Quando i dati arrivano dai misuratori di potenza, spesso aiutano a capire meglio ciò che gli occhi hanno già visto: un dominio quasi irreale. Alla Strade Bianche 2026 Tadej Pogacar non si è limitato a vincere. Ha semplicemente portato più in alto il livello di quello che sembra possibile nel ciclismo moderno.
Il campione sloveno ha percorso, secondo i dati di Velon, gli ultimi 80 chilometri di gara con una media di 380 watt. Un numero che, già da solo, spiega molto della sua superiorità. Ma diventa ancora più impressionante se confrontato con il passato recente: nelle edizioni 2024 e 2025 la sua media nello stesso tratto era stata di circa 340 watt. In pratica quaranta watt in più su uno sforzo lunghissimo e su strade sterrate.
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Il risultato è stata una delle azioni più devastanti viste negli ultimi anni nelle classiche. Pogacar ha attaccato a quasi ottanta chilometri dall’arrivo e ha completato l’assolo fino a Siena, conquistando la quarta vittoria nella corsa toscana e firmando l’ennesima dimostrazione di forza della sua carriera.
Chi segue il ciclismo moderno sa che i numeri dello sloveno non sono una sorpresa. Negli ultimi anni Pogacar ha già mostrato valori fuori scala, come spiegato anche analizzando le sue prestazioni al Lombardia o i picchi di potenza in salita che superano i 7 watt per chilo nelle accelerazioni decisive. Numeri che ormai sono diventati quasi la sua normalità.
La caccia di Seixas
Se l’impresa di Pogacar racconta il presente, dietro di lui si intravede anche un possibile futuro. Ed è quello rappresentato da Paul Seixas, diciannove anni appena.
Il francese ha inseguito per 77,4 chilometri nel tentativo di limitare il distacco dal campione del mondo. I suoi dati raccontano bene la dimensione dello sforzo:
- tempo di inseguimento: 1h56’08’’
- velocità media: 39,8 km/h
- velocità massima: 88,9 km/h
- potenza media: 330 watt
- potenza massima: 930 watt

Sono numeri che, presi da soli, definirebbero una prestazione eccezionale. Ma la prospettiva cambia se messi accanto ai dati di Pogacar: anche un talento emergente come Seixas, capace di spingere 330 watt di media per quasi due ore, resta comunque dietro di circa 50 watt rispetto al ritmo dell’attacco decisivo dello sloveno.
Eppure, proprio qui sta il dato più interessante della giornata: a diciannove anni Seixas è già in grado di produrre numeri da ciclismo di vertice. Non a caso molti addetti ai lavori lo indicano come uno dei talenti più promettenti della nuova generazione.
L’asticella continua a salire
Le Strade Bianche sono diventate negli anni il laboratorio perfetto per misurare quanto il ciclismo stia evolvendo. Le azioni da lontano, le potenze sostenute per lunghi tratti e la capacità di tenere velocità altissime sugli sterrati sono ormai la norma.
In questo scenario Pogacar sembra giocare un campionato a parte. I suoi numeri non solo restano altissimi, ma continuano a crescere anno dopo anno.
E mentre lo sloveno ridefinisce i limiti della prestazione, dietro di lui qualcuno inizia già a provarci. Seixas, per esempio.
Per ora la distanza è ancora grande. Ma se il ciclismo insegna qualcosa, è che i numeri di oggi diventano spesso il punto di partenza di quelli di domani.







































Ben detto: l’asticella continua a salire.
Eddy Merckx ha vinto più di 500 corse (contavano anche i circuiti) e nessuno mette in dubbio la sua grandezza. Pogacar ne ha vinte 104 ed una gran quantità di “esperti pieni di dubbi” e “perplessi ricchi di conoscenze” si chiede come possa vincere a questo modo: se facciamo un raffronto sicuramente non possiamo dire che sia già spremuto ma, molto semplicemente, dobbiamo ammettere che è il più forte. Se alle sue doti aggiungiamo poi anche le possibilità di avere i migliori materiali e tutte le innovazioni possibili in termini di ricerca sull’alimentazione e sulla preparazione……rimangono da raccogliere solo le briciole.