“Strade nere” è un libro che nasce da una rivelazione. Marco Pastonesi, l’autore, la colloca in un punto preciso: l’arrivo della tappa Boromo–Koudougou del Tour du Faso, quando tre corridori africani, staccati di quasi dieci minuti, lottano comunque per un settantaduesimo posto. In quell’attimo, nella polvere rossa, Pastonesi capisce che lì, in quelle strade, c’è un ciclismo diverso. Più povero, più vulnerabile, più vero. Ed è da lì che parte la sua esplorazione.
Il libro mette insieme storie africane e storie di ciclismo, ma soprattutto racconta persone: corridori sconosciuti, meccanici improvvisati, bambini che corrono dietro alle biciclette come fossero promesse, personaggi che vivono il ciclismo non come sport, ma come destino. C’è un’umanità che emerge più forte della tecnica, un’epica che nasce dalla mancanza, non dalla prestazione.
Un momento magico a Rivanazzano Terme
Al teatro di Rivanazzano Pastonesi è a suo agio, in effetti la sua voce e il suo raccontare si incastonano perfettamente su un palco che fa concentrare sul personaggio e i suoi modi mentre costruisce il mondo di quel ciclismo che racconta attorno al suo pubblico. Un mondo fatto di umanità intensa, divertente, dura, furba, vera.
Pastonesi segue piste rosse come campi da tennis, strade dritte come fucilate, arrivi caotici dove si mescolano polvere, sudore e una folla che applaude senza sapere chi ha vinto. Racconta biciclette riciclate, arrivate in container dall’Italia, senza pezzi di ricambio. Racconta corridori che frenano con i piedi perché i freni non ci sono più. Racconta uomini che crollano, si rialzano e ripartono, sbagliando direzione, come Abdel Kader Zaaf, ubriacato dal caldo o forse da una borraccia maledetta, fino a ripartire verso la partenza invece che verso il traguardo.
Coppi in Africa
In “Strade nere” c’è anche la memoria di Coppi in Africa, di quella corsa a Ouagadougou.
E poi ci sono le storie italiane, di africani in Italia: come il camerunese che al Giro delle Regioni arriva talmente staccato da non accorgersi di aver tagliato il traguardo, prosegue oltre, si ritrova per errore dentro la Gran Fondo della Versilia, viene premiato come “l’atleta venuto da più lontano” e torna a casa con una coppa, un cappellino… e un salame che non avrebbe neanche potuto toccare, in quanto musulmano.

Pastonesi ci porta anche dentro alle corse che ha vissuto: il Tour du Faso, il Giro del Ruanda, le pedalate in Mali, le strade sudafricane della “Pick’n Pay Argus” con trentacinquemila iscritti. E ci ricorda che in Africa la bicicletta non è soltanto sport: è lavoro, è trasporto, è sopravvivenza. È un mezzo che cambia la vita.
Aneddoti antichi e moderni
Dentro il libro scorre anche la genealogia del ciclismo moderno: le radici americane della mountain bike, le storie di pionieri come Tom Ritchey e Gary Fisher, ragazzi che costruivano ruote e telai prima ancora di finire la scuola. Pastonesi mette tutto sullo stesso piano: la storia “alta” e quella “minuta”, i campioni e i dimenticati, la tecnologia e la polvere. Perché tutte queste vicende, messe insieme, raccontano qualcosa della bicicletta: della sua capacità di unire, di farti incontrare il mondo, di tirare fuori storie che nessun altro sport saprebbe generare.
“Strade nere” è questo: un viaggio dentro un ciclismo che non entra nella statistica ma che resta nella memoria. Un libro fatto di polvere, cadute, risate, incidenti, ripartenze. Un libro che celebra la vulnerabilità, la dignità e la bellezza del pedalare quando tutto sembra andare contro.
Un invito a guardare il ciclismo e alla sua storia, perfettamente presentato insieme al libro di Luciana Rota, “Fausto, il mio Coppi” di cui avevamo già parlato qui e con le belle musiche di Barbara Bonasera e Guido Rota per creare l’atmosfera giusta che racconta una storia di ciclismo e di umanità.
Scheda libro
- Editore: Ediciclo
- Anno di uscita: 2025
- formato: confezione brossura fresata
- lingua: italiano
- pagine: 160
- ISBN: 9788865499382
- Prezzo: 16,00 euro

































