Le ha aspettate tutte, ad una ad una. A braccia aperte, con le lacrime agli occhi e il volto segnato dalla fatica, ma pieno di gioia. Karlijn Swinkels ha vinto la sua prima prova World Tour a Cittiglio. E dopo il traguardo ha atteso le sue compagne di squadra del team Uae per condividere gioia e abbracci. Ѐ questo il fotogramma più emozionante di un’edizione del Trofeo Alfredo Binda che molti ricorderanno per il vento gelido e la neve che ha condizionate pesantemente le ore precedenti la corsa, tanto che gli organizzatori hanno dovuto modificare il percorso all’ultimo momento, per problemi di sicurezza sulle strade. Modifiche che però hanno scombinato piani e progetti delle favorite della vigilia.

Tuttavia, non ha visto una qualsiasi, ma un’atleta di prima fascia che ha trovato finalmente il giorno perfetto per andare a segno. Karlijn è un’atleta del nostro tempo, spigliata, moderna, che parla quattro lingue, preparata tecnicamente e colta. L’olandese di 28 anni si è esaltata al vento che somigliava molto a quello delle classiche del Nord, andando in fuga e battendo la connazionale Anna Van Der Breggen e la norvegese Mie Ottestad. E si gode un trofeo che nel mondo del ciclismo femminile è davvero speciale: la gara di Cittiglio è da decenni “la” classica tutta loro, perché non esiste un trofeo Binda maschile ed è nata prima di tutte le gare femminili nate all’ombra delle classiche maschili in nome di una parità di genere che, seppur legittima, a volte rischia di diventare un’ossessione degli organizzatori delle corse ciclistiche. Questo suo essere soltanto loro, fa del trofeo Binda un traguardo molto ambito da tutte le migliori atlete del mondo. Tuttavia, il ciclismo femminile di vertice ha ancora un elemento che il ciclismo maschile sta perdendo: l’imprevedibilità. E questo si traduce in spettacolo. Ci aspettavamo un assolo di Elisa Longo Borghini o un exploit di Lotte Kopecky e invece ha vinto un’altra atleta di prima fascia, poco conosciuta in Italia (anche se ha gareggiato qualche stagione con squadre italiane), ma con pieno merito e con una gara di assoluto valore, andando in fuga e gestendo molto bene tatticamente il finale.

Una vittoria anche per gli organizzatori
Il sorriso e gli abbracci di Karlijn Swinkels sono l’epilogo di un evento che è da sempre in equilibrio tra passato e futuro, in un contesto che spesso è complicato da imprevisti climatici e non solo. Anche quest’anno, tuttavia, la Cycling Sport Promotion di Mario Minervino l’ha portata a casa: una vittoria parallela a quella della Swinkels, nonostante il limite della neve, il vento gelido che scendeva dalla Svizzera, le piante cadute sul percorso la notte prima. Ed è l’ennesimo successo figlio della passione: perché solo una grande passione giustifica la costanza e la tenacia di Mario Minervino che da decenni insiste e promuove il suo territorio, quello del Varesotto e del Lago Maggiore, non soltanto con una classica internazionale, ma anche con una gara internazionale riservata alle ragazze più giovani, le Junior: un vero mondiale giovanile di fine inverno. E quest’anno, più di altre volte, il successo di Matilde Rossignoli, campionessa italiana di categoria, ha ancora più valore se consideriamo che le più giovani hanno gareggiato al mattino in condizioni ambientali e di vento molto difficili.

Una gara che dura tutto l’anno
Torniamo però all’idea vincente di Mario Minervino, l’organizzatore, che da decenni insiste e promuove una gara che porta con sé anche un impegno di promozione del territorio e della bicicletta. Un’idea inclusiva, che promuove la sicurezza nelle scuole e spinge il ciclismo femminile in contesti insoliti e moderni, che vanno oltre gli immancabili riti della gara di Cittiglio, dalla sfilata della banda musicale, alla passerella dei politici, dai panini con le salamelle a bordo strada alla voce di Alessandro Brambilla, lo speaker ufficiale praticamente da sempre e che mette a dura prova gli altoparlanti del rettilineo d’arrivo. Dalle radioline agli smartphone, dall’elicottero della Rai ai droni delle dirette streaming, tra passato, presente e futuro di un ciclismo che, seppur sempre più tecnologico, regala sempre pezzetti di umanità che rendono questo sport autentico. Autentico come quell’abbraccio di Karlijn Swinkels alle compagne di squadra, il suo grazie commosso per chi ha creduto nella sua impresa, sacrificando ambizioni personali per un successo di squadra. Ecco in un’immagine il senso della fatica in bicicletta, quello che non cambia mai.












































