Gentile Direttore,
in merito all’incertezza normativa sull’uso delle strisce pedonali da parte di ciclisti in sella, oggetto del botta e risposta in cui si auspica un giusto chiarimento normativo, credo che l’interpretazione della norma debba prioritariamente tener conto dello scopo della stessa, ossia il fattore sicurezza (di tutti, quindi anche di chi guida il mezzo che deve fermarsi alle strisce).
Nell’apportare adeguamenti non si dovrebbero prioritariamente tenere in considerazione la destinazione e l’uso degli spazi ai vari utenti destinati (strisce “per i pedoni” ) né tantomeno il problema dell’intralcio, che pure ha una sua rilevanza.
Bensì dovrebbe divenire chiaro che ciclisti in sella non possono fare uso delle strisce dedicate ai soli pedoni poiché la velocità di approccio e transito di costoro sul passaggio è diversa e imprevedibile rispetto a quella di un pedone e ciò può aumentare enormemente il rischio di incidente.
Si consideri inoltre che il ciclista che attraversa senza scendere lo fa per non perdere tempo (se si fermasse potrebbe anche scendere) quindi in genere attraversa in velocità e questo passaggio improvviso può togliere il tempo di reazione a chi dovrebbe fermarsi.
Ciò vale anche per i pedoni che attraversano in corsa gettandosi sulle strisce dal marciapiede, infatti credo che una norma salvifica dovrebbe imporre a tutti di attraversare dopo aver contato fino a cinque.
In presenza di piste ciclabili che attraversino strade o incroci e in presenza di attraversamenti che oltre alle strisce pedonali rechino anche i quadrotti per ciclisti, gli automobilisti sanno di dover usare maggiore cautela per il possibile attraversamento di un mezzo più veloce di un pedone, ma sugli attraversamenti pedonali questo automatismo non scatta anche perché in alcuni punti le strisce sono così frequenti che una diversa condotta bloccherebbe il traffico.
Concludo dicendo che, nel normare, si dovrebbe mantenere aderenza allo spirito motivante (che facilità anche ogni interpretazione), senza perdersi in altri rivoli, per i seguire i quali spesso si finisce per andare addirittura contro allo scopo primario.
Cordiali saluti
D. Cecchi
Sì, ci vuole un chiarimento. Spero che arrivi presto e senza tenere conto delle fazioni che si vedono anche qui in troppi commenti. Una cosa nominata poco, in tante discussioni, è l’approccio dei veicoli alle strisce pedonali. Personalmente io tutti questi pedoni che si gettano sulle strisce pedonali non li vedo, vedo però tante automobili che passano a velocità eccessiva. E dove ci sono strisce pedonali si dovrebbe anche rallentare. A commento dell’ennesimo incidente su un attraversamento ho letto un appunto che trovo molto reale: “se ti sembra che il pedone si butti sulle strisce è perché stai andando troppo veloce”. Difficile dargli torto ed è anche esperienza quotidiana, almeno mia, quando mi trovo ad attraversare la strada.
Per le biciclette potrebbe essere la stessa cosa. L’interpretazione data dall’avvocato Balconi, e riportata in una lettera precedente, si rifà proprio all’atteggiamento che il ciclista dovrebbe tenere, secondo quella interpretazione, comportandosi come un pedone. Quindi niente tuffi sulle strisce a velocità elevata. E in determinate condizioni – anche lì si ammette – a piedi.
Direi che sarebbe pure sufficiente e il comun denominatore è il buon senso.






































Sarebbe utile in alcuni attraversamenti ciclabili più pericolosi, tipo scarsa visibilità, che venissero installati dei semafori per la auto che scattano quando sopraggiunge il ciclista, li ho visti sulla Peschiera-mantova, che però non erano ancora in funzione, ma credo sarebbero molto utili.