile sul traguardo della Strade Bianche. Dove Mathieu Van Der Poel ha dato sfogo a tutta la sua gioia, come se fosse la prima volta di una vittoria importante.
Oppure basta riguardare quello scatto esagerato, in via Santa Caterina, roba da far imprecare i santi a tutti gli altri. Perché ci è arrivato mica in compagnia da poco: il campione del mondo in carica e un vincitore del Tour de France.
Ma parlare di Strade Bianche riferendosi “solo” all’aspetto agonistico significa raccontarla a metà, allo stesso identico modo di come sarebbe se parlassimo solo del paesaggio.
Nella Strade Bianche, prima vera classica di primavera a prescindere dal tempo, un aspetto è conseguenza dell’altro e nel suo svolgersi vive il trionfo dell’Italia nella sua bellezza di storia, paesaggio e cultura.
Ecco perché già nel 2007, pur intuendone solo i contorni, avevamo già parlato di Classica. Non solo noi, ci mancherebbe, ma alla prima edizione poteva sembrare azzardato. Invece è stata un trionfo sin da subito. Anche a dispetto degli organizzatori che, a dire il vero, un po’ erano preoccupati che i corridori potessero non gradire. A che pro’ andare a rovinare le biciclette, rischiare di cadere e farsi male, per correre su strade che avevamo già lasciato indietro, nella storia?
Invece proprio i corridori ciclisti ne hanno visto subito la grandezza e hanno fatto la fila per parteciparvi. È storia che le squadre si trovarono subito più richieste di partecipazione dei posti disponibili al via.
Un trionfo per le corse italiane, anche se gli italiani si sono visti poco. Un trionfo voluto quasi per gioco da quell’Eroica che è nata e prospera da un’idea di ciclismo antico e di cui, ancora non esplosa ai livelli attuali, lo stesso Giancarlo Brocci, l’ideatore, ne suggerì una versione per corridori professionisti.
Sì, era un pazzo Brocci con quell’idea, un artista controcorrente, che all’inizio viene pure deriso, ma impossibile da ignorare. Tanto più quando la cosa ha preso piede subito, iniziando a piacere. Al punto che si è arrivati a preferirla alla Parigi Nizza: quanti campioni c’erano in Toscana? Quanti ce ne sono alla Parigi Nizza? Di sicuro questa corsa ha tolto molto alla pur classica partenza della stagione francese.
Chi ha detto che le corse italiane siano succubi delle francesi? Prendiamo spunto e idee. In quindici anni di corsa questa classica è già davanti. E lo spettacolo dell’ultima edizione sarà difficilmente eguagliabile da altre classiche che vantano una storia anagrafica decisamente più spessa.
Ora dobbiamo fare attenzione a valorizzarla, farla crescere. Sembra facile adesso, ma la storia del ciclismo è fatta anche di classiche importanti che si sono perdute rinnegando la propria storia. E la Strade Bianche porterà sempre in sé il gene dell’Eroica. Peccato non leggerla per logiche commerciali che non dovrebbero aver senso.















































