Sono biciclette messe in produzione per le regole UCI, che impediscono all’ atleta di usare un prototipo non prodotto in serie. Ma la domanda supera incredibilmente l’ offerta.
Alberto Pagani (via Facebook)
Il lettore ha centrato uno dei problemi. Il ciclismo è, praticamente unico sport, a mettere in vendita materiali tecnici identici a quelli utilizzati dagli atleti professionisti. Al di là della frustrazione di prezzi fuori misura c’è da chiedersi quanto effettivamente ci occorra una bici da professionista, al di là del piacere di pedalare su un modello così speciale che, in definitiva, spesso non è l’ideale per i comuni mortali. Mi ritrovo nell’esempio che mi faceva un esperto di sci: “guarda che la Brignone – tanto per dire un nome famoso – mica usa gli sci da gara se va a farsi una sciata con gli amici”.
Ora, senza impelagarci in paragoni che hanno senz’altro dei limiti, la questione fa riflettere. E anche le aziende, oltre le biciclette che devono mettere in vendita (e che vendono eccome!) spesso hanno modelli simili a quelli di vertice, in catalogo, ma meno esasperati. L’esempio della nuova Monza, di Factor, è un esempio di questa idea.
Difficile però centrare il problema. Se sono disponibili sul mercato certe biciclette, come si fa a non desiderarle?

































