Nel giudicare, nel bene o nel male, la decisione di neutralizzare i tempi nella tappa di Napoli, bisogna innanzitutto capire la situazione. E la situazione non era quella di una semplice pioggia durante la corsa.
Quell’asfalto più scivoloso?
Contrariamente a quanto pensano in molti, l’asfalto non è più scivoloso quando piove forte, ma quando cade una leggera pioggerella che bagna senza pulire. Pulire cosa? Lo sporco lasciato dai tubi di scarico, dagli olii, da tutto ciò che non vediamo ma che, nonostante le varie normative Euro 5, Euro 6 e compagnia bella, si deposita sull’asfalto. Finché è asciutto abbiamo grip. Quando piove forte, paradossalmente, l’acqua pulisce e il fondo – pur bagnato – torna ad avere una sua coerenza. Ma quando piove poco e in modo irregolare, si crea un mix micidiale: acqua, olio e gomma delle auto. Tutto insieme: dinamite.
Se poi aggiungiamo che in zone di mare l’asfalto è reso ancora più liscio dall’aria salmastra, si capisce perché a Napoli, in certi tratti, il gruppo stava pedalando letteralmente sul ghiaccio.
Si cade anche in rettilineo
Cosa succede in queste condizioni? Si cade anche in rettilineo. Non serve toccare i freni, come qualcuno ha detto in telecronaca. Basta un avvallamento, una minima perdita d’equilibrio e la bici ti sparisce da sotto. E quando si cade così, le parti del corpo che finiscono a terra sono quasi sempre le stesse: anca e gomito. Fratturarsi è un attimo. E per chi sta dietro, è un inferno: se frena cade, se non frena cade. Non c’è via d’uscita.
Evitabile? Ma non è un problema solo del sud
Era una situazione evitabile? No. Non prevedibile. Personalmente ho vissuto situazioni simili in gruppo, e non c’è alcun preavviso. Il problema viene da ciò che non vedi: l’inquinamento da traffico. Ricordo una caduta di almeno 50 corridori in una rotonda in Germania. E un episodio simile in gara in Polonia. Non te lo aspetti. Vedi la gente iniziare a cadere e capisci che non puoi fare niente. Se perdi lucidità anche solo per un secondo e tocchi i freni, ti ritrovi a rotolare sull’asfalto.
Cosa può fare la tecnologia?
Si può migliorare con la tecnologia delle bici? No. Le gomme larghe o sgonfie servono a poco in queste condizioni. Cadi con un tubolare da 21 millimetri gonfiato a 9 bar, come cadi con un tubeless da 30 millimetri a 4 bar. Anzi, spesso con una superficie più ampia la poca aderenza si disperde e si scivola ancora di più.
In una situazione così, io ho davvero apprezzato la neutralizzazione. Perché so cosa vuol dire. L’ho vissuto. So che in certi momenti si pedala con la sensazione di giocarsi la vita. E nessuna gara vale un bacino rotto e mesi in ospedale.
L’unica vera soluzione? Usare meno l’automobile e il trasporto su gomma. Ma lì si entra in un discorso molto più ampio. Un discorso in cui la bici, forse, potrebbe persino salvare il pianeta.


































