Gentile Direttore, buonasera, sono un ciclista da tanti anni con tante gare e esperienze positive ma anche negative alle spalle, prima di dedicarmi alle randonnée quindi tante ore nella strada di giorno e di notte quasi sempre da solo al max. In due/tre. La mia filosofia è quella del rispetto delle regole e anche tra gli automobilisti ci sono tanti che lo fanno. Poi come vedo ci sono persone che sia essi in auto o in moto oppure in bici sono degli emeriti D……enti morale del discorso tali persone hanno problemi nel vivere in una società dove ci sono delle regole e si vede i risultati. Saluti
Mauro Cappelli
Gentile Redazione,
mio malgrado abito in alta collina del Savio,
la strada che devo percorrere per recarmi in paese è una provinciale della larghezza variabile dai 3,5 ai 4,0 metri.
Detto questo mi ritrovo nella condizione che, quando scendo in paese devo stare attento perché mi capita che spesso e volentieri ho dei ciclisti che mi pressano nei tratti dove le curve non permettono un’andatura da pista, poi appena c’è un po’ di rettilineo vengo sorpassato a velocità da paura.
Ho seguito a volte questi irresponsabili che raggiungono la velocità di 80 / 90 chilometri orari.
Viceversa al ritorno mi ritrovo a dovere andare a passo d’uomo o quasi perché non riesco a superare i ciclisti, spesso appaiati, se poi mi azzardo a dare un colpo di clacson e’ facile che venga mandato a quel paese.
Ora io mi chiedo in questi casi dove sta il buon senso e cosa dice il codice della strada in merito?
Grazie.
Claudio Versari
Gentile Direttore, ho fatto per trent’anni il conducente di autobus del servizio extraurbano di Varese e sono riuscito a non danneggiare, per perizia e fortuna, nessuno dei NON POCHI ciclisti zizaganti (le bici da corsa sono rigide per andare veloci e sentono tutte le asperità, non solo le buche)che ho dovuto superare, cosa non facile perché i ciclisti non hanno specchi retrovisori(devono andare veloci),a differenza di quelle bici urbane che servono a spostarsi in città con beneficio di tutti. Parliamo di codice della strada: i ciclisti sportivi non hanno segnalatori acustici OMOLOGATI, né catadiottri sulle ruote e i pedali(ci sono gallerie sulle strade extraurbane),cose che il famoso codice prescrive, l’illuminazione della bici non serve solo a renderla visibile ma consente al ciclista anche di vedere(le famose gallerie),e proprio per ciò devono essere OMOLOGATE. Le biciclette da corsa sono tutte prive di caratteristiche necessarie alla loro OMOLOGAZIONE. Ma c’è il commercio, gli affari, bici costosissime e costosissimi capi tecnici. A Varese il ciclismo sportivo è una Lobby. A Ferrara, dove sono nato, la bici è un mezzo per spostarsi. Le piste ciclabili in Italia sono quasi tutte ciclopedonali, permettono ai ciclisti di non essere costretti a percorrerle. In Belgio o in Olanda i ciclisti sono obbligati a percorrerle, perciò i professionisti vengono ad allenarsi più a sud. Per concludere in Italia si chiude un occhio sul codice della strada quando ci sono in ballo i ciclisti sportivi, non le biciclette in genere, e se ne apre uno gigantesco su tutti quelli che si lamentano come le fossero aggressivi automobilisti o camionisti che vogliono la strada tutta per loro. Saluti.
Aldo Storaci
Le lettere sul tema non accennano a diminuire e riusciamo a dare voce solo ad alcune tra le più significative. Leggendole tutte, però, mi viene in mente un paio di pensieri. Il primo: ci vuole più pazienza da parte di tutti. Il secondo: assumersi certi rischi in bicicletta non migliora l’allenamento. Se proprio vogliamo imitare i professionisti del ciclismo, conviene tenere conto che in allenamento sono disciplinati e attenti al traffico molto più di tante testimonianze che arrivano qui e di cui si trova riscontro quotidianamente.
Inoltre, ci si allena più in salita che a fare discese folli in strade aperte al traffico.
L’esortazione ad avere mezzi conformi al Codice della Strada ok, e devo dire che ormai, con tanti accessori, le bici sono sempre più in regola. Ma non è avere un campanello efficiente sulla bici che fa la strada più sicura.
NB: a scanso di equivoci, la foto di apertura è d’archivio e simbolica e scattata durante una competizione


































